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	<title>alpi Archivi - Stefano Paolo Giussani</title>
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		<title>Felice è il Lupo di paolo cognetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 21:54:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ne&#160;Le otto montagne&#160;con cui ha vinto lo Strega, ma ancora prima ne&#160;Il ragazzo selvatico&#160;e ora con&#160;La felicità del Lupo, Paolo Cognetti è un amplificatore di suoni, odori, gusti. I suoi personaggi si usmano tra loro per scoprire che sanno “di gennaio e di stufa”. Scrive come se dovesse prepararsi a girare un documentario, rivelando la &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2022/01/felice-e-il-lupo-di-paolo-cognetti/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Felice è il Lupo di paolo cognetti</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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<p>Ne&nbsp;<a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/le-otto-montagne-paolo-cognetti-9788806226725/">Le otto montagne</a>&nbsp;con cui ha vinto lo Strega, ma ancora prima ne&nbsp;<em>Il ragazzo selvatico&nbsp;</em>e ora con&nbsp;<em>La felicità del Lupo</em>, Paolo Cognetti è un amplificatore di suoni, odori, gusti. I suoi personaggi si usmano tra loro per scoprire che sanno “di gennaio e di stufa”. Scrive come se dovesse prepararsi a girare un documentario, rivelando la scuola di cinema frequentata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1284" height="1274" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17.png" alt="" class="wp-image-5760" srcset="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17.png 1284w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17-300x298.png 300w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17-150x150.png 150w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.00.17-768x762.png 768w" sizes="(max-width: 1284px) 100vw, 1284px" /></a><figcaption>Per Paolo Cognetti, una stufa non è una presenza casuale, in un rifugio come in una casa</figcaption></figure>



<p>Ne&nbsp;<a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/la-felicita-del-lupo-paolo-cognetti-9788806249878/">La felicità del lupo</a>, il suo ultimo lavoro da poco in libreria, c’è una pagina magistrale in cui ci rende i predatori che si affacciano per la prima volta a una valle. Il senso dell’esplorazione di Cognetti emerge netto anche nel documentario&nbsp;<a href="https://play.nexoplus.it/watch/b6838b4f-7985-4cd0-82d6-bacc04e4f0c7">Sogni del grande Nord</a>, di cui è protagonista e co-autore.</p>



<p>È il viaggio tra la tomba di Raymond Carver e il bus che fu ultimo rifugio per Chirs Mccandless. Il pick up scorre tra le foreste e i golfi dove l’Oceano Pacifico intaglia Canada e Alaska. L’autobus oggi&nbsp;<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/19/news/bus_abbandonato_film_into_the_wild_rimosso_da_autorita_alaska-259634086/">è volato via</a>, letteralmente. Erano in troppi ad averne fatto una specie di Mecca e molti non erano preparati al deserto boreale. Gente che poi è stato necessario soccorrere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.42.27.png"><img decoding="async" width="758" height="540" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.42.27.png" alt="" class="wp-image-5768" srcset="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.42.27.png 758w, https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-13.42.27-300x214.png 300w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></a><figcaption><em>Paolo e Nicola durante una delle conversazioni verso l&#8217;Alaska</em></figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il documentario racconta bene lo scrittore, ma rivela anche gli scrupoli della pianificazione con l’amico <a href="http://www.nicolamagrin.com/">Nicola Magrin</a>. Nicola è un illustratore, sua è la copertina de Le otto montagne. Nel documentario è l&#8217;alter ego perfetto di Paolo, riuscendo a fissare in un&#8217;immagine quello che lo scrittore esprime in parole.  È anche grazie alle conversazioni tra i due che capiamo come Cognetti sia ben lontano dalla galassia fricchettona dei brand d’alta quota indossati in città. Del resto non avrebbe scelto di lasciare Milano per andare in montagna, non avrebbe scelto di viverci, non avrebbe ululato di fronte al fuoco come ha fatto in una delle scene più toccanti del film. «A volte perfino uno scrittore non trova le parole per descrivere un momento e in quel momento a me venne da ululare», mi ha confessato. </p>



<p>Nei libri Cognetti racconta le anime che ha incontrato sulle sue (otto) montagne, perché lui è un documentarista e proprio per questo sono convinto che non abbia inventato nessuno dei suoi personaggi. Ha descritto solo incontri reali. Ha trovato spiriti universali e di ognuno ha colto gradazioni dell’anima mundi. Perfino nel lupo.</p>



<p>Gli ho chiesto se crede in Dio. La sua risposta è stata no, quantomeno “no, se la domanda è quella asciutta posta così”. Precisa che, vivendo a stretto contatto con la natura, trova la vita un grande mistero. È l’autore da milioni di copie che si domanda cosa ci faccia essere vivi?&nbsp;«È la cosa più vicina a Dio che io riesco a sentire. Faccio fatica a pensare all&#8217;universo, ai pianeti, allo spazio. Per me è una dimensione molto collegata alla vita, all’acqua che scorre, a un bosco che cresce. Sento qualcosa di più alto, di duraturo, quasi di eterno rispetto alla mia esistenza che invece è uno spazio di tempo minuscolo».</p>



<p>Dà anche una sua visione del paradiso. «Sono passati quattro lupi davanti alla fototrappola vicino alla baita. Non hanno paura, ho questa immagine del paradiso terrestre che è in realtà il luogo in cui l’uomo e gli altri esseri viventi convivono in armonia. Per me la felicità spezzata della cacciata dal paradiso è questa: gli animali ci temono perché noi siamo la specie più feroce della storia».</p>



