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	<title>Stefano Paolo Giussani</title>
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	<description>Giornalista e scrittore</description>
	<lastBuildDate>Fri, 09 Oct 2026 18:51:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Salire in quota d’autunno: quattro libri tra lutto, sublime e istinto</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2026/10/salire-in-quota-dautunno-quattro-libri-tra-lutto-sublime-e-istinto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[HuffPost Italia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due bambini che lasciano la baita, un pittore che cerca il cielo in una parete di roccia, un lupo che attraversa le Alpi in cerca di un branco, un ragazzo che brucia tutto per ritrovare la madre</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2026/10/salire-in-quota-dautunno-quattro-libri-tra-lutto-sublime-e-istinto/">Salire in quota d’autunno: quattro libri tra lutto, sublime e istinto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ottobre: la montagna si veste di magia. I larici virano all’oro, i sentieri si svuotano, la luce si fa radente e allunga le ombre sui versanti. I silenzi si fanno lunghi. È la stagione in cui la quota restituisce il meglio di sé prima della pausa invernale, con una pienezza di colore che la primavera raramente eguaglia. Quattro libri partono da qui, ciascuno con una propria angolazione sulla  solitudine del camminatore autunnale.</p>
<p><strong>Quando l’autunno è la vita stessa</strong></p>
<p>Il primo porta in montagna nel momento in cui è l’esistenza a segnare la propria stagione declinante. <a href="https://edizionitemposospeso.it/negozio/nostro-catalogo/il-bene-che-vi-voglio/"><em>Il bene che vi voglio</em></a> (Temposospeso) è l’ultimo romanzo di Matteo Pellegrini. Il giovane autore, ci dona un libro sul lutto, sull’affetto e sulla memoria. Pellegrini lo definisce una fiaba filosofica, e dalla fiaba eredita gli archetipi: una casa nel bosco, una madre assente, due bambini che a un certo punto devono mettersi in cammino per scoprire i confini del proprio mondo, lasciando la sicurezza della baita in cui vivevano con il padre. Il registro resta laico: nel romanzo manca qualsiasi riferimento a Dio, e la ricerca di senso si gioca tutta sul piano interiore dei personaggi. Descrizioni paragonabili a una sceneggiatura, di quelle potenti, degna di chi, come Pellegrini, gestisce un cinema selezionando personalmente i titoli che proietta.</p>
<p><strong>La vetta come soglia</strong></p>
<p>Che la montagna sia da secoli uno spazio in cui l’uomo misura i propri limiti lo racconta Vittorio Sgarbi in <a href="https://lanavediteseo.eu/portfolio/il-cielo-piu-vicino-la-montagna-nellarte/"><em>Il cielo più vicino. La montagna nell’arte</em> </a>(La nave di Teseo). Il percorso attraversa l’arte dal Trecento a oggi e tratta la montagna come soggetto delle opere anziché come fondale. Per Sgarbi tutto comincia con Giotto. Poi il sublime romantico, che il libro declina in una linea ascetica e verticale, quella di Friedrich, e una visionaria e atmosferica, quella di Turner. Con Van Gogh la montagna diventa proiezione dello stato d’animo, con Segantini dimensione dell’anima, fino a Depero, Sironi e Buzzati e a uno scatto di Luigi Ghirri sull’Alpe di Siusi che chiude il volume. Tra le pagine più riuscite, quella sul tramonto in quota: per quanto straordinario, sappiamo che potrà ripetersi domani e ancora fra qualche giorno. È la stessa certezza ciclica che rende l’autunno sopportabile. La sintesi dell’autore sta in una frase: «Nulla è più vicino all’eterno della montagna».</p>
<p><strong>Con gli occhi del lupo</strong></p>
<p>La solitudine assume un’altra grana quando la si osserva da dentro la natura. <a href="https://iperborea.com/titolo/730/il-lupo-solitario/"><em>Il lupo solitario</em></a> di Adam Weymouth (Iperborea, tradotto da Luca Fusari) ha vinto la 52ª edizione del Premio ITAS del Libro di Montagna. Al centro c’è Slavc, che nel 2011 lascia le montagne slovene, attraversa in un inverno gelido Austria e Italia e si stabilisce in Lessinia, dove forma una famiglia con un’altra lupa errante, Giulietta. Nel Nord Italia di lupi mancavano da secoli, oggi ci sono interi branchi. Weymouth ne ripercorre le orme a piedi, in un continente segnato da temperature in aumento, confini difesi con il filo spinato e populismo dilagante. Il lupo diventa così lo specchio in cui vorremmo rifletterci e insieme il capro espiatorio di un futuro imprevedibile.</p>
<p><strong>La bestia è umana</strong></p>
<p>All’estremo opposto, la voracità di un essere umano alla ricerca della madre. <a href="https://marcosymarcos.com/libri/gli-alianti/bestia-di-mamma/"><em>Bestia di mamma</em></a> di David Goudreault (marcos y marcos, traduzione di Sara Giuliani) è l’esordio dello scrittore quebecchese: una confessione feroce e comica che espone la brutalità con tale padronanza da farla sembrare natura. L’io narrante è un giovane adulto strappato alla madre a sette anni per i ripetuti tentativi di suicidio di lei. Passato da una famiglia disfunzionale all’altra, cresce come un manipolatore cinico, razzista e sessista, attratto dal male e dall’illegalità, finché la notizia che la madre è stata rintracciata innesca la sua ricerca. Goudreault attinge alla propria esperienza di assistente sociale e il tono della confessione in prima persona espone la brutalità senza filtri, a tratti ostentandola, con una padronanza tale da farla apparire naturale. Accanto alla Bestia, la ferocia del lupo appare quasi innocente.</p>
<p><em>Pubblicato originariamente su <a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/10/09/news/salire_in_quota_dautunno_quattro_libri_tra_lutto_sublime_e_istinto-22878276/">HuffPost Italia</a> il 9 ottobre 2026</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2026/10/salire-in-quota-dautunno-quattro-libri-tra-lutto-sublime-e-istinto/">Salire in quota d’autunno: quattro libri tra lutto, sublime e istinto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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		<title>Quattro giorni a Pisa: il Tuttomondo di Keith Haring arriva sul grande schermo</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2026/09/quattro-giorni-a-pisa-il-tuttomondo-di-keith-haring-arriva-sul-grande-schermo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:18:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[HuffPost Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Lucca Film Festival la prima mondiale della versione integrale del documentario girato nel 1989 da tre giovani filmmaker pisani. Il film include settanta disegni e animazioni digitali dell'artista, recuperati nel 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2026/09/quattro-giorni-a-pisa-il-tuttomondo-di-keith-haring-arriva-sul-grande-schermo/">Quattro giorni a Pisa: il Tuttomondo di Keith Haring arriva sul grande schermo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alle tre del mattino, dal balcone dell&#8217;albergo di fronte, Keith Haring vedeva ancora arrivare persone. Si fermavano davanti al muro, lo guardavano, ne parlavano. «È la prima volta che dipingo un murale abitando proprio dall&#8217;altra parte della strada &#8211; racconta l&#8217;artista davanti alla macchina da presa &#8211; La mattina, appena sveglio, la prima cosa che vedo è il muro. La sera, l&#8217;ultima». È il giugno del 1989 e la parete è quella laterale del convento di Sant&#8217;Antonio Abate, a pochi passi dalla stazione di Pisa.<br />
