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	<title>brasile Archivi - Stefano Paolo Giussani</title>
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		<title>Chi se ne frega degli incendi dall&#8217;altra parte del mondo?</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2016/02/4320/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2016 11:32:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra degli Orsi]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[feature]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[incendi]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[tasmania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli incendi si stanno mangiando gran parte del patrimonio boschivo. I cambiamenti climatici sono tra le cause del fuoco. Il pericolo? Ci stiamo giocando i nostri produttori di ossigeno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2016/02/4320/">Chi se ne frega degli incendi dall&#8217;altra parte del mondo?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Incendi di vaste proporzioni stanno incenerendo le foreste primordiali della <a href="http://meteo.ansa.it/meteo/news.html?id=86939&amp;pg=1&amp;sez=0" target="_hplink">Tasmania</a>, il fuoco si sta mangiando interi boschi primordiali. Guardo il mappamondo, scopro che è proprio dall&#8217;altra parte del globo, tiro un sospiro di sollievo. Chissene? Poi, non ci hanno sempre detto che il fuoco non doloso che si mangia un bosco, fa parte della natura? <strong>Le fiamme svolgono un ruolo chiave di rinnovamento in un ecosistema</strong> e tiro pure un sospiro di sollievo.</p>
<p>Perché allora molti media di tutto il mondo se ne stanno occupando? <span id="more-4320"></span></p>
<p>Tempo, carta e byte da sprecare? Non proprio, per un po&#8217; di ragioni. La prima, più importante per la nostra esistenza perché in grado di influenzarla, è legata al fatto che quando brucia un bosco non brucia solo della materia che rilascia anidride carbonica ma va in fumo lo stesso meccanismo che trasforma l&#8217;anidride carbonica in ossigeno. È come se di un orologio meccanico non rompessimo il cinturino (sostituibile) ma togliessimo uno degli ingranaggi per la ricarica e lo buttassimo. Le lancette andrebbero avanti, ma solo fino a un certo punto, forse non lasciandoci abbastanza tempo per rifabbricare un nuovo ingranaggio di ricambio. E non stiamo ancora parlando delle implicazioni legate alla minaccia dell&#8217;incolumità umana e al rilascio di sostanze intossicanti per la salute che in effetti &#8211; quelle sì &#8211; possono essere legate alla prossimità all&#8217;evento. Nel caso della Tasmania, ma potremmo tranquillamente aggiungere anche esempi di foreste europee e di altri continenti, siamo costretti ad ammettere che il fuoco si sta mangiando non solo una parte del patrimonio forestale ma anche quello del patrimonio culturale. Gli alberi millenari della Tasmania sono un esempio della foresta primordiale e, riporta il <a href="http://www.theguardian.com/environment/2016/jan/27/world-heritage-forests-burn-as-global-tragedy-unfolds-in-tasmania" target="_hplink">Guardian</a>, non sono in grado di rinnovarsi, almeno non in tempi misurabili con una o due generazioni umane.</p>
<p>Purtroppo, il tutto è un indice &#8211; l&#8217;ennesimo &#8211; del cambiamento climatico. Le variazioni di umidità e le drastiche modifiche delle aree di precipitazioni fanno sì che le foreste diventino facile preda del fuoco, che avanza senza problemi in un bosco senza più difese. Dov&#8217;è l&#8217;aggravante? Non bastavano i fuochi dolosi delle foreste del <a href="http://www.internazionale.it/video/2015/11/02/brasile-incendio-amazzonia" target="_hplink">Brasile</a>, ora è la natura che non riesce più a far fronte al fuoco innescato in modo accidentale.</p>
<p>Perdonate il gioco di parole, ma non vorrei che non ci accorgessimo in tempo di non avere più tempo per aspettare di veder ricrescere un nuovo albero dopo che sarà andato in fumo l&#8217;ultimo. Ecco perché mi preoccupo per quel filo di fumo che si sta alzando dall&#8217;altra parte del mio mappamondo.</p>
<p>Questo articolo è pubblicato anche sull&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.it/stefano-paolo-giussani/ma-chi-se-ne-frega-se-un-bosco-brucia-dallaltra-parte-del-mondo_b_9142710.html">Huffington Post</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2016/02/4320/">Chi se ne frega degli incendi dall&#8217;altra parte del mondo?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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		<title>Le balene spiaggiate non sono (solo) i ciccioni sotto l&#8217;ombrellone</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2014/09/le-balene-spiaggiate-non-sono-solo-i-ciccioni-sotto-lombrellone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2014 12:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra degli Orsi]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[balene]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
		<category><![CDATA[cetacei]]></category>
		<category><![CDATA[cetacei spiaggiati]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
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		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
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		<category><![CDATA[salvataggio Alitalia]]></category>