<p>Cognetti crede che la cosa più bella che si inizia ad avvertire stando nella natura è il sentirsi solo un pezzettino di un ciclo. «Capisci che nascita, vita e morte sono continui. Ti capita di trovare un animale morto e poi incontri un cucciolo. Sentiamo una primavera, l’estate, l’autunno, poi arriverà l&#8217;inverno e significa che moriremo. E partirà la primavera da qualche altra parte».</p>



<p>A uno dei suoi personaggi fa dire che “qualcosa scompare e qualcos&#8217;altro prenderà il suo posto, così va il mondo”. In ogni suo romanzo ci siano un “prima” e un “dopo” molto netti. Lo ammette egli stesso quando afferma che il “dopo” del Cognetti documentarista e del Cognetti scrittore, sarà il Cognetti gestore di rifugio.</p>



<p>Con il successo dello Strega è riuscito a ristrutturare la stalla a fianco alla sua baita. Pannelli solari, impianto geotermico, vetrate ad alta efficienza termica, un edificio in grado di produrre l’energia che gli serve e che farebbe contenta Greta Turnberg, “una vera lupa” secondo Paolo. C’è anche una cucina professionale per i risotti in compagnia, perché il Cognetti del futuro lo spiega il Cognetti del presente citando Thoreau. Nel suo capanno a Walden, l’autore di <a href="https://www.google.it/books/edition/Walden/s_0ZBgAAQBAJ?hl=it&amp;gbpv=1&amp;printsec=frontcover">Vita nei boschi</a> aveva un tavolo con tre sedie. Una era per la solitudine della scrittura, una seconda per l’amicizia, una terza per la socialità. Paolo ha pronte un bel po’ di queste terze sedie.</p>



<p>A chi gli chiede dove andrebbe se non in Val d&#8217;Ayas, risponde che in una vita parallela forse farebbe come Pietro de&nbsp;<em>Le otto montagne</em>&nbsp;e volerebbe in Nepal. Però non da solo, «prima in un viaggio non avrei mai fatto mancare un libro, e adesso direi anche un amico. Si cambia. Ci piacerebbe che tutto rimanesse immobile, per esempio pensiamo alla montagna come un luogo che dovrebbe essere sempre fermo, ma il tempo scorre. Vorremmo i posti immutabili come li conserviamo nei nostri ricordi. Questo è qualcosa su cui rifletto anche quando si parla del cambiamento climatico. Certi commenti mi sembrano affermazioni di nostalgia, di quando c&#8217;erano i ghiacciai e tanta neve».</p>



<p>Gli capita talvolta di trovare indumenti nelle baite abbandonate e gli vengono in mente i pastori che ci hanno dormito, non si sa quanto tempo fa. Si rammarica che siano una razza in via di estinzione, di conoscerne ormai pochi, convinto che in futuro la montagna sarà sempre più un parco da ammirare.</p>



<p>C’è nostalgia nelle sue parole, da chiedergli dove siano allora le sue radici. «Io le sto mettendo lassù, un po’ a sorpresa perché non sono i luoghi dove sono nato. Milano dovrebbe essere la mia casa, però per qualche strano motivo non sento lì le mie radici.»</p>



<p>Il Cognetti di tutti i giorni si sveglia con i ritmi della natura, con un caffè, prestissimo in estate e un po’ più tardi in inverno. Nelle baite c’è sempre da fare. Il fuoco che le scalda è ciò che le rende vive, ma per lui la montagna significa stare all’aperto, lavorando intorno. Ha piantato degli alberi, ha inciso un corso d&#8217;acqua, cammina molto. Rimane in giro ore, tornando a casa nel pomeriggio per dedicarsi alla lettura e alla scrittura fino alla cena. Poi arriva il momento di scendere a vedere qualcuno al bar.</p>



<p>«Stare lassù può essere un’illusione – dice – devi coltivare delle cose tu, dove sei, e quindi inizi a capire che cos&#8217;è la felicità dell&#8217;albero, quella dello stare fermi, del mettere radici. È lì che si inizia a essere rifugio di se&nbsp;stessi».</p>



