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Un libro, se vi va, per capire la natura

Tra un libro e l’altro, al Pisa Book Festival 2016 non sono mancati i colori del paesaggio tra racconti di mare, storie di montagna e sguardi alla campagna espressamente rivolti ai bambini. Tra le tante promesse prereferendarie, almeno la letteratura ci lascia qualche certezza.

Mauro Corona racconta il suo nuovo romanzo La via del sole allontanandosi dai canoni per i quali lo conosciamo. Un giovane ingegnere ha tutto dalla vita, ma non basta. Nessuno è tanto annoiato quanto un ricco, sostiene lo scrittore citando il poeta Brodskij. Così il protagonista rinuncia al superfluo per ritirarsi su una montagna e scoprire che non tutto si può comprare.

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Corona invita a liberarsi dal superfluo per concentrarsi sull’essenziale. È un libro – afferma l’autore – nato per autocritica in una giornata dalla luce pallida dello scorso gennaio. Ha inseguito il sole per un giorno e quando è tramontato ne voleva ancora, di più. Non gli bastava nonostante le ore precedenti. La lezione è per quando ci sentiamo drogati dal non accontentarci, esattamente come quando facciamo il gioco dei signori del marketing che ci vogliono in overdose di oggetti e non riusciamo a fermarci dal volerne di nuovi.

Avete presente le file per l’ultimo cellulare appena uscito? Ecco! È questa fame che ci fa provocare disastri e spesso ci rende infelici. Il rampollo protagonista scopre che, una volta tra i monti dove finalmente può dedicarsi – senza preoccupazioni – unicamente alla contemplazione della palla infuocata che attraversa il cielo, le ore di luce a sua disposizione non gli bastano più e inizia a far abbattere le montagne che gli fanno ombra. Lezione durissima da uno scrittore che arriva da una valle, quella del Vajont, dove una società energivora e cieca si è macchiata del delitto di 2000 persone.

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Björn Larsson è il papà della bellissima storia del pirata Long John Silver. Nell’intervista ci lancia anche uno scoop made in Napoli. Se lo abbiamo amato nei racconti del fuorilegge che, ritiratosi tra le baie del Madagascar, traccia un bilancio della sua vita, se ci ha incantato con il capitolo aggiuntivo, ora l’autore torna ad affascinarci con una raccolta dedicata al mare attraverso le parole di Conrad, Maupassant, Cristoforo Colombo e molti altri.

Larsson conosce molto bene la materia, e non solo perché vive buona parte del suo tempo su una barca a vela. In Raccontare il mare usa tutta la capacità di romanziere e di fine paesaggista per tracciare quella cornice dell’anima che il regno di Nettuno rappresenta per ognuno di noi. Se amate le grandi distese blu, il rumore delle onde e i battiti d’ala dei gabbiani sopra di voi, questo è un saggio da non perdere. Magari in abbinata a Long John, casomai non lo aveste ancora letto. O vi andasse di riscoprirlo.

C’è un’appendice campagnola dedicata all’infanzia che ho apprezzato nel panorama del Book Festival. Lo spaventagente è una fiaba scritta da Davide Mazzocco e illustrata da Paula Dias con immagini dal sapore di bozzetto cinematografico che fanno di ogni tavola un quadro.

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Con i punti di vista di un corvo e la narrazione in rima, il tema della guerra tra gli spazi chiusi (del contadino) e quelli aperti senza confini (dei volatili) riveste un’attualità pazzesca. Ci vedo la volontà di chi alza barriere come se la natura si potesse fermare. La battaglia ha una sola soluzione sensata, però, come sempre: quella di non combatterla e avere il coraggio di fare un passo indietro. Se vi sembra che questa storia abbia il sapore di una lezione di umanità, non siete lontani. La confezione portagiochi fatta a tubo e riciclabile è un valore aggiunto per un’opera dedicata all’infanzia e non solo.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

Cinque terre, un solo cielo

Le Cinque Terre le abbiamo già sentite nominare. La Via dell’Amore, il tracciato costiero, le spiaggette incastonate tra le scogliere, il profumo di focaccia nei carrugi, un bicchiere di Sciacchetrà fresco di fronte al tramonto.