Quelle immagini tornano ora al pubblico. Giovedì 1° ottobre alle 18, all&#8217;Auditorium del Complesso di San Micheletto, il <a href="https://www.luccafilmfestival.it/programma-e-ospiti-del-lucca-film-festival-2026/">Lucca Film Festival</a> presenta in prima mondiale la versione integrale di <em>Tuttomondo</em>, il documentario prodotto da Andrea De Gioia e diretto da Andrea Soldani, all&#8217;interno della rassegna &#8220;Arte e Musica sul Grande Schermo&#8221;. Il film, già mostrato nel 2025 in una proiezione privata a New York presso The Center, storico punto di riferimento della comunità LGBTQ+, racconta la nascita dell&#8217;ultima grande opera pubblica permanente di Haring. Praticamente un manifesto del suo pensiero e dei diritti che lo hanno sempre visto schierato.</p>
<p><strong>Dal Greenwich Village a Sant&#8217;Antonio</strong></p>
<p>La storia comincia nell&#8217;inverno del 1987 nel Greenwich Village. Roberto e Piergiorgio Castellani, padre e figlio, imprenditori di Pontedera, incontrano per caso Haring e gli propongono un grande murale in Toscana. L&#8217;idea iniziale guarda a Firenze, ma è Pisa a raccoglierla. Il priore del convento, padre Luciano Masetti, accetta che il linguaggio della strada entri in dialogo con la parete di una chiesa. Haring ha trentun anni, ha già esposto a Documenta, alla Biennale del Whitney e a Venezia, ha dipinto il Muro di Berlino. A Pisa lavora gratuitamente.<br />
Tre giovani pisani — Andrea De Gioia, Roberto Burchielli e Andrea Soldani, fondatori di Interference — decidono di seguirlo con la cinepresa per tutta la durata del lavoro.</p>
<p><strong>Il cantiere danzante</strong></p>
<p>Il <a href="https://www.google.com/search?q=trailer+tuttomondo+keith+haring">documentario</a> restituisce il ritmo di quei cinque giorni. Il tempo di Haring a tracciare le figure con il nero da solo, poi le ore con cinque ragazzi a stendere il colore. Infine una giornata per i ritocchi.<br />
Sull&#8217;impalcatura c&#8217;era una grande cassa acustica. La musica, spiega Haring, serve a mantenere l&#8217;energia e la concentrazione, a isolarsi da quanto accade intorno e a dare al gesto «un ritmo, una battuta». L&#8217;ultimo giorno, sotto il ponteggio, arrivano un DJ con i giradischi e ragazzi che ballano breakdance. «È diventato un evento più che una pittura – dice &#8211; Qualcosa di cui tutti fanno parte, una collaborazione tra me e l&#8217;intera città».</p>
<p><strong>Un messaggio per i secoli</strong></p>
<p>Nel film Haring si sofferma anche sul significato dell&#8217;opera, pur preferendo lasciarne la lettura a chi guarda. A New York, osserva, un murale come quello contro il crack funzionava da cartellone: parlava di un problema del momento ed era destinato a sparire. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tuttomondo"><em>Tuttomondo</em></a> appartiene invece a una chiesa e dovrà durare centinaia di anni, per questo il messaggio doveva essere universale, capace di assumere «un significato ancora più ricco tra cinquanta o duecento anni». Le trenta figure incastrate l&#8217;una nell&#8217;altra diventano così una metafora del mondo e della sua armonia, «un&#8217;idea di pace». Quanto al titolo, Haring ricorda di aver lasciato quasi tutte le sue opere senza nome. «Se dovessi sceglierne uno, sarebbe qualcosa come <em>Tuttomondo</em>. Qualcosa sul mondo. È il mondo». Lo dice in italiano. E commuove.</p>
<p><strong>Lo sguardo di chi era sull&#8217;impalcatura</strong></p>
<p>Tra i ragazzi che stendevano il colore c&#8217;era Alessandro Romanini, allora studente universitario, oggi storico dell&#8217;arte, professore e curatore della rassegna lucchese. Rivedere quelle immagini, racconta, lo riporta a un&#8217;epoca in cui l&#8217;arte internazionale arrivava in provincia attraverso le riviste, come <em>Interview</em> di Andy Warhol reperibile a Firenze o a Milano, e conservava «un&#8217;aura quasi mitologica». A Pisa sbarcava l&#8217;artista che aveva fatto della democratizzazione dell&#8217;arte la propria battaglia: i disegni nella metropolitana, il Pop Shop, la collaborazione con Fiorucci nel 1983.<br />
Romanini sintetizza quell&#8217;eredità in una formula: «semplicità del segno e profondità del messaggio». Un&#8217;iconografia archetipica — il <a href="https://www.singulart.com/blog/en/2024/02/25/radiant-baby-by-keith-haring/?srsltid=AU7gw4UHE2NaymJRp11Dje5ytvjbFdQHfN-6jT2-5ZHO5JItvTMrx73L">bambino radiante</a>, il cane, la maternità, a Pisa anche il serpente tagliato dalle forbici e le figure che sorreggono la croce cittadina — piegata all&#8217;impegno civile, dalle campagne contro l&#8217;AIDS a quelle contro l&#8217;apartheid. E il muro come supporto primario, visibile a tutti e gratuito, in una logica di divulgazione che secondo Romanini anticipa quella dei social network. «Insieme a Basquiat, Haring ha portato la street art dalle pareti della città alle gallerie e ai musei, destinando parte dei proventi alla sua fondazione e a cause filantropiche», precisa Romanini.</p>
<p><strong>Il patrimonio digitale ritrovato</strong></p>
<p>La nuova versione del film aggiunge un capitolo poco noto: settanta disegni e animazioni realizzati da Haring al Paintbox per il progetto audiovisivo, recuperati nel 2023 durante la ricostruzione degli archivi originali grazie al contributo di Adrian Wilson, curatore di una delle principali collezioni di opere digitali degli anni Ottanta. Materiale rimasto invisibile per oltre trent&#8217;anni, che documenta l&#8217;interesse dell&#8217;artista per i nuovi linguaggi negli ultimi mesi di vita. Haring avrebbe dovuto vedere il documentario finito. La morte, nel febbraio del 1990, glielo ha impedito.<br />
Alla proiezione seguirà un incontro con il regista, il produttore e Piergiorgio Castellani, ingresso libero con prenotazione su luccafilmfestival.it.</p>
<p><em>Pubblicato originariamente su <a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/09/29/news/quattro_giorni_a_pisa_il_tuttomondo_di_keith_haring_arriva_sul_grande_schermo-22813262/">HuffPost Italia</a> il 29 settembre 2026</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2026/09/quattro-giorni-a-pisa-il-tuttomondo-di-keith-haring-arriva-sul-grande-schermo/">Quattro giorni a Pisa: il Tuttomondo di Keith Haring arriva sul grande schermo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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		<title>Da Madrid alle Asturie, lezioni di sostenibilità dalla Spagna</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2026/09/da-madrid-alle-asturie-lezioni-di-sostenibilita-dalla-spagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 09:03:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[HuffPost Italia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una mostra immersiva sulla biodiversità al CaixaForum della capitale spagnola sensibilizza su coste erose, diritti civili e campi di zafferano: ambiente, società, economia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2026/09/da-madrid-alle-asturie-lezioni-di-sostenibilita-dalla-spagna/">Da Madrid alle Asturie, lezioni di sostenibilità dalla Spagna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sala è al buio, le pareti respirano. Radici che si allungano come vene, cellule che si aprono e si richiudono, una farfalla spiega le ali e pare di sentirne l&#8217;aria mossa, il muso di un felino occupa per intero la parete di fondo. <a href="https://www.esmadrid.com/it/agenda/siamo-natura-caixaforum-madrid">Somos naturaleza</a>, al CaixaForum di Madrid fino al 7 marzo 2027, è un percorso audiovisivo immersivo di settanta minuti prodotto da OASIS Immersive Studios con la National Geographic Society: tre ambienti, proiezioni e suono avvolgente costruiti intorno alla tesi che la cura della biodiversità sia una faccenda collettiva, fatta della somma dei gesti individuali.<br />
Il CaixaForum occupa una centrale elettrica di fine Ottocento, adattata da Herzog &amp; de Meuron sul paseo del Prado. Si passeggia nel cuore della capitale al suono della cascata che bagna il piano basamentale e isola dal rumore del traffico, mentre sul muro cieco accanto all&#8217;ingresso Patrick Blanc ha appeso il giardino verticale diventato la facciata più fotografata dell&#8217;isolato. È la natura che entra in città in verticale, mentre a pochi metri scorrono quattro corsie e, appena oltre, c&#8217;è una delle più grandi collezioni d&#8217;arte al mondo.<br />