<p>Questo articolo è pubblicato anche su <a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2022/01/26/news/il_rifugio_interiore_di_paolo_cognetti-7654257/">Huffpost.it</a>.</p>
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		<title>Ecco perché il freddo fa bene</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2017/01/la-neve-freddo-fanno-bene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 08:53:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dai social sembra che neve e freddo stiano imperversando come mai prima d&#8217;ora. Dalle stesse voci che quest&#8217;estate «uff che caldo», ora si ascolta «brr che freddo». Urlavano al lupo della steppa infuocata, ma ora sono certi che dal Brennero iniziano a scendere i mammut. La verità è che è normale che in inverno faccia freddo &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2017/01/la-neve-freddo-fanno-bene/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Ecco perché il freddo fa bene</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2017/01/la-neve-freddo-fanno-bene/">Ecco perché il freddo fa bene</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dai social sembra che neve e freddo stiano imperversando come mai prima d&#8217;ora. Dalle stesse voci che quest&#8217;estate «uff che caldo», ora si ascolta «brr che freddo». Urlavano al lupo della steppa infuocata, ma ora sono certi che dal Brennero iniziano a scendere i mammut. La verità è che è normale che in inverno faccia freddo e, guarda un po&#8217;, in estate caldo. Non è colpa del global warming insomma, le cui conseguenze concrete e minacciose sono ben altre e di più larga scala.</p>
<p>Piuttosto, l&#8217;ambiente naturale ha bisogno del freddo e della neve per il suo ciclo di vita. E ci sono benefici affatto scontati anche per il nostro organismo. Non tutto il freddo <a href="http://donna.fanpage.it/l-inverno-ti-fa-bella-ecco-i-5-benefici-del-freddo/" target="_hplink">viene per nuocere</a>, insomma: le energie aumentano, le calorie si smaltiscono più facilmente, si alleviano certi fastidi circolatori, si ottimizzano i risultati dell&#8217;esercizio fisico e della tonificazione muscolare.</p>
<p><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205254_compressed.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4440" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205254_compressed.jpg" alt="slide_513106_7205254_compressed" width="527" height="395" /></a></p>
<p>Come la pausa invernale giova dunque alla vegetazione, un cambio nella routine dei mesi freddi è un toccasana per la salute del nostro fisico, ben più minacciato dall&#8217;aria stagnante cittadina che non dall&#8217;ondata di freddo stagionale. Non serve essere sportivi accaniti e neppure troppo allenati per incamminarsi su un sentiero e perdersi nella quiete cristallina di montagne sconosciute al caos vacanziero. Ci sono <a href="http://www.vitalpina.info/it/hotels-alto-adige/1-0.html">altipiani dove l&#8217;ossigeno del bosco incontaminato e il fresco della neve appena caduta sono una risorsa</a> fruibile da sentieri pianeggianti.</p>
<p><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205256_compressed.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4441" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205256_compressed.jpg" alt="slide_513106_7205256_compressed" width="527" height="395" /></a></p>
<p>Magari, poi, tra una baita e l&#8217;altra si scopre anche il gusto delle pietanze. Hanno sposato perfettamente il binomio passeggiate/sapori gli ideatori di Alps Culinaria, una serie di weekend dedicati all&#8217;<a href="http://www.klausen.it/it/piaceri-cultura/highlights-eventi/alps-culinaria/">esplorazione facile e golosa delle Alpi</a>. Quattro appuntamenti per altrettante località in Val Isarco. Tre coinvolgono gli altipiani di Barbiano, Velturno e Villandro con le Dolomiti a fare da sfondo. Uno si spinge sotto le Dolomiti di Funes a toccare le cattedrali di roccia.</p>
<p><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205242_compressed.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4442" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205242_compressed.jpg" alt="slide_513106_7205242_compressed" width="527" height="395" /></a></p>
<p>L&#8217;Italia ha l&#8217;enorme fortuna di un ambiente montuoso (alpino e appenninico) che lascia staccare la spina permettendo di incontrare paesaggi invidiabili e specialità della tradizione, roba che tedeschi, inglesi e francesi apprezzano inventandosi le occasioni più disparate &#8211; spesso fuori stagione &#8211; per venirci a trovare quando noi italiani pensiamo alla invariabilità dell&#8217;equazione vacanza invernale=sci.</p>
<p><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/n-INVERNO-large570.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4443" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/n-INVERNO-large570.jpg" alt="n-INVERNO-large570" width="570" height="238" /></a></p>
<p>Diversamente, diventa normale che ci si abitui a sentirsi rispondere &#8220;tutto esaurito&#8221; quando si prenota un soggiorno. Pensiamoci: un impianto di risalita &#8211; che spesso si è mangiato pure un pezzo di bosco &#8211; può arrivare alla capacità massima di ricettività, dopo la quale non ce n&#8217;è più per nessuno, salvo la pena di lunghe code, con tutti che guardano tutti nell&#8217;attesa di attaccarsi al filo per salire. Praticamente è il trasferimento dello stress tra i picchi.</p>
<p>In mezzo agli alberi e sugli altopiani invece questo non succede, perché la coda più grossa in cui si potrebbe incappare è quella di una volpe e lo sguardo più intenso quello di un camoscio che spia da dietro un cespuglio. È un invito anche all&#8217;ascolto, del vento tra gli alberi o della neve che cade dai rami con quei tonfi attutiti che non hanno uguali. Magari lasciandosi consigliare dai padroni di casa, ben informati sull&#8217;accessibilità dei sentieri e sull&#8217;apertura delle strutture in quota.</p>
