Dai binari alla bici sulla Spoleto-Norcia

Dai binari alla bici sulla Spoleto-Norcia

Nelle ultime decadi, molti vecchi tracciati ferroviari dismessi sono stati trasformati in suggestivi percorsi ciclabili. Questa tendenza non solo offre un nuovo scopo a infrastrutture obsolete altrimenti destinate all’abbandono, ma promuove uno stile di vita sano, la connessione con la natura e un’opportunità per esplorare il patrimonio storico e recuperare quello industriale. In certi casi, questo valore diventa un modello da seguire, come nel cuore dell’Italia tra Spoleto e Norcia.

Il sedime della vecchia ferrovia che collega i due gioielli umbri è un raro esempio di infrastruttura abbandonata ma mai dimenticata dalle popolazioni locali, per le quali rimane la ferrovia che ha infranto l’isolamento, dei propri nonni e di un territorio considerato difficile già dai papi che secoli fa inviarono qui gli eremiti a gettare le basi per evangelizzare e creare ponti, spirituali e fisici.

Dai binari alla bici sulla Spoleto-Norcia

Altri ponti, con tunnel e viadotti lungo un percorso completato nel 1926, connotano oggi l’opera come un capolavoro di ingegneria ferroviaria documentato dal museo allestito nella vecchia stazione. Pur con il rammarico di aver perso il valore di una strada ferrata che oggi farebbe furore per il turismo slow, quanto rimane si sta rivelando un volano prezioso per l’economia dei territori. Il primo riconoscimento ufficiale è arrivato nel 2015, quando la ciclovia Spoleto-Norcia ha vinto la prima edizione dell’Oscar Italiano del Cicloturismo, il riconoscimento ideato da Viagginbici.com e appoggiato dal Gruppo Ferrovie della Stato Italiane che premia le “vie verdi” delle regioni che offrono servizi per il turismo lento.

Oggi il percorso della Spoleto-Norcia è un must tra gli appassionati e non solo. Nonostante sia relativamente breve, ha caratteristiche di spettacolarità che ne fanno un’esperienza da provare per conoscere un’area del centro Italia di per sé magnifica che ha fatto del proprio isolamento un motivo di attrazione. Che ci si trovi di fronte a un tracciato straordinario, ce ne si rende conto già dai due cancelli di ingresso. Dalla parte spoletina c’è il caratteristico “bicigrill” Le Mattonelle allestito presso una vecchia fornace di laterizi mentre, nella piana appena a valle di Sant’Anatolia di Narco, il punto di riferimento è la Ciclostazione tra gli orti di fronte all’antica abbazia dei Santi Felice e Mauro.

Dai binari alla bici sulla Spoleto-Norcia

Archeologia industriale, storia, fede e sport si fondono in una combinazione magica che probabilmente riesce a manifestarsi in modo così organizzato solo in Italia e grazie alla forza degli appassionati che rendono l’esperienza comodamente accessibile anche con le bici a pedalata assistita noleggiabili nelle due strutture citate.

I 51 chilometri nel mezzo scorrono alternando le vertigini di 24 ponti e viadotti con il tuffo sotterraneo in 19 gallerie, di cui una – la Caprareccia – si allunga per quasi 2 chilometri nel ventre degli Appennini. Tratti elicoidali visti spesso nelle ferrovie d’alta quota e pendenze fino al 45 per mille hanno fatto definire la Spoleto Norcia il “Gottardo dell’Umbria”, paragonandola alla famosa arrampicata dei treni elvetici. Un tratto ancora da recupere obbliga ad abbandonare il tracciato per una breve porzione lungo una variante ben segnalata su un sentiero.

La Spoleto-Norcia è anche un appuntamento apprezzato dagli animi agonistici che all’inizio di settembre di ogni anno si radunano lungo il tracciato per cimentarsi nel percorso, suddiviso per categorie e diversi gradi di difficoltà.

Basterebbe dunque questa vecchia ferrovia a richiamare il popolo dei pedali, se non fosse che il tracciato è nella regione più verde d’Italia e si presta a parecchi collegamenti, il più suggestivo dei quali è l’innesto sulla Greenway del Nera. Nel punto in cui il fiume percorre una gola selvaggia, le acque cristalline lambiscono i panorami medievali di Sant’Anatolia di Narco, le mura dell’abbazia di San Pietro in Valle, le scalinate coperte di Scheggino, Ferentillo con le mummie conservate sotto la chiesa, per arrivare allo spettacolo naturale delle Cascate delle Marmore. È la degna conclusione di un percorso che mette in pace con la natura per chi cerca la quiete e qualche esempio virtuoso di imprenditoria verde che ci si augura si diffonda sempre più nel nostro Paese.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 25 agosto 2023