Resta la domanda che le suggestioni dei filmati delle sale pongono: dove quelle immagini diventano luoghi veri?</p>
<p><strong>La costa che si consuma</strong></p>
<p>Cinquecento chilometri più a nord, la risposta prende la forma di una linea di sabbia. A <a href="https://www.turismoasturias.es/it/descubre/costa/playas/playa-de-barayo">Barayo</a>, riserva naturale tra Navia e Valdés, l&#8217;estuario e le dune restano quasi vuoti perfino ad agosto, perché ci si arriva soltanto a piedi e il sentiero seleziona il pubblico. Poco più a est, lungo il paesaggio protetto della costa orientale asturiana, i bufones di Pría sparano getti d&#8217;acqua quando la mareggiata comprime l&#8217;aria dentro il calcare. Per effetto della salsedine, sopra la falesia la prateria arretra di qualche centimetro l&#8217;anno.<br />
Quanto sia sottile questa linea si è visto nel gennaio 2024, quando i pellet di plastica arrivarono fin qui: ventisei tonnellate uscite da un container perso l&#8217;8 dicembre precedente dal cargo Toconao al largo di Viana do Castelo, prima sulle spiagge galiziane e poi su quelle asturiane, raccolte dai volontari che restituirono un luogo pulito.<br />
Le chiesette che punteggiano questo tratto di costa testimoniano la sostenibilità dimostrando come si possa andare oltre le nostre singole vite. San Antolín de Bedón sta a duecento metri dalla spiaggia, l&#8217;arenaria dei muri mangiata dal salino, l&#8217;abside voltata verso l&#8217;interno. La Ermita de la Regalina, a Cadavedo, occupa un promontorio sull&#8217;oceano e ha poco meno di un secolo. Il preromanico asturiano — Santa María del Naranco sopra Oviedo, San Salvador de Valdediós consacrato nell&#8217;893, per fare da esempi — dura da dodici secoli perché costruito con pietra di cava locale, con pendenze e orientamenti calcolati per un clima piovoso.</p>
<p><strong>Trecento bandiere</strong></p>
<p>Novecento chilometri a sud, in provincia di Málaga, la parola inclusività ha assunto una forma concreta. <a href="https://www.villanuevadealgaidas.es/">Villanueva de Algaidas</a>, quattromila abitanti in un mare di uliveti, è nata intorno a un convento francescano — Nuestra Señora de la Consolación, fondato dal primo duca di Osuna — e a due eremi rupestri mozarabici scavati nell&#8217;arenaria tra IX e X secolo. Ma nel giugno 2020 il paese è finito sui giornali nazionali per una ragione completamente diversa: il sindaco José Antonio Cívico ritirò dal balcone del municipio la bandiera arcobaleno, in applicazione di una sentenza del Tribunale supremo sui vessilli privi di carattere ufficiale esposti negli edifici pubblici. La risposta arrivò dalle case: circa trecento bandiere apparvero ai balconi e alle finestre, in tutte le frazioni. La legittimità istituzionale era stata rispettata alla lettera, ma la comunità ha risposto sull&#8217;unico piano che le restava, quello delle proprie finestre, dimostrando che un mondo rispettoso è possibile.</p>
<p><strong>Mulini e zafferano</strong></p>
<p>Il cerro Calderico, sopra <a href="https://www.spain.info/it/top/itinerari-mulini-a-vento/">Consuegra</a>, è la schiena di un gigantesco animale accasciato sulla piana di Castiglia-La Mancia. Il sole basso all&#8217;orizzonte allunga le ombre tra i mulini in fila e il castello dei cavalieri ospitalieri. Ci si trova immersi nel silenzio tra i giganti di Cervantes. Sotto, la campagna trasmette l&#8217;idea di operosità secolare. Qui si producono vino e zafferano in un&#8217;economia agricola retta da ritmi ancestrali. Gli stimmi più preziosi del mondo si raccolgono all&#8217;alba di ottobre, la monda si fa a mano, fiore per fiore. Un prodotto che reggerà finché ci sarà la manodopera, in una regione che perde abitanti da decenni. La letteratura aveva fissato l&#8217;immagine di questa pianura ben prima che qualcuno la chiamasse paesaggio.<br />
Un paesaggio che dura finché qualcuno continua a lavorarlo pone una domanda antica: chi ha titolo su una terra, e in nome di che cosa. In Spagna quella domanda ha una data e un luogo. Nel De indis del 1539, dalle aule di Salamanca — la più antica università spagnola, fondata nel 1218 — il domenicano <a href="https://www.domenicani.it/francisco-de-vitoria/">Francisco de Vitoria</a> argomentò per la prima volta con rigore giuridico il riconoscimento della sovranità e della dignità politica delle popolazioni indigene: la scoperta geografica, da sola, restava priva di valore come titolo di dominio.<br />
Da lì passa, per una linea lunga e discontinua, l&#8217;idea che i diritti riguardino tutti. Estenderla a chi verrà dopo di noi è, in fondo, la definizione operativa di sostenibilità. Ambientale, sociale, economica.</p>
<p><em>Pubblicato originariamente su <a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/09/03/news/da_madrid_alle_asturie_lezioni_di_sostenibilita_dalla_spagna-22635024/">HuffPost Italia</a> il 3 settembre 2026</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2026/09/da-madrid-alle-asturie-lezioni-di-sostenibilita-dalla-spagna/">Da Madrid alle Asturie, lezioni di sostenibilità dalla Spagna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;eclissi tra gli orsi e il silenzio dei mustang</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2026/08/leclissi-tra-gli-orsi-e-il-silenzio-dei-mustang/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 09:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[HuffPost Italia]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.stefanopaologiussani.it/?p=6025</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sui Picos de Europa, davanti all'eclissi totale, tutti si sono zittiti. Come fecero i mustang nel Wyoming e come, probabilmente, i primitivi di Atapuerca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2026/08/leclissi-tra-gli-orsi-e-il-silenzio-dei-mustang/">L&#8217;eclissi tra gli orsi e il silenzio dei mustang</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Picos de Europa, la Spagna più alpina, quella di orsi e aquile. Il sole è basso, prossimo al tramonto. Con l&#8217;astro a pochi gradi dall&#8217;orizzonte, la catena montuosa davanti a me ha smesso di essere paesaggio ed è diventata il bordo di qualcosa. C’era un prato, un pianoro con figure umane che si stagliavano nell’aria, poi il vuoto della valle, infine il crinale roccioso. Terra. Il pianeta, più che la materia.<br />
Vicini, Francesco e Matteo, ventitré e vent&#8217;anni, alla prima eclissi totale. Appena il sole è diventato nero, dal prato tra i <a href="https://www.spain.info/it/natura/parco-nazionale-picos-europa/">Picos</a> si è levato un <em>oooh </em>di stupore. Qualcuno ha applaudito. Il sole oscurato, però, era e resta un ossimoro per il cervello. Forse per questo, nello scorrere dei minuti della totalità, è prevalso il silenzio. A me ha trasmesso l’effetto di essere in una bolla. Ho risentito le voci altrui solo quando tutto era finito.<br />
È questo silenzio, quel che più mi fa riflettere. Perché c’è stato un attimo, quando il sole è diventato un disco cupo, lasciando tutti con il naso all&#8217;insù, in cui le parole sono diventate superflue.<br />
Mi era già successo nelle praterie del Wyoming. Era il 2017. Eravamo una troupe ridotta, al lavoro su un <a href="https://magnitudofilm.com/film/dinosaurs/">documentario</a> dedicato ai paleontologi, i cercatori di dinosauri contemporanei. Il set erano gli altopiani abitati ancora dai nativi americani. Intorno a noi galoppavano i mustang, facevano vibrare il terreno. Fino al disco nero, quando tutti si immobilizzarono sotto il cielo, in un fermo immagine cinematografico.<br />
Un cavallo ignora tutto di orbite e occultazioni. Eppure reagisce come reagiamo noi. La conclusione è scomoda per chi ritiene lo stupore un fatto culturale, perché c’è un silenzio che precede la cultura, sta più in basso, nel corpo.</p>