<p><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205252_compressed.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4445" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205252_compressed.jpg" alt="slide_513106_7205252_compressed" width="527" height="395" /></a></p>
<p>C&#8217;è poi un libro che educa all&#8217;ascolto di questa straordinaria biblioteca dei rumori. <a href="http://www.ediciclo.it/index.php?qr=il_sole_che_nessuno_vede_di_tiziano_fratus_scheda_libro&amp;pagid=prod_det&amp;_get_prod_id=1427" target="_hplink">Il sole che nessuno vede</a> di Tiziano Fratus nasce dalla semplice azione di sedersi spalancando le orecchie e il cuore, con la dedizione a cui ci ha abituati l&#8217;autore nei confronti di foreste e corsi d&#8217;acqua.</p>
<p>L&#8217;uomo medita &#8211; scrive Fratus &#8211; perché trova giovamento nel dimenticare quello che è per la società in cui è immerso. Smette di dare ascolto a quell&#8217;io che ha dentro per iniziare a ricostruire il mondo sentendosi parte dell&#8217;immensa materia che lo circonda e lo compone. È un cambio viscerale. Chi accetta di entrare in questa dimensione inizia a riconoscersi della stessa materia di un bosco libero nel cielo e non di una colonna fumante, sia essa di auto o sciatori incalliti.</p>
<p>Questo articolo è pubblicato anche sull&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.it/stefano-paolo-giussani/il-freddo-salutare-per-il-nostro-fisico_b_14181186.html?utm_hp_ref=italy">Huffington Post</a>.</p>
<p><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205238_compressed.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4444" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2017/01/slide_513106_7205238_compressed.jpg" alt="slide_513106_7205238_compressed" width="318" height="425" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2017/01/la-neve-freddo-fanno-bene/">Ecco perché il freddo fa bene</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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		<title>Reinhold Messner e Zaha Hadid, due visionari sulle Alpi</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2015/08/messner-corones-museo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2015 09:05:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante i 70 anni suonati, Reinhold Messner continua ad avere qualcosa da raccontare in tema di alpinismo. Il primo uomo ad avere salito i 14 ottomila della Terra ha inaugurato un nuovo museo sulla cima di Plan de Corones, in Val Pusteria. È la sesta delle sue raccolte sparse nelle Alpi centrali, la prima che &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2015/08/messner-corones-museo/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Reinhold Messner e Zaha Hadid, due visionari sulle Alpi</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2015/08/messner-corones-museo/">Reinhold Messner e Zaha Hadid, due visionari sulle Alpi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante i 70 anni suonati, Reinhold Messner continua ad avere qualcosa da raccontare in tema di alpinismo. Il primo uomo ad avere salito i 14 ottomila della Terra ha inaugurato un nuovo museo sulla cima di Plan de Corones, in Val Pusteria. È la sesta delle sue raccolte sparse nelle Alpi centrali, la prima che trova spazio nei volumi progettati da una archistar, Zaha Hadid.<span id="more-4196"></span></p>
<p>Sul margine orientale della montagna c&#8217;è ora una struttura che sembra modellata da alieni, appena atterrati dopo un viaggio da chissà quale parte dell&#8217;universo. Quel che sorprende è che al suo interno si trovano invece pezzi di storia terrestre molto tradizionale, quella del rapporto tra l&#8217;uomo e la montagna. Prima dell&#8217;inaugurazione, una giornalista tedesca aveva ipotizzato che le pareti sinuose dell&#8217;archistar iraniana sarebbero state le prime sulle quali Messner sarebbe scivolato senza riscatto.</p>
<p>Nel raccontarmi l&#8217;aneddoto, ricordo lo sguardo di Reinhold puntato nelle mie pupille mentre mi affonda un perentorio &#8220;vedremo!&#8221;. Ha avuto ragione lui. I quadri e i cimeli stanno benissimo, collegati tra loro da citazioni di uomini che la montagna l&#8217;hanno vissuta prima ancora di scalarla.</p>
<blockquote><p>Io stesso avevo un po&#8217; paura che non saremmo riusciti a mettere quello che volevo. Ringrazio Zaha Hadid che ci ha dato un&#8217;architettura unica, inconfondibile. Se oggi uno visita i miei <a href="http://www.messner-mountain-museum.it/it/">sei musei</a> può constatare che sono diversi, per architetture e contenuti. La visione per chiunque è la base di ogni fare e di ogni successo. Non soltanto per la montagna. Se io prima di salire su una via nuova non l&#8217;avessi avuta nella mia mente, non sarei andato lontano. Qui nel nuovo museo ho applicato la mia visione per poterla trasmettere a chi verrà a visitarlo. Vorrei ricordare così il mio alpinismo tradizionale. Fino ad oggi ho fatto sei vite diverse: il rocciatore, l&#8217;alpinista d&#8217;alta quota, l&#8217;avventuriero sulle distese ghiacciate e i deserti, il politico, lo studioso, l&#8217;inventore di musei sulla montagna. Per questo vorrei rimanere sulla relazione uomo-montagna. E a chi mi chiede quale sarà la prossima attività, rispondo che mi piacerebbe nel futuro firmare dei film.</p></blockquote>
<p>Prima del Messner regista c&#8217;è anche un altro Messner che pochi conoscono. È il contadino. Quello che predica la natura e il rispetto delle alte quote. Quello che comprende l&#8217;utilità del turismo per mantenere i montanari ma raccomanda il non superare i 2500 metri, livello oltre il quale la montagna va lasciata a se stessa. Confesso che &#8211; per come lo conosco &#8211; mi sarei aspettato che il Messner contadino si opponesse alla costruzione della nuova struttura a Corones. Lo scrivo ricordando quanto sono rimasto perplesso dalla scelta di un museo lì dove lo sbancamento era un pugno nello stomaco.</p>