		<category><![CDATA[spiaggiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[spiaggiati]]></category>
		<category><![CDATA[tirreno]]></category>
		<category><![CDATA[vasto]]></category>
		<category><![CDATA[versilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo letto dei cetacei finiti spiaggiati a Vasto. Su sette, purtroppo solo 3 sono riusciti a riprendere il largo. Il fenomeno è tutt&#8217;altro che infrequente e spesso la salvezza di questi mammiferi dipende anche dalla prontezza di chi si trovano di fronte sulla spiaggia. I filmati ricordano ancora &#160;l&#8217;episodio di Arraial do Cabo in Brasile, &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2014/09/le-balene-spiaggiate-non-sono-solo-i-ciccioni-sotto-lombrellone/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Le balene spiaggiate non sono (solo) i ciccioni sotto l&#8217;ombrellone</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2014/09/le-balene-spiaggiate-non-sono-solo-i-ciccioni-sotto-lombrellone/">Le balene spiaggiate non sono (solo) i ciccioni sotto l&#8217;ombrellone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo letto dei cetacei finiti spiaggiati a Vasto. Su sette, purtroppo <a href="http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2014/09/12/news/vasto-sette-balenotteri-spiaggiati-a-punta-penna-due-non-ce-l-hanno-fatta-volontari-al-lavoro-1.9917414" target="_blank">solo 3 sono riusciti a riprendere il largo</a>. Il fenomeno è tutt&#8217;altro che infrequente e spesso la salvezza di questi mammiferi dipende anche dalla prontezza di chi si trovano di fronte sulla spiaggia. I filmati ricordano ancora &nbsp;l&#8217;episodio di Arraial do Cabo in Brasile, quando alle 8 del mattino circa 30 delfini finirono arenati e furono <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ekmMD8oYtJ0" target="_blank">salvati da chi si trovava sull&#8217;arenile</a>. Purtroppo non si tratta di un evento raro.</p>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/09/images2.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img decoding="async" border="0" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/09/images2.jpg" /></a></div>
<p>Da una stima sommaria sono qualche migliaio all&#8217;anno i cetacei che finiscono a terra e muoiono poi per disidratazione o perché si copre lo sfiatatoio. Cito dal sito dell&#8217;università di Pavia:</p>
<blockquote><p>Lo spiaggiamento, singolo o in massa, di cetacei è un fenomeno ormai conosciuto da tutti e da molto tempo. Le cause che determinano lo spiaggiamento di animali vivi sono al centro di un dibattito aperto che dura ininterrottamente ormai da molti decenni. Le teorie sono varie, ma si può con ragionevole prudenza affermare che tale evento può essere provocato di volta in volta da cause diverse, singole o combinate. Pertanto cause individuali, patologie o comunque situazioni di difficoltà individuale, possono indurre un animale a portarsi in prossimità della costa alla ricerca di un bassofondo sul quale appoggiarsi per poter respirare senza eccessivo sforzo. Se l&#8217;animale appartiene a una specie dal comportamento sociale particolarmente sviluppato, può succedere che gli individui del branco seguano fino a terra quello o quelli di loro che sono in difficoltà. Certamente anche cause ambientali, quali ad esempio anomalie locali nel campo geomagnetico, al quale sembra che i cetacei siano sensibili, possono provocare fenomeni di spiaggiamento talvolta anche massiccio.</p></blockquote>
<p>Nei gruppi, chi decide la rotta è il capobranco, se questo si smarrisce, tutto il resto della comunità è a rischio, almeno finché un altro capobranco non prende la guida. Succede anche per l&#8217;uomo, del resto, ma questa è un&#8217;altra storia. Nell&#8217;alto Tirreno, area conosciuta come il <b>Santuario dei cetacei</b>, c&#8217;è un capobranco, anzi una, che è una celebrità. Da circa 15 anni, <a href="http://iltirreno.gelocal.it/regione/2013/03/23/news/matilde-regina-del-delfini-tursiopi-e-lei-il-capobranco-1.6753213" target="_blank">Matilde</a> accompagna i suoi delfini in prossimità della costa della Versilia e, a distanza di sicurezza, offre spettacolo a chi decide di dedicarsi al whale watching.</p>
<p>Una nota a favore dell&#8217;Italia: siamo l&#8217;unico paese del Mediterraneo e dell&#8217;Europa ad avere organizzato e attivato una rete nazionale per il monitoraggio degli spiaggiamenti dei cetacei e a pubblicarne un consuntivo annuale. La segnalazione di animali spiaggiati da parte dei cittadini deve essere fatta alla Capitaneria di Porto di zona oppure attraverso il <b>numero blu 1530</b>. In questo modo viene tempestivamente attivata la catena operativa creata da Ministero dell&#8217;Ambiente e Ministero della Salute per il recupero e lo studio degli animali spiaggiati.</p>
<p>Questo articolo è pubblicato anche sull&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.it/stefano-paolo-giussani/se-i-cetacei-perdono-la-rotta_b_5819462.html?utm_hp_ref=italy" target="_blank">Huffington Post</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2014/09/le-balene-spiaggiate-non-sono-solo-i-ciccioni-sotto-lombrellone/">Le balene spiaggiate non sono (solo) i ciccioni sotto l&#8217;ombrellone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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