Tornado spaventosi e cacciatori di tempeste anche in Italia?

Le immagini del tornado di Moore sono sotto gli occhi di tutti. Impressionano i fotogrammi del fenomeno atmosferico come quelle della distruzione e della solidarietà raccolte nel day after. Ancora di più impressionano i racconti dei superstiti, “un mostro enorme, scuro e spaventoso”, “urlava e veniva incontro lanciando esplosioni”.

Può accadere qualcosa di simile in Italia? La risposta dei climatologi è unanime nel rispondere che è improbabile, almeno con l’intensità manifestatasi in Oklahoma.

La scala di classificazione dei tornado prevede cinque gradazioni, da 1 a 5, e si chiama Fujita. Quello di Moore era di livello F-5. In Italia i peggiori registrati sono stati di categoria F-3. Si riconoscono in questo livello quelli recenti di Modena (lo scorso 6 maggio)  e Taranto (Novembre 2012).

Senza abbandonarsi ad eccessivi allarmismi, chiariamo che improbabile non significa però impossibile, anche se la presenza di una orografia complessa come quella della nostra penisola è un po’ una polizza assicurativa contro il fenomeno. I numerosi e frequenti rilievi, Alpi e Appennini su tutti, sono un ostacolo alla circolazione di masse d’aria imponenti come quelle che hanno generato il mostro ventoso di Moore, che è arrivato ad avere un diametro di vortice di quasi 2 chilometri.

Le zone più a rischio rimangono dunque le nostre pianure. E’ proprio lì che, come in Usa, anche da noi sta crescendo il numero degli storm chaser, gli inseguitori di tempeste. Oltreoceano ne è stata fatta anche una serie televisiva per Discovery. Il progetto dei due extreme meteorologists, come si definisce la coppia di conduttori, è nato da una raccolta pubblica di fondi sul sito kickstarter. Lanciarono un appello a sostenerli e il risultato fu raggiunto. Ora, al primo allarme meteo, si tuffano nelle tempeste con le loro macchine corazzate ad inseguire le nubi e assistere allo spettacolo della natura, anche se alla sua base lascia disperazione e, ogni tanto, morte. I gusti sono gusti.

Questo articolo è stato pubblicato anche sull’Huffington Post.

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