Ezechia ha gli occhi lucidi mentre racconta la storia dell’orsa investita da un’auto e delle chiazze di sangue lasciate sull’asfalto, vegliate dai suoi cuccioli. «Ho più volte provato ad allontanarli dalla strada, ma ogni volta che riuscivo, appena mi spostavo, tornavano sui loro passi per stare vicino a quell’ultima testimonianza della mamma», dice mentre sulle parole scorrono le immagini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, di cui è guardaparco.
La storia della convivenza tra i plantigradi e gli uomini non è semplice e il documentario Il Marsicano, l’ultimo orso non fa sconti nel raccontarla.
L’orso bruno marsicano è tra i più rari al mondo, ne esistono solo 60 esemplari che vivono in una delle aree più selvagge del nostro Paese.
Le immagini rendono giustizia all’ambiente maestoso generosamente mostrate dal drone. Montagne e boschi si susseguono a perdita d’occhio separate solo dal corso dei torrenti. Occasionalmente c’è qualche casa, e ancora più occasionalmente, c’è un paese. È qui che nasce il problema, quando alcune attività umane si scontrano con quelle dell’orso. Chi ha la precedenza? È venuto prima l’animale o prima l’uomo? Come ci si comporta in questi casi?
La società si spacca. Il lavoro dei contadini va rispettato, questo non lo mette in dubbio nessuno, ma se dall’altra parte c’è l’ultima comunità di orsi autoctoni italiani, qualche accorgimento va adottato.
Roberta, Elisabetta e Daniela sono tre figure tecniche del Parco Nazionale. È grazie alle loro testimonianze che si inquadra subito lo scenario che per 90 minuti riempie lo schermo di SKY Nature. “Specie in via d’estinzione”, “una struttura del cranio che lo rende simile al panda”, “scegliere di proteggerlo significa scegliere di proteggere un territorio”, “dobbiamo convincere la gente, noi agiamo sull’orso, ma forse dovremmo agire più sulle persone”, sono i passaggi chiave che inducono a riflettere accompagnandoci in un documentario dove ci sono proposte anche immagini che probabilmente non avremmo mai voluto vedere.
Il WWF stima in 30 anni il periodo di tempo che ci è concesso per la salvezza della specie. Il messaggio della campagna ReNature2022 precisa che, quando parliamo del marsicano, ci riferiamo all’orso più raro d’Europa, “una specie che vive nel nostro territorio come se fosse in un campo minato” precisano sul sito dell’Associazione. I rimedi per mettere in sicurezza adulti e cuccioli sono strutturali ed educativi. Serve creare le condizioni affinché il plantigrado possa espandersi in maniera naturale nel territorio attraverso sottopassi stradali, che già esistono ma vanno resi di nuovo agibili. Poi vanno protette coltivazioni e allevamenti con nuove recinzioni, installare dissuasori acustici e ottici che scoraggino gli orsi ad attraversare le strade più pericolose, rimuovere i contenitori di rifiuti che li attraggono nelle aree abitate sostituendo, per esempio, i cassonetti attuali con modelli a prova di orso. Soprattutto è opportuno favorire la convivenza con le popolazioni locali superando pregiudizi e diffidenza. Il Parco Nazionale, le associazioni e i volontari stanno facendo tutto questo, ma è una lotta contro il tempo. E un certo tipo di educazione.
Chissà se il nuovo governo, di qualunque parte esso sarà, lavorerà in questa direzione.
Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 26 settembre 2022