<p>Qualcosa succede dentro, in effetti. La temperatura cala di colpo di alcuni gradi e la pelle se ne accorge prima della mente. La luce cambia natura. Viene meno il sole, ma i contorni restano, le ombre conservano un profilo netto che le tenebre vere cancellerebbero. È un buio che somiglia a un&#8217;ora strana, sbagliata, più che a una notte. Soprattutto, il sole smette di scaldare e in quel momento si capisce fisicamente, senza mediazioni, che è quella distanza a dare la vita.<br />
Il sapere toglie la paura, mai lo stupore. È la ragione per cui l&#8217;esperienza mette in comunicazione con chiunque ci abbia preceduto. Appena il giorno prima ero sotto la volta del <a href="https://artsandculture.google.com/story/UgWRhHBcepIpqw">Cielo de Salamanca</a>, dipinta cinque secoli, dove gli astri hanno il volto delle figure del mito. Un modo per dare un nome al cielo, più che per spiegarlo. Le paure restavano intatte. Mia suocera, Miranda, da bambina vide un&#8217;eclissi sull&#8217;aia della casa di mezzadri in val di Cecina. Si spaventò. Capì bene solo molto tempo dopo. In mezzo restarono anni in cui quell&#8217;evento era accaduto e basta, privo di nome.</p>
<p>A <a href="https://museoevolucionhumana.com/">Burgos</a>, due giorni dopo l’eclissi, ho visitato il museo dell&#8217;evoluzione umana, quello costruito attorno agli scavi della Sierra de Atapuerca. Vetrine di crani di ominidi vissuti oltre quattrocentomila anni fa, in una zona che dista poco più di cento chilometri dal pianoro dove mi sono fermato a guardare in alto. Anche quei nostri parenti lontani, probabilmente, videro un’eclissi. Con gli stessi occhi, la stessa pelle che avverte il calo di temperatura, la stessa percezione di un&#8217;anomalia.<br />
In quel buio imperfetto, credo di essere stato vicino ai primitivi come mai prima. Mi capita a volte di pensare agli antichi camminando scalzo, quando il suolo torna a essere una superficie da sentire anziché uno spazio da attraversare. Sui Picos è stato più forte e senza alcuno sforzo di immaginazione. La differenza tra me e loro, in quei due minuti, era sottile. Io avevo le parole: sizigia, cono d&#8217;ombra, diametro apparente. Loro avevano il terrore. O il presagio, chissà. Il gesto però era identico, la testa che si alza, la voce che si spegne, l’occhio puntato dove normalmente brucia. E identico era l&#8217;oggetto, lo stesso sole, la stessa luna, la stessa geometria celeste.<br />
Proprio quella geometria, quando il sole se ne è andato, mi ha bloccato. Il diametro della nostra stella è quattrocento volte quello della luna, che è quattrocento volte più vicina: per questo i due dischi coincidono. È una combinazione transitoria, perché la luna si allontana da noi di qualche centimetro l&#8217;anno. La fisica descrive tutto con esattezza. Quello che la scienza lascia aperto è il perimetro: dove stia il bordo dell&#8217;universo, ammesso che ne abbia uno.<br />
È in quel margine che si è insinuata la domanda. Come tutto questo possa essere possibile senza essere stato pensato da una Mente unica. Mistero è il nome che gli uomini attribuiscono all’incompletezza di ogni spiegazione riuscita. Le eclissi hanno il pregio di restituirlo in un tempo misurabile in minuti.<br />
Poi la luce è tornata. In pochi secondi, ha bagnato le cime, poi il prato, infine il mondo. In modo gentile, come un tramonto di montagna sa fare. I nipoti e la gente intorno hanno ripreso a parlare. Chissà in quanti hanno trovato, come me, difficoltà con le parole per dire quello che avevano provato nel momento più buio.</p>
<p><em>Pubblicato originariamente su <a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/08/18/news/leclissi_tra_gli_orsi_e_il_silenzio_dei_mustang-22551707/">HuffPost Italia</a> il 18 agosto 2026</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2026/08/leclissi-tra-gli-orsi-e-il-silenzio-dei-mustang/">L&#8217;eclissi tra gli orsi e il silenzio dei mustang</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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		<title>Sei colori controvento. Da una storia vera</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2025/10/libro-sei-colori-controvento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo romanzo: una bandiera arcobaleno sul municipio di un paese andaluso e una comunità che si spacca. Da una storia vera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2025/10/libro-sei-colori-controvento/">Sei colori controvento. Da una storia vera</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="libro-dati">Temposospeso (collana Temposospeso, 18) · 2025 · XVI, 186 pagine · ISBN 979-12-81467-28-6</p>
<p>Marzo 2020. In un piccolo paese dell’Andalusia il sindaco, Juan, decide di issare la bandiera arcobaleno sul municipio. È un gesto semplice, ma divide il paese: per molti Juan e suo marito Sebastian sono ancora «stranieri», e quella bandiera fa affiorare tensioni, paure e resistenze covate a lungo.</p>
<p>Ispirato a fatti realmente accaduti a Villanueva de Algaidas, nel sud della Spagna, <em>Sei colori controvento</em> è una storia corale di coraggio e di resistenza al conformismo.</p>
<p class="libro-acquista"><strong>Acquista:</strong> <a href="https://www.ibs.it/sei-colori-controvento-da-storia-libro-stefano-paolo-giussani/e/9791281467286">IBS</a> · <a href="https://www.lafeltrinelli.it/sei-colori-controvento-da-storia-libro-stefano-paolo-giussani/e/9791281467286">laFeltrinelli</a></p>
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		<title>Marie Curie, resilienza e umiltà di una scienziata rivoluzionaria</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2024/07/marie-curie-resilienza-e-umilta-di-una-scienziata-rivoluzionaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 12:20:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[HuffPost Italia]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo libro di Sara Rattaro indaga il lato umano della scienziata due volte premio Nobel attraverso una storia di forza e successo. Ma, soprattutto, di discriminazione. Persino di lei, persino nell’illuminata Parigi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2024/07/marie-curie-resilienza-e-umilta-di-una-scienziata-rivoluzionaria/">Marie Curie, resilienza e umiltà di una scienziata rivoluzionaria</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marie_Curie">Marie Curie</a> conosciamo tutti la parte wikipediana. Quella in cui leggiamo “prima donna a vincere il Nobel, prima e unica figura scientifica a vedersene riconoscere due in campi distinti, prima figura femminile alla docenza della Sorbona”, e si potrebbe continuare. Nell’ultimo libro di Sara Rattaro il ritratto assume colori diversi e tiene conto della ingombrante cornice. “<a href="https://www.sperling.it/libri/io-sono-marie-curie-sara-rattaro">Io sono Marie Curie”</a> (Sperling e Kupfer) racconta di quello che Marie visse e dovette sopportare, suo malgrado, nella pur avanzata società parigina che l’aveva accolta dalla Polonia occupata dai russi, dove non le era manco permesso di frequentare l’università.</p>
<p>“Niente nella vita va temuto, dev’essere soltanto compreso. Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno”, è una citazione spesso riportata per far capire la forza di volontà di questa ebrea emigrata da una regione povera verso la più vivace delle città europee dell’epoca.</p>
<p>L’angolazione della Rattaro è interessante per comprendere le ragioni della grandezza di Marie.</p>
<p>«Ho unito i due aspetti, pubblico e privato, perché raccontarla solo come scienziata sarebbe un modo per limitarla – dichiara &#8211; La parte umana ci arriva dai suoi scritti e da tutte le lettere che trasmettono i suoi sentimenti, anche da quelle che probabilmente non avrebbe voluto divulgare ma che le furono rubate per essere pubblicate sui <a href="https://www.ilfoglio.it/cultura/2021/10/11/news/vita-felice-e-scandalosa-di-marie-curie-processata-come-dreyfus-3137261/">giornali scandalistici</a> dell’epoca».</p>
