Effetto Terra, la serie ecologica con Francesca Michielin ci insegna la sostenibilità

Effetto Terra, la serie ecologica con Francesca Michielin ci insegna la sostenibilità

Vent’anni fa scrissi un format legato all’ecologia. Alla presentazione, il produttore rispose che a nessuno interessava complicarsi la vita più di quanto già non facesse ogni volta che scendeva in cortile a differenziare i rifiuti.

A me sembrava naturale preoccuparsi, ma non avevo capito che era troppo presto. Dopo Greta, gli allarmi sul clima e troppe emergenze ambientali, i tempi sono maturi per la serie Effetto terra – Guida pratica per terrestri consapevoli, in onda su un medium ispirato come Sky Nature.

«La scelta di un canale dedicato alla natura ha una duplice origine – dichiara Roberto Pisoni, Director Sky Entertainment Channels – da un lato è il frutto di un lavoro di gruppo a livello europeo. Dall’altro nasce dalla convinzione che sia necessario raccontare, ora più che mai, l’ambiente che ci circonda e le sue trasformazioni. Il canale ha un’anima contemplativa, è una lente di ingrandimento sulla bellezza del mondo naturale, ma ha anche un’urgenza engagé, attenta alla salvaguardia dell’ambiente, per stimolare una riflessione costante sul rapporto tra uomo e natura».

È questo che stimola Francesca Michielin nei sei episodi di Effetto Terra. La giovane cantautrice è convincente nel raccontare come tanti piccoli gesti possano renderci sostenibili, è sincera nel porre le domande, è delicata nelle riflessioni. Il format è semplice: per ogni argomento si incontra una influencer che individua un problema e affronta la parte di soluzione gestibile da noi stessi. Quindi ci si rivolge a una specialista dal mondo dell’impresa e della ricerca per mostrarci come si stia lavorando su più ampia scala. Infine ci si confronta con la filosofa Maura Gancitano per ascoltare le implicazioni nella società e nel nostro inconscio.

Il cast, tutto al femminile, di ogni puntata è un fattore che mi pone la domanda se forse le donne non siano davvero più sensibili a questi argomenti. Personalmente avrei gradito qualche maschietto, ma riconosco la capacità sconosciuta a noi uomini di dare valore al futuro in quanto capaci di custodire in grembo una vita, accudirla per nove mesi e assicurarsi che venga alla luce nel miglior mondo possibile.

Nell’episodio dedicato alla moda sostenibile, Francesca parte dalle implicazioni del fast fashion per arrivare a soluzioni pratiche come selezionare i capi nell’armadio per comprare meno e meglio. Ascoltare che per produrre una T shirt servono 2700 litri d’acqua è un dato che fa riflettere, assieme a quello dello sfruttamento della forza lavoro necessaria. «Se costa poco, qualcuno è stato sfruttato», sottolinea Marina Spadafora di Humana, che invita anche a comprare vintage e regalare i propri abiti anziché buttarli o tenerli senza usarli per contrastare il dato dell’81% di indumenti mandati ad incenerire.

Maura Gancitano ci porta alla radice del problema: avere tante cose nell’armadio deriva dal culto della velocità in cui siamo immersi. Abbiamo paura di rimanere indietro e non avere mai abbastanza. Nell’abbigliamento dovremmo chiederci quante volte usiamo un capo e se lo si desidera veramente.

Anche il mondo del beauty ci porta a riflettere. Per essere più belli dobbiamo usare per forza prodotti con microplastiche in flaconi pesanti? I cosmetici sono testati sugli animali secondo le norme UE, ma cosa succede se i test il fanno altrove? Tendiamo a preoccuparci che sulle etichette ci sia scritto “senza questa sostanza” ma non ci concentriamo sui “con” che aggiungono qualità. Gli scarti della lavorazione alimentare di uva, zafferano e melograno per la docente e ricercatrice Carla Villa sono componenti green preziosi che fanno bene alla nostra pelle.

Chi si domanda se c’è davvero bisogno di un programma così, dovrebbe riflettere su come siamo abituati a guardare i documentari sull’ambiente senza riflettere su come dobbiamo impegnarci a preservarlo. «Vogliamo offrire uno sguardo ancora più vicino alla natura, verticale, senza ibridare la programmazione con una forte componente factual – Precisa Pisoni – Con Sky Nature possiamo farlo grazie al meglio dei documentari internazionali che selezioniamo ai festival, allo splendido catalogo di produzioni e reportage a tema ambiente di Love Nature, nostro partner fin dall’esordio. E alle nostre produzioni originali, come Effetto Terra».

C’è una domanda bollente che mi viene: quella relativa al paradosso che per rispettare la natura dobbiamo consumare meno e dunque invitare (come Effetto Terra fa) a limitare gli acquisti di quegli stessi marchi che poi sono gli inserzionisti che sostengono i canali con la pubblicità.

Non posso che apprezzare da un lato il coraggio della programmazione e dall’altro l’intelligenza del management di quelle aziende che scelgono consapevolmente di investire sul futuro. «Viviamo un tempo pericoloso ma entusiasmante», dice Maura Gancitano. Se il vero significato di sostenibilità è relativo a un tipo di sviluppo che non metta in crisi le generazioni future, la capacità della biosfera e la possibilità di coesistere, è evidente che le aziende, Francesca Michielin e noi abbiamo un solo obbiettivo comune. La vera sfida è condividerlo e far capire a economisti e manager che, rallentare oggi, non significa rimanere indietro ma essere un passo avanti.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 15 marzo 2022