Arte tra le vette, la montagna si fa museo

Arte tra le vette, la montagna si fa museo

Ogni ambiente d’alta quota dovrebbe essere rispettato come un museo consegnatoci dalla natura. Dove, nel tempo, il territorio ha conosciuto l’impatto antropico, le conseguenze possono esse stesse diventare spunto di osservazione.

In Val Pusteria, Alto Adige, si trovano due scenari facili da raggiungere che documentano il rapporto tra ambiente e uomo.

Museo di masi

Il patrimonio del passato si ammira nella successione di baite che costellano la valle di Altafossa, a monte di Rio Pusteria, in un solco invisibile dal fondovalle principale. Dal piccolo centro di Maranza si sale fino all’imbocco della strada forestale che costeggia il Rio di Campolago, con molti spunti per rilassarsi e un percorso Kneipp articolato in varie tappe di benessere che sono una full immersion di natura. Lo sterrato è ciclabile e adatto perfino con carrozzine. A piedi richiede due ore circa durante le quali, di rifugio in rifugio, si esce dalla vegetazione al Grossberghütte e si prosegue fino al Pranterstadelhütte e al Wieserhütte, con un piccolo caseificio artigianale che lavora il latte dell’alpe locale. Meno chilometro zero di così è impossibile. Davanti a ognuna delle tre strutture ci sono spazi gioco ricavati da sculture in legno. Ma a tutto questo si aggiunge il fatto che il percorso è anche un tragitto didattico per comprendere l’evoluzione dei masi e delle costruzioni in legno nelle diverse forme che si sono evolute per consentire all’uomo e alle sue attività di sopravvivere in quota. Masi tradizionale dai tetti spioventi e basi in pietra, baite più compatte e squadrate, blockhaus costruite interamente con tronchi sovrapposti, baite moderne con elementi di design contemporaneo si alternano in un trattato di architettura da toccare con mano.

Proseguendo a monte del rifugio Wieserhütte lungo il sentiero n. 15, in un’ora di camminata si raggiuge il Lago Grande di Campolago e la veduta su tutto il percorso della valle. Considerate l’estensione una sepcie di sommario.

6 artisti per l’ambiente

Spostandosi verso il centro della Val Pusteria, è un’intera montagna a farsi esposizione. Plan de Corones, paradiso degli sport invernali, in estate è gettonatissima dai bikers. E da qualche anno anche dagli appassionati d’arte.

Arte tra le vette, la montagna si fa museo

Via Artis è stata inaugurata da poche settimane e già fa scuola qualificandosi tra le gallerie d’arte a cielo aperto più alte del mondo. La vecchia strada militare segna 6 chilometri e 6 opere di artisti locali contemporanei, portando ad altrettante pause di riflessione su argomenti di estrema attualità per il nostro pianeta. A cavallo tra una didattica affatto banale e creatività intrigante, si susseguono installazioni site specific. Si riflette sui cambiamenti climatici con il carotaggio delle calotte glaciali, una gigantesca larva fluttuante sui boschi trasmette l’idea di come tutto sia in perenne trasformazione, un branco di pecore artificiali comunica la variazione delle abitudini agricole, un corno di cervo lungo quanto un autobus è un messaggio sulla ciclicità delle stagioni, degli esseri viventi e dei materiali, a partire dall’alluminio riciclato da lattine di cui è composto. Un cubo in legno in equilibrio precario diventa stabile grazie a tanti cubi più piccoli, dimostrando come tante singolarità formino un tutt’uno. L’ultima opera è un corridoio di crocus giganti, a suggerirci che solo il passaggio rispettoso attraverso elementi naturali ci può garantire un futuro sostenibile.

Arte tra le vette, la montagna si fa museo

Montagna da museo

Il concetto innovativo di trasformare un’intera montagna in spazio espositivo all’aperto è reso possibile dalla straordinaria posizione di Plan De Corones, praticamente un’isola appoggiata sulle nubi tra Dolomiti e rilievi dell’arco alpino centrale. Qui sorgono anche due tra i musei più originali. Il Lumen è dedicato alla fotografia di montagna, ottenuto trasformando la stazione della funivia in disuso in uno spazio espositivo dedicato alla luce e al colore. Dismesso anni fa, anziché demolirlo, si è scelto di trasformarlo in un grande spazio di racconto, dagli albori delle prime macchine da presa alle riprese contemporanee, compresa l’esperienza immersiva in cui ci si trova appesi a un elicottero durante un volo tra le cime.

A poche decine di metri, il Messner Mountain Museum Corones è una costruzione difficilmente definibile a parole. È un susseguirsi di pareti senza spigoli, si sviluppa sotterraneo articolandosi come la tana di una volpe, ha vetrine incastonate nella montagna e, al suo interno, le opere si alternano esprimendo la visione di Reinhold Messner sull’alpinismo tradizionale. Il tutto confezionato nell’inconfondibile involucro progettato da Zaha Hadid, parte integrante dell’esperienza museale e punto di osservazione sull’ambiente.

Arte tra le vette, la montagna si fa museo

Durante un’intervista, Messner mi confidò che, quando gli chiesero di immaginare un museo qui, si aspettavano l’effetto di una torre panoramica. Ma l’alpinista propose un’idea completamente diversa. Quella, appunto, di uno spazio sotterraneo, per essere il meno impattanti possibili e trasmettere il messaggio che solo tornando alla semplicità di guardare all’ambiente da un punto quasi invisibile si può ritrovare la via per l’equilibrio. Le tre enormi finestrature che sbucano dal sottosuolo mettono in pratica il concetto.

La lezione, rivoluzionaria, supera le parole per lasciare spazio alle immagini e a quello che in noi stimolano.

Come una vera esposizione d’arte dovrebbe sempre assicurare.

Arte tra le vette, la montagna si fa museo

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 22 luglio 2024