<p>Così ho chiesto al diretto interessato la ragione della costruzione del nuovo museo. I fatti mi hanno chiarito un po&#8217; le idee. Il Consorzio degli impianti aveva deciso di bandire una gara per una piattaforma panoramica. Ha vinto la Hadid. Messner è stato interpellato per un parere ma ha stroncato l&#8217;idea di una nuova elevazione: c&#8217;erano già troppe costruzioni e una ulteriore non avrebbe avuto senso.</p>
<p>Così suggerisce con uno schizzo l&#8217;idea di un ingresso e tre diramazioni in direzione di altrettanti quadri naturali: le sue montagne natie nel Parco Naturale Puez Odle, il pilastro centrale del monte Cavallo dove ha rischiato la vita, una terza finestra su un balcone che apre uno sguardo a 180° sulle valli ladine in cui il paesaggio non è ancora turbato. Ecco dunque che il contadino dialoga con l&#8217;alpinista e i conti tornano. Zaha Hadid recepisce gli spunti e ne ricava un tunnel con un ingresso e tre diramazioni che prima penetrano la montagna come radici e poi tornano alla luce. Piace? I gusti sono relativi. A me piace molto e credo che sicuramente vada visto, lasciando poi a ognuno la sua, personalissima, riflessione.</p>
<p>Questo articolo è pubblicato anche sull&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.it/stefano-paolo-giussani/messner-e-le-nuove-finestre-sulle-alpi_b_7893266.html">Huffington Post</a><br />
.</p>
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		<title>L&#8217;uomo che ammazza l&#8217;orso è un bastardo o uno stupido?</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2014/09/luomo-che-ammazza-lorso-e-un-bastardo-o-uno-stupido/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2014 14:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra degli Orsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ci sto. Non posso accettare l&#8217;esito nefasto di una operazione che doveva &#8220;proteggere&#8221; e invece uccide. Daniza l&#8217;orsa aveva difeso i suoi cuccioli da una minaccia, i politici hanno cavalcato la battaglia della minaccia degli orsi, un agente maldestro sbaglia la dose per narcotizzarla e la uccide. Traduco: uno sprovveduto molesta gli animali nel &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2014/09/luomo-che-ammazza-lorso-e-un-bastardo-o-uno-stupido/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">L&#8217;uomo che ammazza l&#8217;orso è un bastardo o uno stupido?</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2014/09/luomo-che-ammazza-lorso-e-un-bastardo-o-uno-stupido/">L&#8217;uomo che ammazza l&#8217;orso è un bastardo o uno stupido?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci sto. Non posso accettare l&#8217;esito nefasto di una operazione che doveva &#8220;proteggere&#8221; e invece uccide.</p>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/09/orsa2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/09/orsa2.jpg" alt="" width="320" height="180" border="0" /></a></div>
<p>Daniza l&#8217;orsa aveva difeso i suoi cuccioli da una <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2014/08/15/news/trentino_cercatore_di_funghi_aggredito_da_orsa_con_cuccioli-93830997" target="_blank">minaccia</a>, i politici hanno <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/23/trento-ancora-polemiche-per-lorsa-brambilla-ergastolo-per-motivi-politici/1097326" target="_blank">cavalcato la battaglia</a> della minaccia degli orsi, un agente maldestro sbaglia la dose per narcotizzarla e <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/natura/2014/09/11/orsa-daniza-non-sopravvive-alla-cattura_f4243176-9773-4554-8df2-8d2899842244.html" target="_blank">la uccide</a>.</p>
<p>Traduco: uno sprovveduto molesta gli animali nel loro ambiente, il solito politico fa l&#8217;opportunista, l&#8217;operatore &#8220;ecologico&#8221; (ops!) immette un po&#8217; più di goccine nel proiettile.<br />
Ma a chi vogliono darla a bere? Qui assieme a un magistrato serve uno psicologo. Signor ministro, mi aspetto la più dura delle reazioni.<br />
Non volete ascoltare l&#8217;ecologista perché infastidisce ed è un fanatico?  Bene, ascoltate il cittadino che paga le tasse. Ridatemi i soldi che è costato il progetto <a href="http://www.life-arctos.it/home.html" target="_blank">Arctos Life</a>, perché i fatti dimostrano che non solo non siamo in grado di gestirlo, ma qualcuno gli orsi non li vuole proprio.</p>
<p>Non mancano le reazioni.</p>
<blockquote><p>Ciò che è accaduto all’orsa Daniza non è un incidente né un fatto casuale: è un animalicidio in pieno regola &#8211; sostiene l’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali &#8211; Consideriamo responsabili di questa morte tutte le autorità che hanno fatto del terrorismo psicologico contro l’orso.</p></blockquote>
<p>Si accodano anche Lav e Wwf:<br />
Che siano accertate le eventuali responsabilità, per evitare nuove morti di questi preziosi animali, specie protetta dall’Unione Europea verso cui l’Italia è responsabile.</p>
<p>Michela Brambilla, da sempre in prima linea nella difesa degli animali:</p>
<blockquote><p>Ancora una volta, un animale innocente ha perduto la vita per l’arroganza e l’incapacità dell’uomo. I responsabili politici devono trarre le debite conseguenze, lasciando la propria carica.</p></blockquote>
<p>Beppe Grillo, dal suo blog, rilancia l’hastag #giustiziaperdaniza e i parlamentari del Movimento Cinque Stelle delle Commissioni Agricoltura e Ambiente commentano:</p>
<blockquote><p>La morte di Daniza rappresenta, ancora una volta, la vittoria dell’arroganza e della crudeltà di chi si sente superiore alla natura e agli altri esseri viventi e che portando avanti un’azione schizofrenica prima promuove il ripopolamento dei nostri boschi di orsi bruni e poi ne decide l’eradicazione.</p></blockquote>
<p>Aggiungo una cosa. Il politico avvalla l&#8217;operazione per il suo elettorato? Bene, colpiamo una delle principali industrie, quella del turismo. Andiamo in vacanza da altre parti. Noi gli orsi li vogliamo vedere. La montagna era prima loro che nostra. Non lo capiranno con le notizie, proviamo col portafoglio. Vedrai che le cose cambiano. Intanto #giustiziaperdaniza</p>