<p>Con una tematica purtroppo estremamente attuale, il problema della Curie è che il suo privato fu spiattellato in pubblico con inaudita cattiveria. Il lavoro della Rattaro è stato capillare, attinto da tutte le fonti disponibili, compreso l’Istituto Curie di Parigi, che ha fornito supporto anche per la parte scientifica. «La più complessa per me, ma che ho cercato di rendere in chiave narrativa», aggiunge la scrittrice.</p>
<p>Sara Rattaro, che è docente di scrittura creativa, inizia la narrazione con l’evento più drammatico della vita della scienziata, ossia la morte del marito e collega Pierre. Il marito morì in un incidente mentre attraversava la strada, ma le malelingue arrivarono ad affermare che si suicidò gettandosi sotto un carro per il dispiacere di essere stato tradito dalla moglie. In realtà la Curie conobbe sì un secondo amore, ma solo dopo la scomparsa del marito, che amò al punto da stringere nel pianto perfino gli abiti macchiati di sangue a distanza di giorni dall’accaduto.</p>
<p>«Con la morte di Pierre perde un marito, un compagno, il padre delle figlie, un socio, ma soprattutto perde la protezione nei confronti del mondo. Pierre è stato un uomo straordinariamente intelligente e tutta Parigi si inchinò alla sua morte, per Marie aggravata dall’idea di pensare che il tuo amato esca di casa al mattino e non vi faccia più ritorno la sera. Inizio da lì perché da quel momento la sua vita cambierà vertiginosamente, diventerà più complicata. Prima era “la moglie di”, ma dal quel giorno sarà solo lei e basta».</p>
<p>Sara Rattaro oggi conosce Marie Sklodowska Curie come poche altre. Ha lavorato su di lei e con lei per due anni, «se mi fosse concesso farle una domanda, però, le chiederei come ha fatto a fare tutto. Però, con un po’ di presunzione, sono una donna anch’io e questa risposta la conosco, come la conoscono tutte le donne. Noi riusciamo a fare davvero tutto solo se siamo messe nelle condizioni di farlo».</p>
<p>Marie Curie morì giusto novant’anni fa, ma la sua lezione è più attuale che mai. Con questo libro, due donne, Marie e Sara, si rivolgono a noi uomini e a chi pensa che resilienza e umiltà siano inutili in una società che ci vuole appariscenti e feroci.</p>
<p><em>Pubblicato originariamente su <a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2024/07/26/news/marie_curie_resilienza_e_umilta_di_una_scienziata_rivoluzionaria-16552290/">HuffPost Italia</a> il 26 luglio 2024</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2024/07/marie-curie-resilienza-e-umilta-di-una-scienziata-rivoluzionaria/">Marie Curie, resilienza e umiltà di una scienziata rivoluzionaria</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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		<title>L&#8217;invasione di Putin e il pacifismo da rivedere</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2022/02/linvasione-di-putin-e-il-pacifismo-da-rivedere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Feb 2022 14:55:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre le democrazie stanno a discutere, un uomo, che ha accentrato il potere nelle proprie mani sottomettendo di fatto una nazione, invade uno stato confinante adducendo gli interessi di connazionali minacciati. C&#8217;è qualcosa che non funziona. Se pensate a Putin, sappiate che la frase calza perfettamente anche al 1939 con Hitler e la sua gita &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2022/02/linvasione-di-putin-e-il-pacifismo-da-rivedere/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">L&#8217;invasione di Putin e il pacifismo da rivedere</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mentre le democrazie stanno a discutere, un uomo, che ha accentrato il potere nelle proprie mani sottomettendo di fatto una nazione, invade uno stato confinante adducendo gli interessi di connazionali minacciati. C&#8217;è qualcosa che non funziona. Se pensate a Putin, sappiate che la frase calza perfettamente anche al 1939 con Hitler e la sua gita in Polonia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In altri tempi si recitava «si vis pacem para bellum» («se vuoi la pace, prepara la guerra»). La frase latina, anonima in questa forma, è  presente, in modo poco diverso nella formulazione o nella sostanza, in vari autori. Napoleone compreso. Le armi rimangono i mezzi più efficaci per assicurare la pace perché ci dimostrano in grado di difenderci?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi riconosco di più in Gino Strada, quando afferma «Io non sono pacifista, sono contro la guerra». La verità è che mentre il tempo è lineare, la storia è ciclica. Perchè? Semplicemente perché l&#8217;uomo vive, pensa e agisce in base a precisi meccanismi. La guerra è uno di questi. Sempre meno utilizzata ma pur sempre utilizzata. Studiare la storia aiuta a prevederla senza per questo essere degli indovini. È la storia stessa che ci insegna che, unendoci e dimostrandoci una compatta marea di ribellione, possiamo provare ad affermare il nostro &#8220;no&#8221;. Putin, uno che arriva dalla scuola del KGB potrà fregarsene, ma solo finché l&#8217;onda gli bagnerà la porta di casa. Sua e/o di qualcuno dei suoi sostenitori con portafoglio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nicolae_Ceau%C8%99escu">dittatori a tempo indeterminato</a>, anche se si ha un discreto successo sul piano mediatico, prima o poi la Storia presenta il suo conto. Una <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2022/02/24/ucraina-i-sindacati-condannano-lattacco-in-piazza-per-la-pace_1ec687c6-cacf-475a-ba3f-3f70bc66c509.html">piazza colma</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoltoso_Sconosciuto">un uomo solo davanti a un carro armato</a>, un <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/25/papa-francesco-annulla-tutte-le-udienze-e-si-presenta-a-sorpresa-dallambasciatore-russo-per-chiedere-la-fine-dei-bombardamenti/6507359/">papa da un ambasciatore </a>possono accelerare il processo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2022/02/linvasione-di-putin-e-il-pacifismo-da-rivedere/">L&#8217;invasione di Putin e il pacifismo da rivedere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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		<title>Achille Lauro e l&#8217;orgasmo di Bernini</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2022/02/achille-lauro-e-lorgasmo-di-bernini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2022 00:22:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Achille Lauro a Sanremo ha scatenato i critici dalla tastiera facile, finendo di colpo alla ribalta dei notiziari. Non è una novità per Achille Lauro, visto che successe anche in passato e probabilmente capiterà in futuro, sono colpito dall’ondata di commenti che si è scatenata per aver portato in scena il battesimo. Credo di potermi &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2022/02/achille-lauro-e-lorgasmo-di-bernini/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Achille Lauro e l&#8217;orgasmo di Bernini</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2022/02/achille-lauro-e-lorgasmo-di-bernini/">Achille Lauro e l&#8217;orgasmo di Bernini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Achille Lauro a Sanremo ha scatenato i critici dalla tastiera facile, finendo di colpo alla ribalta dei notiziari. Non è una novità per <a href="https://www.youtube.com/watch?v=vNX5s8uKOx0">Achille Lauro</a>, visto che <a href="https://www.youtube.com/watch?v=KN47Lv6xNRo">successe anche in passato</a> e probabilmente capiterà in futuro, sono colpito dall’ondata di commenti che si è scatenata per aver portato in scena il battesimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo di potermi esprimere da una posizione interna alla chiesa, affermando che le accuse di oltraggio siano infondate e abbiano gloriosi precedenti. A partire dal Vangelo, che lo stesso <a href="https://www.huffingtonpost.it/dossier/sanremo-2022/2022/02/02/news/l_osservatore_romano_achille_lauro_trasgressivo_lo_e_di_piu_il_vangelo_-8639644/">Osservatore Romano</a> evidenzia come ben più trasgressivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle interviste degli esperti per i documentari su Caravaggio e <a href="https://www.magnitudofilm.com/it/works/bernini/">Bernini</a>, raccolsi opinioni forti sul tema della trasgressione di questi artisti che avevano osato. Il pittore lombardo definito maledetto si era servito di donne ritenute <a href="https://www.arte.it/notizie/italia/sante-e-peccatrici-nobili-e-plebee-dame-e-cortigiane-le-donne-di-caravaggio-13853">peccatrici come modello</a> per raffigurare la Madonna.