Chi se ne frega degli incendi dall’altra parte del mondo?

Incendi di vaste proporzioni stanno incenerendo le foreste primordiali della Tasmania, il fuoco si sta mangiando interi boschi primordiali. Guardo il mappamondo, scopro che è proprio dall’altra parte del globo, tiro un sospiro di sollievo. Chissene? Poi, non ci hanno sempre detto che il fuoco non doloso che si mangia un bosco, fa parte della natura? Le fiamme svolgono un ruolo chiave di rinnovamento in un ecosistema e tiro pure un sospiro di sollievo.

Perché allora molti media di tutto il mondo se ne stanno occupando?

Tempo, carta e byte da sprecare? Non proprio, per un po’ di ragioni. La prima, più importante per la nostra esistenza perché in grado di influenzarla, è legata al fatto che quando brucia un bosco non brucia solo della materia che rilascia anidride carbonica ma va in fumo lo stesso meccanismo che trasforma l’anidride carbonica in ossigeno. È come se di un orologio meccanico non rompessimo il cinturino (sostituibile) ma togliessimo uno degli ingranaggi per la ricarica e lo buttassimo. Le lancette andrebbero avanti, ma solo fino a un certo punto, forse non lasciandoci abbastanza tempo per rifabbricare un nuovo ingranaggio di ricambio. E non stiamo ancora parlando delle implicazioni legate alla minaccia dell’incolumità umana e al rilascio di sostanze intossicanti per la salute che in effetti – quelle sì – possono essere legate alla prossimità all’evento. Nel caso della Tasmania, ma potremmo tranquillamente aggiungere anche esempi di foreste europee e di altri continenti, siamo costretti ad ammettere che il fuoco si sta mangiando non solo una parte del patrimonio forestale ma anche quello del patrimonio culturale. Gli alberi millenari della Tasmania sono un esempio della foresta primordiale e, riporta il Guardian, non sono in grado di rinnovarsi, almeno non in tempi misurabili con una o due generazioni umane.

Purtroppo, il tutto è un indice – l’ennesimo – del cambiamento climatico. Le variazioni di umidità e le drastiche modifiche delle aree di precipitazioni fanno sì che le foreste diventino facile preda del fuoco, che avanza senza problemi in un bosco senza più difese. Dov’è l’aggravante? Non bastavano i fuochi dolosi delle foreste del Brasile, ora è la natura che non riesce più a far fronte al fuoco innescato in modo accidentale.

Perdonate il gioco di parole, ma non vorrei che non ci accorgessimo in tempo di non avere più tempo per aspettare di veder ricrescere un nuovo albero dopo che sarà andato in fumo l’ultimo. Ecco perché mi preoccupo per quel filo di fumo che si sta alzando dall’altra parte del mio mappamondo.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

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