Reset, ma non troppo. Un gruppo di ragazzi le propone viste dal cielo, come opportunità per il trekking e l’allenamento. Serve un certa resistenza e un po’ di insofferenza alle vertigini, ma così è come se fossero viste dall’angolazione dei gabbiani. Il corto che hanno girato rende loro onore e, aggiungo, rende a noi un’ottima idea per abituarsi ai dislivelli 12 mesi l’anno. Troppa fatica? Pensate che sarete sempre arieggiati dalle brezze, potete anche non farle di corsa, non c’è nessun supplemento per fermarsi a godere il panorama che, nelle giornate terse, spazia fino alla Corsica stendendo ai vostri piedi il santuario dei Cetacei che arricchisce il mar Ligure di un valore aggiunto inestimabile.

La barca-serra dell’ecovelista

Cosa succede quando un’anima ecologista decide di andare per mare tra le isole deserte del golfo del Bengala?

Alla domanda ha risposto Coretine de Chatelperron, un trentenne ingegnere che si è costruito una barca con tela di juta e resina, ha installato a bordo una piccola serra, un dissalatore, un bidone-fornello e una voliera per due galline. L’esperimento è riuscito e ora il nostro ecomarinaio sta pensando a una barca che regga il viaggio fino in Europa. Buona navigazione.

I cinque sensi del mare in inverno

Avete mai pensato a scegliere di trascorrere il Natale non nella ovvia montagna ma tra i colori e i profumi di una terra abbracciata dal mare? Sono reduce con la collega Debora Bergaglio da un entusiasmante giro in Salento. Tra presepi, buona cucina, ottimi vini e il profumo del Mediterraneo, garantisco di non aver sentito neppure per un attimo la nostalgia della folla sulle piste da sci. 

Dal sito Buonviaggioitalia.it (testi e foto Debora Bergaglio)
Per raccontare più efficacemente questo viaggio diverso da tutti gli altri e questo territorio che si svela in maniera diversa dal solito, userò i 5 sensi.

VISTA: luce, onde e città messapiche 

Sarà che siamo nel punto più orientale della penisola, sarà che in Salento si abbracciano e si fondono i due mari, l’Adriatico e lo Ionio, ma percepisco una luce intensa e trasparente che ci accompagna durante tutto il viaggio. L’arrivo nel piccolo borgo di Vignacastrisi, nel Comune di Ortelle, a pochi chilometri daCastro, meravigliosa località a picco sul mare, è accompagnato da un chiarore rilassante, destinato tuttavia a tramontare presto, rispetto al resto d’Italia.

buonviaggioitalia_salentoIl nostro Tour lungo il mare, costeggiando le spiagge più belle d’Italia, è accompagnato da questa luce che illumina e accende la bellezza di località come S. Cesarea Terme, Torre dell’Orso e S. Foca sulla costa adriatica, e Porto Cesareo su quella ionica. 

Dall’insenatura di Torre dell’Orso la luce colpisce la pineta e i famosi faraglioni delle due sorelle, simbolo del turismo in Salento e secondo la leggenda nati da due due fanciulle. Un susseguirsi di piscine naturali, grotte, scogli e isole basse rende l’idea del perché il Salento stia crescendo così tanto come meta turistica estiva. Ma noi non siamo qui per vedere le spiagge, per quanto belle, ma per scoprire cosa c’è appena all’interno di esse. La nostra meta èOria, in provincia di Brindisi, dove si trova il Castello di Federico II.
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Per raggiungerlo ci imbattiamo in alcune bellezze inattese, come il caratteristicoquartiere ebraico (foto), dove visse Donnolo, famoso medico farmacista a cui è dedicato l’ospedale di Tel Aviv, e la meravigliosa Cattedrale dedicata a Maria SS. Assunta, attualmente Basilica, da cui svetta a sinistra la Torre dell’Orologio e una bella cupola policroma.
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Ricca di tele e reliquie, la Basilica custodisce una sorpresa davvero inattesa, quasi raccapricciante. Dalla cappella del Battistero si accede infatti all’Oratorio dell’Arciconfraternita della morte, e da qui si può scendere fino alla cripta delle mummie, antico oratorio cinquecentesco alle cui pareti sono appesi i cadaveri disidratati dei confratelli. E infine eccolo, dominante e fiero, il Castello di Federico II, oggi gestito da privati, circondato da mura spesse fino ad 8 metri, un tempo utilizzato per riunire le truppe e dominare la città messapica e i due mari.
OLFATTO: dai sentori del Negroamaro allo show del pesce nella via delle pescherie 