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		<title>L&#8217;ultimo pascolo dell&#8217;estate</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2014 14:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra degli Orsi]]></category>
		<category><![CDATA[alpi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si avvicinano le giornate cristalline di settembre, quelle in cui in uno stesso panorama si vedono l&#8217;infuocata dei boschi e le montagne ingiallite a fare da pilastri a cieli cobalto. Speriamo che l&#8217;autunno sia un po&#8217; meno originale della stagione che lo ha preceduto. Rimane comunque un momento di riflessione. Vi svelo un paio di &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">L&#8217;ultimo pascolo dell&#8217;estate</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/">L&#8217;ultimo pascolo dell&#8217;estate</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.stefanopaologiussani.it">Stefano Paolo Giussani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">Si avvicinano le giornate cristalline di settembre, quelle in cui in uno stesso panorama si vedono l&#8217;infuocata dei boschi e le montagne ingiallite a fare da pilastri a cieli cobalto. Speriamo che l&#8217;autunno sia un po&#8217; meno originale della stagione che lo ha preceduto. Rimane comunque un momento di riflessione.</span><br />
<span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">Vi svelo un paio di posti a me molto cari, a ridosso dei 4000 alpini ma raggiungibili con facilità. Ci vado per ricaricare l&#8217;anima e il corpo, a salutare i pascoli prima del riposo invernale. In Valle d&#8217;Aosta, tutti conoscono la maestosità del Monte Bianco e la sagoma svettante del Cervino. Di fronte a loro ci si può arrivare con sentieri e carrarecce, senza dover fare code, timbrare cartellini o sopportare suoni che non siano naturali.</span><br />
<span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">Un&#8217;angolazione originale della piramide granitica più famosa del mondo è quella che si gode da Gillerey, frazione di Torgnon. Il comune è uno di quelli della Val d&#8217;Aosta dove non ci passi per caso, ci devi andare apposta. Lasciando la celebre strada che porta alla ancor più celebre Cervinia, il paese è adagiato sulla sinistra. Chi ama i luoghi preservati benedirà il fatto che Torgnon non è affatto celebre, nonostante i vicini ingombranti. E&#8217; aggraziato come molti paesi da queste parti, ma qui ci sono almeno un paio di motivi in più per venirci. Il primo è il borgo di <a href="http://www.comune.torgnon.ao.it/ComSchedaTem.asp?Id=27241" target="_blank">Triatel</a>, del quale la parte più antica è stata recuperata integralmente e mostra come si viveva sulle Alpi fino all&#8217;inizio del &#8216;900. </span><br />
<span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">Una grande lezione per chi ama la montagna, un ottimo spunto per tutti gli altri che possono comprendere come l&#8217;abitare le Alpi non sia affatto scontato. Il secondo motivo è la straordinaria veduta su Cervino e Plateau Rosa che si gode da Gillerey, a monte dell&#8217;abitato, il poggio è caratterizzato da una chiesetta esagonale con dodici rocce attorno a rappresentare gli apostoli. La strada che ci arriva fa parte della Balconata del Cervino e il tempietto appare all&#8217;improvviso come se qualcuno ce lo avesse appena appoggiato. Lo sterrato che pennella le foreste di Torgnon attraversando conche e crinali può essere percorso a piedi, in bici e perfino con gli sci  da sciescursionismo in inverno. </span><br />
<span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">Cambio scena, ci si avvicina al ghiacciaio quasi a sentirne il freddo. Sul versante opposto della Vallée, superata Aosta e quasi al cospetto del tetto d&#8217;Europa, si punta a La Thuile. La stazione invernale è molto conosciuta, anche per la condivisione del comprensorio sciistico con la francese La Rosière. Meno nota, invece è la parte escursionistica. Il <a href="http://www.lathuile.it/datapage.asp?id=429&amp;l=1&amp;s=E" target="_blank">tracciato delle cascate del Rutor</a> è tra i più affascinanti che si possano percorrere. Raggiunta la terza cascata, l&#8217;invito è a proseguire per risalire l&#8217;ultimo crinale a guadagnare la quota del <a href="http://www.rifugiodeffeyes.it/" target="_blank">rifugio Deffeyes</a>. Qui niente rumori e zero inquinamento luminoso. L&#8217;edificio fronteggia il circo glaciale del Rutor con un&#8217;angolazione da spettacolo perfetto. Il ghiacciaio si è molto ritirato dall&#8217;800, quando una volta all&#8217;anno provocava disastri appena l&#8217;eccessivo scioglimento delle nevi faceva saltare il tappo di detriti e provocava un&#8217;improvvisa alluvione a valle. </span><br />
<span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">Oggi il corso del torrente è una lezione vivente dell&#8217;orografia alpina, con un ponte nuovo di zecca sospeso sul salto della terza cascata. Il Sentiero del Centocinquantenario che si imbocca dalla parte opposta del ponte è una via alternativa alla discesa. In tutto questo, il Monte Bianco è lì, a guardare ogni passo come il gigante sonnacchioso che possiede la montagna ma non si fa problemi a fartela godere. Generoso lui, come solo la natura sa essere. Due occhi, a volte, non bastano per portare a casa tanta grandezza, ecco perché in montagna serve anche il cuore.</span><br />
<span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">Questo articolo è pubblicato anche sull&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.it/stefano-paolo-giussani/ultimo-pascolo-estate_b_5703741.html?utm_hp_ref=italy" target="_blank">Huffington Post</a>.</span><br />
<span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><br />
</span></p>
<div style="clear: both; text-align: center;">

