Rintracciati i social manager dell’omofobia di Melegatti

Dopo aver inciampato nei biscotti di Barilla, l’omofobia si schianta nel morbido del pandoro Melegatti. Il marchio in questione, dalla sua pagina social sussurrava morbidamente tra le lenzuola un “ama il tuo prossimo come te stesso, basta che sia figo e dell’altro sesso”. Poi aggiustato in circa un’ora con un politacally correct “ama il tuo prossimo come te stesso, basta che sia figo e del sesso che vuoi”.

Ok, è passata una settimana, ma dove sono ora i responsabili?

Il creativo e il social manager che ha autorizzato sono già stati spediti a fare i promoter nell’unico supermercato di Narsarsuaq, Groenlandia, tre dipendenti su due turni, grande come il fruttivendolo all’angolo qui da noi, senza vetrine perché con le bufere  a meno 20 disperderebbero troppo calore. L’invio è particolarmente azzeccato, perché a  Narsarsuaq il pandoro ha seri problemi a penetrare. Tutta colpa della difficoltà di comunicare la ragione per cui in Italia preferiamo il burro al grasso di foca. I groenlandesi se ne strafregano di chi va a a letto con chi, ma non tollerano che i grassi si confondano.

Il nuovo creativo di base in Italia è stato invece prontamente assoldato grazie a uno scambio culturale con una facoltà di matematica a caso – il venerdì pomeriggio a lettere non c’era nessuno! – e ha dovuto rinunciare alla rima perché non era caricata a sistema. Resta il fatto che ha lasciato la parola “figo”, escludendo di botto i non vanitosi e quelli ben coscienti di non appartenere alla percentuale non attraente del pianeta, anche se mangia pandoro.

Morale: una svista – ci mancherebbe – può capitare a tutti. Che sia svista anche ai piani alti, un po’meno. Il peccato, quello vero, che ferisce la mia gola prima ancora che il mio cuore, è che l’amaro dell’omofobia questa volta ha sfiorato il dolce più buono dell’anno. nel frattempo, auguri a tutti i groenlandesi.

Nel pomeriggio, però, dopo una mattina di bufera di quelle che neanche in Groenlandia, dalla pagina facebook di Melegatti – conosciuta anche come “bollettino del pandoro”- arrivano dichiarazioni che aggiustano il tiro:

Con riferimento al post di questa mattina, Melegatti S.p.A. chiarisce che la gestione della comunicazione sui social è affidata ad un’agenzia esterna che ha pubblicato senza autorizzazione da parte dell’Azienda.
Melegatti S.p.A. si dissocia dall’operato di tale agenzia che ovviamente è stata sollevata dall’incarico e si scusa formalmente con chiunque si sia sentito offeso dal contenuto.
Da 121 anni Melegatti è per tutti.

Non credo sia tutta una montatura, nonostante qualcuno ne abbia paventato la possibilità. Melegatti è un marchio di un certo tipo e il suo management, nonostante l’inciampo, non si affiderebbe a colpi di questo rischio. Credetemi, non conviene, lo dimostrano i casi – e i budget – aziendali. In parecchi sanno bene che la ferita di Barilla ci ha messo un po’ a cicatrizzarsi. Giovanardi non mangia il Pan di stelle, così come Alfano, con quella faccia perennemente ingrugnita, non ci incozza col pandoro.

Non solo. Al sottoscritto è anche arrivata una lettera con le scuse personali dell’AD di Melegatti Gianluca Cazzulo. Personali, capite?

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Evidentemente non tutti i manager sono di plastica. Alcuni sono di pandoro e al pandoro non si dice mai di no. Scuse accettate 🙂 e che l’Avvento abbia inizio, che si condivida o no l’atmosfera del 25 dicembre, il pandoro non può aspettare, dai.

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