Ulivi e vitigni, vitigni e ulivi, e poi il mare. Il territorio salentino offre una grande varietà di sensazioni olfattive. Prima fra tutte, quella del pregiato vino locale, ilNegroamaro, coltivato soprattutto nel territorio di Guagnano, dove la principale attività è la viticoltura. Qui si trovano cantine che esportano in tutto il mondo, come l’azienda Leone de Castris, pioniera dei vini salentini nel mondo, quest’anno premiata per i primi 70 anni del Five Roses, il primo vino del Salento ad essere esportato negli Stati Uniti.

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Dall’entroterra al mare, l’odore cambia e anche i prodotti. Il pesce domina la cucina e le vie dei borghi, come a Porto Cesareo, dove un’intera via, la via delle Pescherie, si accende come un palcoscenico per raccontare storie di mare. Grandi pescherie colorate, animate e ricche di pescato fresco di ogni genere si alternano immettendo nell’aria l’odore intenso del pesce e del mare di Puglia.

GUSTO: dal sapore intenso delle olive spremute alla cucina contadina del Salento 

Immense distese di ulivi secolari e muretti a secco, con reti allargate sui prati compongono la tela del territorio salentino. Con forme contorte e tenui sfumature del verde raccontano il sacrificio di chi lavora la terra e produce un olio apprezzato in tutto il Paese.

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Da metà ottobre a metà novembre scuole e turisti possono partecipare e vedere la raccolta delle olive e la loro trasformazione in olio purissimo, raccolto con metodi meccanizzati oppure a mano scuotendo le piante con una sorta di pettine.
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E in alcune aziende è possibile assistere alle fasi della lavorazione e poi degustare e acquistare il prodotto negli spacci aziendale. Moltissimi anche gli agriturismi e le locande sparse in tutti i borghi dell’entroterra, da Vignacastrisi a Guagnano, da Oria a Novoli, in cui assaporare una buona cucina contadina, semplice, fatta di ortaggi, carni e pesce, tra cui spiccano piatti tradizionali come le orecchiette e la tipica massa, e poi prodotti che non mancano mai come le fave, la cicoria, il finocchietto, talvolta anche la carne di cavallo. E per finire il dolcezza un buon pasticciotto, il caffè invece si prende al mare, come si usa fra gli abitanti di queste zone.

UDITO: il crepitio del fuoco, il ritmo delle feste 

C’è un’espressione molto calzante per sintetizzare le tradizioni più antiche del luogo. Il “fuoco buono di Puglia, messaggero di pace nel mondo”, ovvero una fra le più vive tradizioni del Mediterraneo, simbolo di incontro fra popoli, religioni e culture attorno al fuoco.

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Il crepitio del fuoco e il rullo ritmico dei tamburi trascinano verso le feste e le tradizioni del Salento. Fra queste il più importante evento invernale è senza dubbio la Fòcara di Novoli, un falò di 25 metri di altezza e 20 di diametro, il più grande del Mediterraneo, che brucia durante tutta la notte del 16 Gennaio in onore di S. Antonio, patrono di Novoli.
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E’ un ritmo incalzante, allegro, un’aria di festa, fatta di suoni, una musica che si propaga velocemente come le fiamme del falò, in un grande abbraccio per la rievocazione del rito laico della Festa della vite e del Paesaggio del Parco del Negroamaro, che inizia l’8 Dicembre e culmina il 17 gennaio di ogni anno.