<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/la-2bthuile-2c-2bla-2bterza-2bcascata-2bdel-2brutor1/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/08/La-2BThuile-2C-2Bla-2Bterza-2Bcascata-2Bdel-2BRutor1.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/lathuile-2c-2bil-2brifugio-2bdeffeyes-2be-2bil-2bghiacciaio-2bdel-2brutor1/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/08/LaThuile-2C-2Bil-2Brifugio-2BDeffeyes-2Be-2Bil-2Bghiacciaio-2Bdel-2BRutor1.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/torgnon-2c-2bil-2bpanorama-2bsul-2bcervino-2bda-2bgillerey/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/08/Torgnon-2C-2Bil-2Bpanorama-2Bsul-2BCervino-2Bda-2BGillerey.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/torgnon-2c-2bla-2bchiesa-2bdel-2bmuseo-2bpetit-2bmonde/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/08/Torgnon-2C-2Bla-2Bchiesa-2Bdel-2Bmuseo-2BPetit-2BMonde.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/torgnon-2c-2binterno-2bdi-2buna-2bbaita-2bal-2bmuseo-2bpetit-2bmonde-2b/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/08/Torgnon-2C-2Binterno-2Bdi-2Buna-2Bbaita-2Bal-2Bmuseo-2BPetit-2BMonde-2B.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/torgnon-2c-2bil-2blago-2bgorza-cc-80/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/08/Torgnon-2C-2Bil-2Blago-2BGorza-CC-80.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/la-2bthuile-2c-2bil-2bnuovo-2bponte-2bdel-2bsentiero-2bdelle-2bcascate-2bvisto-2bdal-2bsecondo-2bsalto/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/08/La-2BThuile-2C-2Bil-2Bnuovo-2Bponte-2Bdel-2Bsentiero-2Bdelle-2BCascate-2Bvisto-2Bdal-2Bsecondo-2Bsalto.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/lathuile-2c-2bil-2brifugio-2bdeffeyes-2be-2bil-2bghiacciaio-2bdel-2brutor/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/08/LaThuile-2C-2Bil-2Brifugio-2BDeffeyes-2Be-2Bil-2Bghiacciaio-2Bdel-2BRutor.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2014/08/lultimo-pascolo-dellestate/torgnon-2c-2bla-2bcappellina-2bdi-2bgillerey-2bsulla-2bbalconata-2bdel-2bcervino/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2014/08/Torgnon-2C-2Bla-2Bcappellina-2Bdi-2BGillerey-2Bsulla-2Bbalconata-2Bdel-2BCervino.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>