&nbsp; L’artista romano che lavorò per otto papi, invece, fece scandalo con la raffigurazione di <a href="https://www.ilpost.it/leonardotondelli/2011/10/15/lorgasmo-di-marmo/">Santa Teresa</a> definita addirittura un orgasmo di marmo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/02/Schermata-2022-02-12-alle-01.12.22.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1528" height="966" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/02/Schermata-2022-02-12-alle-01.12.22.png" alt="" class="wp-image-5772" srcset="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/02/Schermata-2022-02-12-alle-01.12.22.png 1528w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/02/Schermata-2022-02-12-alle-01.12.22-300x190.png 300w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/02/Schermata-2022-02-12-alle-01.12.22-768x485.png 768w" sizes="(max-width: 1528px) 100vw, 1528px" /></a><figcaption>L&#8217;Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Achille Lauro è un artista, un appassionato di citazioni colte e uno che non ha paura a mettersi a nudo. È Caravaggio ed è Bernini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non vedo blasfemia nel suo brano <em>Domenica</em>. Vedo semmai una trasgressione della conformità che non mi dispiace. Non mi sono sentito offeso da cristiano, ho visto una rappresentazione del battesimo accompagnato da voci di tutto rispetto che cantavano Alleluia.&nbsp; A chi fosse stato disturbato dalla mancanza di un officiante ricordo che Giovanni Battista nel Giordano non aveva nessuna investitura ufficiale prima che arrivasse un certo Gesù.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggo dell&#8217;oltraggio alla religione cristiana. Chi lo scrive dovrebbe precisare che l’offesa è personale, senza coinvolgere tutta la religione. Il problema è semmai nei suoi gusti, rispettabili come quelli di tutti. Con un pianeta che va in rovina e bambini che muoiono assiderati o annegano nei barconi, Dio ha in agenda problemi ben peggiori di Sanremo. Trovo più di cattivo gusto l’esempio di chi sventola il principio della famiglia dimenticando che l’amore non è un concetto zootecnico. Come sono più infastidito dalle Madonne e dai santi inchinati nelle processioni <a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2018/08/05/processioni-religiose-boss-mafia-ndrangheta">sotto casa dei mafiosi</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno ha poi spronato Achille Lauro a prendersela coi musulmani. Se lo avesse fatto, probabilmente lo avrebbero aspettato fuori, ma non i musulmani, quanto i <a href="https://www.micromega.net/samuel-paty-francia-laicita/">fanatici</a>. Ben ricordando quanta gente è stata bruciata &#8211; e cosciente che sarei stato probabilmente tra quelli &#8211; sono fiero che la confessione in cui mi riconosco abbia superato da secoli questa fase. E sono anche felice che la mia fede abbia superato la necessità di piangersi addosso e vestire i panni dell’oltraggiata. Dio ci  ha creati ragionevoli di fronte alle rappresentazioni, a prescindere che si svolgano in spazi sacri o su palcoscenici profani. Si chiama libertà, di arbitrio e di espressione. E non è affatto scontata in un mondo che ci vuole uniformati. Sta qui la nostra forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ai catto-tormentoni che vedono il diavolo ovunque, perfino nell&#8217;arte, chiedo dunque di parlare a titolo personale. <em><a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2022-01/papa-angelus-cana-segni-tenerezza-vita.html#:~:text=La%20gioia%20che%20lascia%20Ges%C3%B9%20%C3%A8%20piena%20e%20disinteressata&amp;text=E%20aggiunge%3A%20%22anche%20oggi%20si,e%20non%20ci%20chiede%20interessi.">Dio vuole per noi il meglio, ci vuole felici. Non si pone limiti e non ci chiede interessi.</a></em> </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2022/02/achille-lauro-e-lorgasmo-di-bernini/">Achille Lauro e l&#8217;orgasmo di Bernini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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		<title>Felice è il Lupo di paolo cognetti</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2022/01/felice-e-il-lupo-di-paolo-cognetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 21:54:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra degli Orsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ne&#160;Le otto montagne&#160;con cui ha vinto lo Strega, ma ancora prima ne&#160;Il ragazzo selvatico&#160;e ora con&#160;La felicità del Lupo, Paolo Cognetti è un amplificatore di suoni, odori, gusti. I suoi personaggi si usmano tra loro per scoprire che sanno “di gennaio e di stufa”. Scrive come se dovesse prepararsi a girare un documentario, rivelando la &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2022/01/felice-e-il-lupo-di-paolo-cognetti/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Felice è il Lupo di paolo cognetti</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ne&nbsp;<a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/le-otto-montagne-paolo-cognetti-9788806226725/">Le otto montagne</a>&nbsp;con cui ha vinto lo Strega, ma ancora prima ne&nbsp;<em>Il ragazzo selvatico&nbsp;</em>e ora con&nbsp;<em>La felicità del Lupo</em>, Paolo Cognetti è un amplificatore di suoni, odori, gusti. I suoi personaggi si usmano tra loro per scoprire che sanno “di gennaio e di stufa”. Scrive come se dovesse prepararsi a girare un documentario, rivelando la scuola di cinema frequentata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17.png"><img decoding="async" width="1284" height="1274" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17.png" alt="" class="wp-image-5760" srcset="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17.png 1284w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17-300x298.png 300w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17-150x150.png 150w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17-768x762.png 768w" sizes="(max-width: 1284px) 100vw, 1284px" /></a><figcaption>Per Paolo Cognetti, una stufa non è una presenza casuale, in un rifugio come in una casa</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ne&nbsp;<a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/la-felicita-del-lupo-paolo-cognetti-9788806249878/">La felicità del lupo</a>, il suo ultimo lavoro da poco in libreria, c’è una pagina magistrale in cui ci rende i predatori che si affacciano per la prima volta a una valle. Il senso dell’esplorazione di Cognetti emerge netto anche nel documentario&nbsp;<a href="https://play.nexoplus.it/watch/b6838b4f-7985-4cd0-82d6-bacc04e4f0c7">Sogni del grande Nord</a>, di cui è protagonista e co-autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il viaggio tra la tomba di Raymond Carver e il bus che fu ultimo rifugio per Chirs Mccandless. Il pick up scorre tra le foreste e i golfi dove l’Oceano Pacifico intaglia Canada e Alaska. L’autobus oggi&nbsp;<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/19/news/bus_abbandonato_film_into_the_wild_rimosso_da_autorita_alaska-259634086/">è volato via</a>, letteralmente. Erano in troppi ad averne fatto una specie di Mecca e molti non erano preparati al deserto boreale. Gente che poi è stato necessario soccorrere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.42.27.png"><img decoding="async" width="758" height="540" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.42.27.png" alt="" class="wp-image-5768" srcset="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.42.27.png 758w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.42.27-300x214.png 300w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></a><figcaption><em>Paolo e Nicola durante una delle conversazioni verso l&#8217;Alaska</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documentario racconta bene lo scrittore, ma rivela anche gli scrupoli della pianificazione con l’amico <a href="http://www.nicolamagrin.com/">Nicola Magrin</a>. Nicola è un illustratore, sua è la copertina de Le otto montagne. Nel documentario è l&#8217;alter ego perfetto di Paolo, riuscendo a fissare in un&#8217;immagine quello che lo scrittore esprime in parole.  