TATTO: l’abbraccio dell’ospitalità, le tecniche artigianali dei presepi

Passione è il sentimento che si avverte a pelle, arrivando in Salento. Quella passione che splende negli occhi fieri dei suoi abitanti, legati alla loro terra, ai suoi frutti, alle loro attività. Accoglienza è la sensazione che si percepisce dai modi gentili dei proprietari delle strutture ricettive, dai B&B alle dimore, che considerano il turista non già come un cliente, bensì come un ospite.

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Arte e maestria sono gli aspetti che contraddistinguono e mantengono in vita gli eventi legati alla tradizione, come gli straordinari presepi viventi che coinvolgono larga parte della popolazione locale, impegnata a far rivivere mestieri antichi e tecniche di lavorazione ormai dimenticate.
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Particolarmente significativi, direi da non perdere, il presepe vivente di Vignacastrisi, con circa 150 figuranti in costume e numerose scene per le vie del centro storico, e quello di S. Donato, ambientato in una location d’eccezione, quasi esotica per la presenza di cactus e di un delizioso percorso botanico.  
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Il SESTO SENSO è il ben – essere, ovvero la sensazione di relax, di armonia e di aver staccato veramente la spina che prova il turista che sceglie il Salento, sia d’estate, ma anche d’inverno, all’insegna di un tour insolito, ricco di magia e di scoperte non scontate. 

Il tuffo di Assad nel mare pattumiera

La Siria distruggerà il proprio arsenale chimico. In mare. Avete letto bene. Il piano sarebbe americano. Dopo il “no” dell’Albania ad ospitare sul proprio territorio le operazioni di bonifica (e, lo ammetto, sono curioso di sapere dove sarebbero stati gli impianti per rendere innocuo il micidiale Sarin a così pochi chilometri da noi) l’opzione dei super-controllori a stelle e strisce sarebbe quella di rendere le sostanze chimicamente inerti su piattaforme o navi in acque internazionali.

Pensi alla posizione della Siria e rifletti che il mare più vicino è… già, il Mediterraneo. In alternativa ci sarebbe un sistema mobile sofisticato basato sull’idrolisi. L’unico ispettore italiano tra gli osservatori è l’ingegner Silvestro Mortillaro.«È una tecnologia che non conosco – afferma il tecnico – La distruzione in mare è una tecnologia impegnativa, ma permetterebbe di aggirare le proteste ed è un grosso vantaggio se si ha fretta.»

La fretta non è mai una buona consigliera però.
I residui del processo di distruzione, tra cui la diossina, possono finire in mare e nella catena alimentare degli oceani – precisa Jean-Pascal Sanders, esperto dell’EUISS, l’agenzia per la sicurezza europea.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

Dove domenica? Un giorno d’autunno nel Parco sull’Arcipelago

Una domenica d’autunno nel Parco dell’Arcipelago Toscano è uno stimolo a scoprire uno dei gioielli insulari del Bel Paese. Dimenticate folla, negozi, traffico. Scegliete la più piccina delle isole, Giannutri. Una leggenda racconta che riemersero quando una dea perse una collana in mare e le perle tornarono in superficie con la forma di questi magici scogli. Forse questo era il monile più prezioso e aggraziato.
Come tutti i gioielli, non è per tutti ed è necessario prenotarsi per goderne. ll giro dell’isola è una magnifica passeggiata nella macchia mediterranea. Gli scorci di sole e la quiete delle calette cristalline sono un invito all’ultimo bagno della stagione. C’è anche una chicca: I resti romani di Villa Domitia non sono visitabili, ma con un po’ di educazione e attenzione…

Scopri il più grande centro benessere del pianeta, gratis

Sdraiato in spiaggia a leggere o ascoltare musica? Stai camminando sul bagnasciuga o decidendo se fare il bagno? A prescindere, sappi che quando sei di fronte al mare, ti trovi anche davanti al più grande centro benessere che la natura potesse metterti a disposizione. Gratis.