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		<title>La notte dei diavoli e l&#8217;acqua santa</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2013 09:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra degli Orsi]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[alpi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le suggestive tradizioni dell&#8217;Avvento, ce n&#8217;è una estranea al buonismo prenatalizio, agli angioletti nei presepi e agli zampognari. Riguarda il diavolo, anzi i diavoli. In molte valli alpine è consuetudine che in certi momenti dell&#8217;anno, specie verso la fine, alcuni dei paesani si travestano per portare il terrore nelle vie. Dalle Alpi Bavaresi al &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">La notte dei diavoli e l&#8217;acqua santa</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le suggestive tradizioni dell&#8217;Avvento, ce n&#8217;è una estranea al buonismo prenatalizio, agli angioletti nei presepi e agli zampognari. Riguarda il diavolo, anzi i diavoli. In molte valli alpine è consuetudine che in certi momenti dell&#8217;anno, specie verso la fine, alcuni dei paesani si travestano per portare il terrore nelle vie. Dalle Alpi Bavaresi al Friuli e alla Slovenia, tra le montagne echeggiano campanacci, l&#8217;odore delle pelli dei caproni è forte e le urla rompono il silenzio dei campi mentre i fuochi illuminano maschere che mettono spavento non solo ai bambini.</p>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-12-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-12-2.jpg" alt="" width="240" height="320" border="0" /></a></div>
<p>In Alto Adige, quasi in ogni paese, nella notte precedente San Nicola, i giovani e le giovani non sposate, si coprono di pelli e corna per camminare tra le strade e molestare i malcapitati che si trovano a incrociare il loro cammino. È la notte dei <a href="http://www.blogger.com/a%20href=%22http://en.wikipedia.org/wiki/Krampus%22%20target=%22_hplink%22">krampus</a>, ossia dei diavoli. La collocazione temporale dicembrina, in realtà, non è tanto legata all&#8217;avvento, quanto ai riti pagani dell&#8217;addio al buio per salutare il ritorno della luce con l&#8217;allungamento delle giornate. Due mostre, <a href="http://www.suedtirol.info/it/Media-Center/Comunicati/artikel/5a92289e-dd1f-4aa0-9848-9a75fed4bb4d/Alto-AdigeSuedtirol-Krampus-che-passione.html">a Bolzano e a San Candido</a>, raccontano questa tradizione attraverso le maschere più caratteristiche.</p>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-12.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-12.jpg" alt="" width="240" height="320" border="0" /></a></div>
<p>In sostanza si tratta di uno di quei riti legati ai ritmi della natura che l&#8217;uomo non ha dimenticato e che in regioni ancora rurali riesce a sposare la tradizione e il folklore con uno spettacolo che almeno una volta nella vita va vissuto. Meglio se poi ci si infila in una delle osterie che alla tradizione contadina dei krampus sono ben legate, anche perché fanno scoprire che concetti come chilometro zero e sostenibilità delle culture non sono un&#8217;affermazione di marketing o la moda del momento.</p>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-22.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-22.jpg" alt="" width="240" height="320" border="0" /></a></div>
<p>Come dire che nel momento in cui tutti si sentono più buoni, i diavoli e qualche peccatuccio (di gola) sono ben accetti.<br />
Questo articolo è pubblicato anche sull&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.it/stefano-paolo-giussani/i-diavoli-prima-dellacqua-santa_b_4396038.htmlhttp://www.huffingtonpost.it/stefano-paolo-giussani/i-diavoli-prima-dellacqua-santa_b_4396038.html">Huffington Post</a>. Grazie ad Alessio Ciani per le foto.</p>
<p>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-13/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-13-.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="krampus" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-2.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="krampus" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-12/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-12-.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="krampus" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-14/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-14-.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="krampus" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-8/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-8-.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-11/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-11-.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="krampus" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-10/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-10-.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="krampus" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-7/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-7-.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-5/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-5-.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-9/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-9-.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.stefanopaologiussani.it/2013/12/i-diavoli-e-lacqua-santa/foto-1/'><img loading="lazy" decoding="async" width="112" height="150" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-1.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="krampus" /></a>
</p>
<div style="clear: both; text-align: center;"></div>
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		<title>La nuova Montagna, i vecchi cosa direbbero?</title>
		<link>https://www.stefanopaologiussani.it/2013/08/la-nuova-montagna-i-vecchi-cosa-direbbero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2013 11:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra degli Orsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andermatt é una graziosa localitá del Canton Uri. Tra gli angoli della Svizzera è quello che meglio di altri rappresenta un crocevia tra le Alpi e l&#8217;Europa. Andermatt é anche un luogo emblematico per quello che si prospetta. Un ampio piano di sviluppo urbanisticoprevede di cambiare radicalmente l&#8217;assetto del piccolo centro abitato adagiato ai piedi &#8230; <a href="https://www.stefanopaologiussani.it/2013/08/la-nuova-montagna-i-vecchi-cosa-direbbero/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">La nuova Montagna, i vecchi cosa direbbero?</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify;"><a href="http://www.andermatt.ch/en/index.cfm">Andermatt </a>é una graziosa localitá del Canton Uri. Tra gli angoli della Svizzera è quello che meglio di altri rappresenta un crocevia tra le Alpi e l&#8217;Europa.</span><br /><span style="text-align: justify;"><br /></span></p>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/08/images41.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img decoding="async" border="0" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/08/images41.jpeg" /></a></div>
<p></p>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/08/imgres51.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img decoding="async" border="0" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/08/imgres51.jpeg" /></a></div>
<p><span style="text-align: justify;"><br /></span></p>
<div style="text-align: justify;">Andermatt é anche un luogo emblematico per quello che si prospetta. Un ampio <a href="http://www.thechedi-andermatt.com/it">piano di sviluppo urbanistico</a>prevede di cambiare radicalmente l&#8217;assetto del piccolo centro abitato adagiato ai piedi di quattro passi montani.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/08/images-211.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img decoding="async" border="0" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/08/images-211.jpeg" /></a></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Il dilemma é quello che si pone tra il mantenere tutto allo stato attuale o agevolare lo sviluppo con costruzioni destinate a variare il colpo d&#8217;occhio per chi scende dai valichi. Detto in altri termini, è la scelta tra il &#8220;tutti fuori, qui non si tocca nulla&#8221; oppure &#8220;apriamoci allo sviluppo controllato e facciamo vivere la montagna con risorse nuove&#8221;.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/08/images-111.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img decoding="async" border="0" src="https://www.stefanopaologiussani.it/wp-content/uploads/2013/08/images-111.jpeg" /></a></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Grandi pensatori si dividono sulle argomentazioni. Reinhold Messner mi ha confidato la sua idea in un pomeriggio piovoso nella sua casa a Juval. &#8220;Bisogna abbandonare l&#8217;idea della montagna da cartolina di Heidi, bisogna trovare le risorse per vivere e farla vivere, però senza mettere piede dove l&#8217;uomo non lo ha mai messo prima. Certe zone vanno rispettate con l’isolamento&#8221;.</div>
<p><!--EndFragment--></p>
<div style="text-align: justify;">Portare dunque le risorse per uno sviluppo ragionato, é compatibile con una filosofia di rispetto dell&#8217;ambiente alpino? Il &#8220;ragionato&#8221; é la chiave di tutto. Chi deve essere allora l&#8217;autore del ragionamento? Non deve essere il palazzinaro. Non deve essere nemmeno l&#8217;incompetente che mira solo al breve periodo. L&#8217;unica soluzione potrebbe individuarsi in quella, sentita la popolazione locale, di mettere insieme un gruppo composto dai valligiani con i loro interessi e guidato da chi può aiutare con suggerimenti in tema ambientale e di gestione paesaggistica. Una grossa mano la offre il tener sempre ben in mente le tradizioni degli anziani. Un tempo si costruiva una baita solo in luoghi dove giá ce n&#8217;era una. Era una forma di rispetto del paesaggio ma anche una presa di coscienza: dove l&#8217;esperienza dei vecchi era passata, quello era il percorso da seguire. Valeva per le baite, per i pascoli, per i sentieri, per i commerci. Vale, o dovrebbe valere, anche per i nuovi insediamenti. I vecchi, con quel buon senso pratico e l&#8217;innato istinto di sopravvivenza, cosa direbbero dell&#8217;Andermatt di domani? Se costruire qui significa creare le condizioni per mantenere i giovani in paese e attirare persone in modo sostenibile, probabilmente la risposta dei vecchi la conosciamo già.</div>
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