È anche grazie alle conversazioni tra i due che capiamo come Cognetti sia ben lontano dalla galassia fricchettona dei brand d’alta quota indossati in città. Del resto non avrebbe scelto di lasciare Milano per andare in montagna, non avrebbe scelto di viverci, non avrebbe ululato di fronte al fuoco come ha fatto in una delle scene più toccanti del film. «A volte perfino uno scrittore non trova le parole per descrivere un momento e in quel momento a me venne da ululare», mi ha confessato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei libri Cognetti racconta le anime che ha incontrato sulle sue (otto) montagne, perché lui è un documentarista e proprio per questo sono convinto che non abbia inventato nessuno dei suoi personaggi. Ha descritto solo incontri reali. Ha trovato spiriti universali e di ognuno ha colto gradazioni dell’anima mundi. Perfino nel lupo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ho chiesto se crede in Dio. La sua risposta è stata no, quantomeno “no, se la domanda è quella asciutta posta così”. Precisa che, vivendo a stretto contatto con la natura, trova la vita un grande mistero. È l’autore da milioni di copie che si domanda cosa ci faccia essere vivi?&nbsp;«È la cosa più vicina a Dio che io riesco a sentire. Faccio fatica a pensare all&#8217;universo, ai pianeti, allo spazio. Per me è una dimensione molto collegata alla vita, all’acqua che scorre, a un bosco che cresce. Sento qualcosa di più alto, di duraturo, quasi di eterno rispetto alla mia esistenza che invece è uno spazio di tempo minuscolo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dà anche una sua visione del paradiso. «Sono passati quattro lupi davanti alla fototrappola vicino alla baita. Non hanno paura, ho questa immagine del paradiso terrestre che è in realtà il luogo in cui l’uomo e gli altri esseri viventi convivono in armonia. Per me la felicità spezzata della cacciata dal paradiso è questa: gli animali ci temono perché noi siamo la specie più feroce della storia».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cognetti crede che la cosa più bella che si inizia ad avvertire stando nella natura è il sentirsi solo un pezzettino di un ciclo. «Capisci che nascita, vita e morte sono continui. Ti capita di trovare un animale morto e poi incontri un cucciolo. Sentiamo una primavera, l’estate, l’autunno, poi arriverà l&#8217;inverno e significa che moriremo. E partirà la primavera da qualche altra parte».</p>



<p class="wp-block-paragraph">A uno dei suoi personaggi fa dire che “qualcosa scompare e qualcos&#8217;altro prenderà il suo posto, così va il mondo”. In ogni suo romanzo ci siano un “prima” e un “dopo” molto netti. Lo ammette egli stesso quando afferma che il “dopo” del Cognetti documentarista e del Cognetti scrittore, sarà il Cognetti gestore di rifugio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il successo dello Strega è riuscito a ristrutturare la stalla a fianco alla sua baita. Pannelli solari, impianto geotermico, vetrate ad alta efficienza termica, un edificio in grado di produrre l’energia che gli serve e che farebbe contenta Greta Turnberg, “una vera lupa” secondo Paolo. C’è anche una cucina professionale per i risotti in compagnia, perché il Cognetti del futuro lo spiega il Cognetti del presente citando Thoreau. Nel suo capanno a Walden, l’autore di <a href="https://www.google.it/books/edition/Walden/s_0ZBgAAQBAJ?hl=it&amp;gbpv=1&amp;printsec=frontcover">Vita nei boschi</a> aveva un tavolo con tre sedie. Una era per la solitudine della scrittura, una seconda per l’amicizia, una terza per la socialità. Paolo ha pronte un bel po’ di queste terze sedie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chi gli chiede dove andrebbe se non in Val d&#8217;Ayas, risponde che in una vita parallela forse farebbe come Pietro de&nbsp;<em>Le otto montagne</em>&nbsp;e volerebbe in Nepal. Però non da solo, «prima in un viaggio non avrei mai fatto mancare un libro, e adesso direi anche un amico. Si cambia. Ci piacerebbe che tutto rimanesse immobile, per esempio pensiamo alla montagna come un luogo che dovrebbe essere sempre fermo, ma il tempo scorre. Vorremmo i posti immutabili come li conserviamo nei nostri ricordi. Questo è qualcosa su cui rifletto anche quando si parla del cambiamento climatico. Certi commenti mi sembrano affermazioni di nostalgia, di quando c&#8217;erano i ghiacciai e tanta neve».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli capita talvolta di trovare indumenti nelle baite abbandonate e gli vengono in mente i pastori che ci hanno dormito, non si sa quanto tempo fa. Si rammarica che siano una razza in via di estinzione, di conoscerne ormai pochi, convinto che in futuro la montagna sarà sempre più un parco da ammirare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è nostalgia nelle sue parole, da chiedergli dove siano allora le sue radici. «Io le sto mettendo lassù, un po’ a sorpresa perché non sono i luoghi dove sono nato. Milano dovrebbe essere la mia casa, però per qualche strano motivo non sento lì le mie radici.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cognetti di tutti i giorni si sveglia con i ritmi della natura, con un caffè, prestissimo in estate e un po’ più tardi in inverno. Nelle baite c’è sempre da fare. Il fuoco che le scalda è ciò che le rende vive, ma per lui la montagna significa stare all’aperto, lavorando intorno. Ha piantato degli alberi, ha inciso un corso d&#8217;acqua, cammina molto. Rimane in giro ore, tornando a casa nel pomeriggio per dedicarsi alla lettura e alla scrittura fino alla cena. Poi arriva il momento di scendere a vedere qualcuno al bar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Stare lassù può essere un’illusione – dice – devi coltivare delle cose tu, dove sei, e quindi inizi a capire che cos&#8217;è la felicità dell&#8217;albero, quella dello stare fermi, del mettere radici. È lì che si inizia a essere rifugio di se&nbsp;stessi».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo articolo è pubblicato anche su <a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2022/01/26/news/il_rifugio_interiore_di_paolo_cognetti-7654257/">Huffpost.it</a>.</p>
