Ritratto di famiglie: una mostra-coming out a Palazzo Pirelli

Ritratto di famiglie: una mostra-coming out a Palazzo Pirelli

Due genitori abbracciano la loro creatura tenendola in mezzo, le loro mani sono appoggiate sul suo torace e tutte le tre figure guardano in macchina con uno sguardo di consapevolezza. Sull’immagine sono appoggiate delle strisce di carta manoscritte. Come dei pizzini appesi. Affermano “ho compreso la complessità dell’essere umano, la potenza delle differenze, la bellezza della diversità. Il percorso è prezioso se lo puoi condividere, se serve solo a te, funziona a metà. Per vedere, capire, vale la pena attraversare la vita con gli occhi e il cuore aperto”. È una delle opere che arricchiscono il piano terra del Consiglio Regionale della Lombardia. In concomitanza con la ricorrenza del 17 maggio, giornata contro l’omobitransfobia, la mostra Ritratto di famiglie porta un messaggio alla nostra società dal cuore delle istituzioni. È un messaggio forte, ma zoppo.

Lo ha ideato la fotografa e filosofa Alle Bonicalzi con e per Agedo Milano, l’associazione di genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBTQIA+. All’inaugurazione del 12 maggio, al piano terra del Palazzo Pirelli di Milano sono intervenuti l’autrice del progetto, la presidente di Agedo Milano Cinzia Valentini, le famiglie protagoniste del percorso e Luca Paladini, consigliere regionale del Patto Civico e fondatore de I Sentinelli di Milano, che ha voluto l’esposizione in Regione.

Ritratto di famiglie: una mostra-coming out a Palazzo Pirelli

Mentre appena il giorno prima il presidente Sergio Mattarella pronunciava al vicino Politecnico la frase «ai giovani possiamo trasmettere valori di convivenza, non pretendere di trasmettere modelli di comportamento», a pesare sull’apertura della mostra è stata l’assenza di rappresentanti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, che pure ha concesso la sede. A denunciarla è lo stesso Paladini: «Una mancanza di rispetto che trasuda imbarazzo verso il tema. Un’assenza ancora più significativa se si considera che, in occasione di molte altre iniziative al Pirellone, il presidente del Consiglio è normalmente presente. In questo caso non vi è stata neppure l’indicazione di un delegato dell’Ufficio di Presidenza per portare un saluto istituzionale». Sulla stessa linea Cinzia Valentini: «È grande la soddisfazione di vedere esposte le nostre foto in una sede così prestigiosa, ma ci è dispiaciuto non ci fosse un rappresentante dei vertici della Regione all’inaugurazione». Una distanza che, in una città come Milano e a poche settimane dal Pride, segnala lo scollamento fra la presidenza regionale e una parte del tessuto sociale del capoluogo. Un’assenza che non è la prima in Italia per iniziative simili, ma che non scoraggia chi continua a portarle nelle sedi istituzionali.

Anche per questo motivo, è auspicabile che questa mostra giri. Magari proprio grazie ad Agedo, che ha una presenza capillare nel nostro Paese. Le opere che la compongono sono collage digitali che intrecciano fotografia e scrittura creativa, frutto di un laboratorio condotto dall’autrice con alcuni nuclei familiari dell’associazione. Ogni ritratto dialoga con frammenti di parole tratti dai manoscritti dei partecipanti, secondo un metodo che restituisce corpo, luce e voce alle storie raccolte. «Il ritratto è uno, collettivo e corale, ma le famiglie sono tante, diverse, uniche e irripetibili», spiega Alle Bonicalzi, che descrive l’esposizione come «essa stessa un coming out, l’epifania di una possibilità nuova di essere famiglia».

Il metodo, racconta l’autrice, è nato dall’incrocio tra la sua doppia formazione, fotografica e filosofica. Sedici famiglie convocate nella sede di Agedo Milano, un’unica sessione di scatti con fondo neutro e luce classica per non distrarre dall’unicità di ciascun volto. Ma le foto, da sole, non sarebbero bastate: «le immagini mostrano, non dimostrano – precisa Bonicalzi – qui c’era una storia delicata, profonda, articolata. Non volevo dare in pasto ritratti classici a occhi pieni di pregiudizio, volevo che le persone ritratte ci mettessero la voce». Ha allora chiesto ai partecipanti di guardarsi negli occhi senza parlarsi per tre minuti, poi di scrivere per un quarto d’ora senza fermarsi a partire dalla frase “Se guardi attraverso i miei occhi vedrai…”, infine di confrontarsi all’interno del proprio nucleo familiare decidendo cosa leggere agli altri e cancellare il resto. «Si sono detti e dette cose che non avevano mai condiviso», ricorda. Al momento di selezionare cosa rendere pubblico, è successo qualcosa di raro. «Agedo non ha cancellato quasi niente, mentre di solito mi arrivano fogli cancellatissimi. Lì ho capito che ogni famiglia dovrebbe guardarsi come si guarda Agedo».

Ritratto di famiglie: una mostra-coming out a Palazzo Pirelli

«La mostra è un invito a guardare il mondo con occhi nuovi — afferma Valentini — perché solo vedendo davvero l’altra persona possiamo costruire una società più libera e accogliente». Agedo Milano fa parte di Agedo Nazionale, rete che da oltre trent’anni accompagna i genitori nel percorso di accoglienza e comprensione delle proprie figlie e dei propri figli, promuovendo dialogo, riconoscimento dei diritti civili e contrasto a ogni forma di discriminazione. Nel 2009, al sodalizio è stato conferito l’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano.

Il percorso si propone come esperienziale prima ancora che espositivo. Accanto ai ritratti si trovano poster tipografici che rilanciano allo spettatore le stesse domande filosofiche poste alle famiglie ritratte. Di fronte, un quaderno invita a lasciare delle riflessioni e una boccia piena di strisce di carta coi toni arcobaleno dialoga con le sfumature dei manifesti didascalici. Una ragazza davanti a me ne pesca uno. Non le chiedo cosa ci sia scritto sopra, mi basta il suo sorriso e pensare che stasera, quando rientrerà, si sentirà accolta da quel senso di calore che ognuna di queste foto trasmette.

Ritratto di famiglie: una mostra-coming out a Palazzo Pirelli

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 22 maggio 2026