Premesso che vanno adottate le necessarie precauzioni per la protezione dal sole durante le lunghe permanenze in spiaggia, la ricchezza del mare è uno scrigno di straordinarie proprietà.
L’acqua marina è ricca di sodio ed è un toccasana per i disturbi dermatologici come la psoriasi o gli eritemi grazie al potere antinfiammatorio e battericida.
Attraverso i processo osmotici il mare contrasta gonfiori e ritenzione idrica favorendo naturalmente il drenaggio.
Respirando sulla riva lo iodio e gli altri sali si sprona il metabolismo a funzionare meglio in regimi di diete grazie all’influenza sulla tiroide.
La talassoterapia è da sempre nota per i benefici su reumatismi e dolori muscolari.

Il contatto dell’acqua salata è un toccasana anche per la cellulite e aiuta l’esfoliazione.
La vicinanza del mare provoca l’ossigenazione dei tessuti aiutando la pelle a rigenerarsi ritrovando così tono e luminosità.

Naturalmente non si dimentichi che quella meravigliosa distesa blu di fronte a noi è anche una grande piscina se vi piace nuotare, ma anche uno straordinario percorso vita per massaggiare naturalmente i nostri piedi sul bagnasciuga. Per esperienza personale praticata 12 mesi l’anno sulla spiaggetta che frequento in Liguria, vi garantisco che una passeggiata di mezz’ora con i piedi in acqua ha un effetto strepitoso sulla circolazione. Ancora di più sui pensieri e sulla psiche. Provare per credere.
Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.


L’essere dai superpoteri esiste

Vede a colori con 16 fotoricettori (i cani ne hanno 2 e l’essere umano ne ha 3), ogni suo singolo occhio è scomposto in tre parti per avere la visione 3D, può perforare i vetri di acquari sottili, quando nuota è più veloce di un proiettile, riesce a cavitare per trarre in inganno i suoi nemici, ha doti mimetiche sorprendenti e un veleno letale. Un supereroe? No, non esce dalla fantasia di un fumettista ma è un gamberetto.

La realtà su di lui e sulla sua specie la trovate in rete, la riflessione che mi viene è che la prossima volta che me lo troverò nel piatto, sarà un po’ come se starò per mangiare addentare un misto tra Superman e il mago Merlino.

Hai un cane? Portalo in spiaggia

Mi è capitato di assistere a un caso di discussione tra un gestore di stablimento balneare e una signora infastidita dai cani presenti in spiaggia.

Al di là del fastidio nell’ascoltare le obiezioni della milanesona grondante di pregiudizi, ho dato un’occhiata in rete, scoprendo che almeno la metà dei divieti per i quadrupedi sono invalidi. E’ dunque utile documentarsi per non farsi cogliere impreparati. In linea di massima, in rete si trovano comunque elenchi di spiagge con cani ammessi, basta cercare e informarsi prima di partire.

Vi confesso, che al provocatore che è in me non dispiacerebbe presentarsi lì anche con altri animali un po’ originali, tanto per arricchire un po’ la fauna da spiaggia e scoprire cosa succede.

La ragazza che ha incontrato lo squalo

La naturalista Julie Anderson riesce a danzare con gli squali.

Julie fa capo a un gruppo di conservazionisti che ha fatto della protezione degli squali la propria bandiera, tanto da chiamarsi Sharks’ Angels.

Perché proteggere un animale ritenuto nell’immaginario comune tanto crudele? Premesso che al mondo muoiono più persone per punture di vespa che non per attacchi di squalo, questo pesce tanto antico quanto perfetto nella sua tecnica di navigazione è un elemento cardine della catena alimentare. Senza di lui, il mare si ammalerebbe.

Lo scopo degli angeli degli squali è dunque la sensibilizzazione del rischio estinzione del predatore dei mari, che nel Mediterraneo si è ormai ridotto del 97%. Per chi non lo sapesse, tra le cause del massacro degli squali c’è anche la raccolta della pinne dell’animale, ingrediente per una zuppa.

Quel che non si dice a chi ordina la pietanza, è che, strappata la parte del malcapitato essere, lo stesso viene buttato in mare abbandonato al destino di morire dissanguato.