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		<title>Just Look Up, Please</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2022/01/just-look-up-please/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2022 17:08:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra degli Orsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Just look up, perché tutto è già successo Questo è un post per chi ha già visto Don’t look up, la produzione Netflix che continua a far parlare di sé. Non è una recensione, perché ce ne sono già di ottime in queste pagine. È piuttosto un breve riassunto del perché andrebbe considerato con un’angolazione &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2022/01/just-look-up-please/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Just Look Up, Please</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Just look up</em>, perché tutto è già successo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un post per chi ha già visto <em>Don’t look up</em>, la produzione Netflix che continua a far parlare di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una recensione, perché ce ne sono già di ottime <a href="https://www.huffingtonpost.it/entry/imperdibile-dont-look-up-e-il-dottor-stranamore-del-terzo-millennio_it_61b21876e4b089ee1c30a266?utm_hp_ref=it-dont-look-up">in queste pagine</a>. <a href="https://www.huffingtonpost.it/entry/imperdibile-dont-look-up-e-il-dottor-stranamore-del-terzo-millennio_it_61b21876e4b089ee1c30a266?utm_hp_ref=it-dont-look-up" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a>È piuttosto un breve riassunto del perché andrebbe considerato con un’angolazione documentaristica anche se si tratta di un prodotto di fiction. Può sembrare un ossimoro, ma se fotografiamo il film per singoli argomenti non lo è. Tutto è già successo. Il poster stesso dichiara che il film è basato su fatti realmente possibili, ma è più corretto affermare che tutto quel che c’è nel film si è già verificato (e dovrebbe farci riflettere).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un esempio di vena comica su un evento catastrofico, come ci erano già passati Stranamore e <a href="https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/12/21/equicosmo-lagenzia-della-fine-del-mondo.html?ref=search">un’indimenticabile pagina di Stefano Benni</a>.  Nel piccolo delle nostre esistenze, non siamo distanti dalla vis comica di Fantozzi, una vita reale che viene estremizzata al ridicolo anche se Fantozzi è tutti noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si entra al museo di Storia Naturale a Londra, all’inizio del percorso di visita, una lunga linea del tempo ci ricorda che gli ELE (<a href="https://www.nhm.ac.uk/discover/what-is-mass-extinction-and-are-we-facing-a-sixth-one.html">Extinction Level Event</a> – eventi di portata tale da provocare l’estinzione di massa) sono fenomeni naturali e il nostro pianeta ne ha già vissuti almeno cinque. Dunque il film parte da un presupposto reale e possibile per quanto raro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per questa rarità, tutta la macchina narrativa è un pretesto. Nessun politico denuncerà l’arrivo di un killer di pianeti contro il quale potremo ben poco e che quando arriverà sarà tenuto nascosto il più possibile per non creare panico. Lo sapremo da qualche scienziato e attraverso la rete. Il film, come spiega Leonardo di Caprio nel suo commento, è un monito a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=YEMaLsPTWlo">non ignorare i messaggi della scienza</a>.  Sul clima – e non entro nel merito della cronaca covid – la scienza è continuamente messa in discussione contro <a href="https://www.rinnovabili.it/ambiente/cambiamenti-climatici/negazionisti-climatici-consenso-scienza-99-per-cento/">l’evidenza dei dati</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel film il suo personaggio lo ribadisce più volte: ragioniamo sulle evidenze inconfutabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradosso continua con certe abitudini reali della comunità planetaria. In ordine sparso qualche esempio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il proprietario della Bash è un business guru che fonde Steve Jobs ed Elon Musk. Ma soprattutto raccoglie consensi grazie a un’ottima comunicazione progettata per attirare profitti. Confermata dai “we love you” urlati dalla platea e ribaditagli da un bambino che il businessman disprezza. Il denaro e i consensi mossi dai poteri forti aprono facilmente le porte della Casa Bianca e, letteralmente, della stanza dei bottoni che faranno tornare a terra tutti i missili anticometa. Senza tirare in ballo l’astronomia, questi poteri si sono già visti con gli<a href="https://www.forbes.com/sites/brighammccown/2018/11/10/the-never-ending-saga-of-the-keystone-pipeline/?sh=5119c7de36cb"> oleodotti</a> avvallati dalle amministrazioni Bush ed ereditati da Obama. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo staff della Casa Bianca nel film è una macchietta dell’amministrazione Trump. Non credo alle dichiarazioni della produzione quando afferma che la scelta di Merryl Streep sia arrivata dopo il rifiuto di altre attrici. Interpretare la presidente degli USA è stata una magnifica risposta agli attacchi personali subiti da Trump che la definì <a href="https://www.youtube.com/watch?v=cqKsbc09eDk">“sopravvalutata”</a>.  Così indossa il cappellino, scimmiotta in pubblico, nomina il figlio capo di gabinetto. Con Trump si era <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/10/usa-trump-nomina-il-genero-consigliere-la-legge-anti-nepotismo-non-vale-per-la-casa-bianca/3306335/">istituzionalizzato il nepotismo</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Siccome l’ex-presidente era impossibile da volgere al femminile, sulla costruzione del personaggio gli sceneggiatori hanno guardato a Sarah Palin, <a href="https://www.pbs.org/wgbh/frontline/article/a-serial-liar-how-sarah-palin-ushered-in-the-post-truth-political-era-in-which-trump-has-thrived/">l’ex governatrice dell’Alaska che si faceva ritrarre col fucile</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul tema del non essere troppo crudi con le cifre, invece, i creativi hanno attinto al marketing e si sono basati sulle tecniche presenti nello <a href="https://www.youtube.com/watch?v=BKorP55Aqvg">sketch delle sette linee rosse</a> tracciate con l’inchiostro blu, giusto perché “non bisogna mai essere troppo negativi”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La nota comica sulla parte televisiva parte dal nome della trasmissione condotta da Brie-Cate Blanchett: Daily RIP. Rip è l’acronimo di rest in peace, riposa in pace. La conduttrice interpretata da Cate Blanchett è un’insulto/denuncia al fatto di essere in video dopo aver portato a letto due presidenti. È praticamente la parodia discutibile del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Harvey_Weinstein">come fare carriera in salsa Weinstein</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre in tema media, se non si viene bene in tv, è pronta la <a href="https://www.hotblockradio.it/2021/12/23/la-leggenda-del-rap-lil-kim-bullizzata-sui-social-media/?cn-reloaded=1">macchina bullizzante</a> che umilia la scienziata interpretata da Jennifer Lawrence. Di casi simili ne è piena la cronaca.  La stessa macchina acchiappalike si incendia con la cantante pop interpretata da Ariana Grande, parodia che è via di mezzo tra Chiara Ferragni e le minidive del mondo giapponese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’ultima riflessione scaturisce dai costumi, dove la fiction è stata più realista del re. Vogue ha pubblicato <a href="https://www.vogue.it/news/gallery/dont-look-up-costumi-susan-matheson-intervista">un’intervista a Susan Matheson, la costumista</a>.  Leggendola, Ci si rende conto che anche l’apocalisse vuole la sua immagine e non bisogna cascare nella trappola dell’outfit sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Melania Trump, elegantissima e bellissima, scivolò sull’abbigliamento visitando un centro di detenzione per bambini lungo il confine col Messico indossando un impermeabile con una scritta che suonava più o meno come un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=AjE-1Lz6YMU">“non me ne frega davvero niente”</a>.  Nessuno a Hollywood avrebbe osato tanto. Ma dal vero è successo. Segno che quando ci raccontano una cosa, per quanto incredibile, faremmo meglio a domandarci cosa ci stia dietro. O Sopra. Just look up, please.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2022/01/just-look-up-please/">Just Look Up, Please</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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