Il Molise? Non è tanto distante dalla Patagonia

Il Molise? Non è tanto distante dalla Patagonia

Un indimenticabile Robin Williams ne l’Attimo fuggente invitava i suoi studenti a cambiare il proprio punto di vista rompendo le regole e salendo sui banchi. Succede lo stesso quando, davanti a un territorio, si decide di osservarlo da una diversa angolazione. Lo possiamo constatare nella serie Patagonia, da questi giorni in programmazione su Sky Nature.

“Lo spirito dei pionieri, che vedeva la natura come antagonista, lascia piano piano spazio a un approccio differente, di collaborazione” recita la voce dello speaker accompagnando le immagini delle distese selvagge nella parte meridionale del continente sudamericano.

Grazie a Chatwin e Sepulveda, nel nostro immaginario, è diventata l’idea di un lembo di terra sperduto – Il mondo alla fine del mondo lo definisce l’autore cileno in uno dei suoi titoli più celebri – anche se in realtà è grande come mezza Europa e racchiude tra gli oceani Pacifico e Atlantico una biodiversità che spazia da praterie a ghiacciai, dai puma ai condor, dalle orche ai pinguini.

Un gruppo di documentaristi ha colto lo spunto di uscire dalla consuetudine di noi turisti in visita per iniziare il racconto di chi la Patagonia la vive. L’ormai “ex” cacciatore di puma ora collabora con chi tutela i grandi felini, cosciente che siano parte di un ecosistema che non può essere compromesso. Mesi di appostamento hanno reso possibile anche il punto di vista del predatore, mostrato nelle scene più tenere con la cucciolata o in quelle più cruente della caccia. Nei sei episodi, disponibili anche in streaming e on demand su NOW, il viaggio tra uomini, animali e paesaggi tocca le parti problematiche, come i cambiamenti indotti dall’uomo, qui principalmente riconducibili al climate change e all’introduzione degli ovini per la lana, con milioni di esemplari a pascolare su un’area enorme ma non per questo meno fragile di altre.

Prendendo in prestito il toponimo Patagonia, l’imprenditore Ivon Chouinard è stato tra i primi a proporre di devolvere una parte dei profitti alla conservazione del patrimonio naturale e il primo in assoluto a dichiarare tre mesi fa che, d’ora in avanti, tutti i profitti della sua azienda saranno devoluti alla tutela ambientale. “Il nostro unico azionista ora è il pianeta. Invece di estrarre valore dalla natura e trasformarlo in profitti per gli investitori, useremo la prosperità generata da Patagonia per proteggere la vera fonte di ogni ricchezza” ha dichiarato in una lettera che ci sensibilizza un po’ tutti nel momento in cui afferma che il nostro business dovrebbe essere salvare il pianeta.

Tutti noi dobbiamo fare qualcosa per l’ambiente, anche nella scelta dei luoghi dove trascorrere il tempo libero. A Finale Ligure si è conclusa la Destination Design Conference, una serrata due giorni di incontri tra persone che in Italia rappresentano quel cambio di visione che la Patagonia ci invita a considerare. La località ligure, per esempio, è un caso virtuoso. Solo trent’anni fa era meta gettonata da torinesi e milanesi per le vacanze estive, salvo conoscere il deserto negli altri mesi dell’anno, con alberghi chiusi e personale costretto a guardare altrove. Con il cambio di prospettiva del togliere il primo piano alla spiaggia per lasciarlo all’entroterra fatto di sentieri per escursionisti, itinerari per bikers, falesie per arrampicatori ed esperienza archeologiche per gli appassionati di percorsi storici, Finale è diventata una delle top 3 destinazioni outdoor italiane e tra le prime in Europa. La gente arriva tutto l’anno, si porta la bici e privilegia le specialità locali.

La Destination Design Conference del 2022 ha dato voce alle tante località che, pur in dimensioni contenute, guardano al modello Finale. Basta considerare i casi del borgo di San Ginesio, in provincia di Macerata, che si è reinventato con il teatro del Ginesio Fest, o Castel del Giudice, provincia di Isernia, che con il Buskersfestival e altre attività riesce a vincere la scommessa della destagionalizzazione.

È una piccola vittoria della sostenibilità che, non dimentichiamolo, non è solo ambientale ma anche economica e sociale. È così che la Patagonia e il Molise, in fin dei conti, non sono poi così lontani.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 20 dicembre 2022