Ci sono fili di conoscenza ininterrotti che uniscono il passato con il futuro. A volte sono consistenti e massicci come intere biblioteche, oggi condensate in file, altre volte sono leggeri e volatili come piume e penne usate da sempre come strumento di bellezza per opere d’arte o corpi.

Ginevra è una città che si presta con successo a tessere entrambi questi fili. Unisce al passato di un centro storico cosmopolita quello di uno dei più importanti laboratori scientifici al mondo, senza tralasciare le note civettuole di una città che è sempre stata “alla moda” per essere un luogo ameno proprio nel centro d’Europa. Qui era usuale veder passeggiare nobili e pensatori. Su Ginevra si leggono cronache rosa e cronache nere. Un esempio che unisce le due facce è legato a Elisabetta d’Asburgo, l’amatissima Sissi. Amava passeggiare per la città incontrandosi con le amiche nel clima temperato del lungolago, tra le cioccolaterie che (ancora) profumano le vie e gli ambienti raffinati dove l’intellighenzia si riuniva. La confidenza le fu purtroppo fatale quando, in una tiepida giornata settembrina, incontrò l’anarchico che si era posto l’obiettivo di un clamoroso omicidio. Quale miglior vittima di una regnante famosissima, senza scorta e in ambiente tranquillo come la Svizzera? L’attentato ebbe successo e il delinquente pure. Ottenne il clamore che cercava e la principessa spirò nella città dove amava tornare e che oggi la ricorda con una targa nel punto dell’attentato.

Ginevra attraeva anche come luogo di riferimento per la religione, in quanto patria di Calvino, con la sua opera e le sue implicazioni oggi illustrate nel Museo della Riforma. Il recente ridisegno del percorso di visita ne ha creato un viaggio tra spiritualità, cultura e arte. Le applicazioni visuali, dalla pittura alla scultura, alle installazioni trovano in Ginevra un ponte tra passato e presente. Sulla collina, Rue de l’Hôtel-de-Ville con i suoi dintorni è un concentrato di gallerie d’arte.


Sul livello del selciato e nelle vecchie cantine a botte, tra le suggestioni delle architetture ove spicca il monumentale palazzo del Municipio, si affacciano una campionatura di vetrine che per la frequentazione e la ricercatezza sono praticamente un museo diffuso. La narrazione trova un ideale proseguimento in salsa contemporanea in quello che era il quartiere industriale. Ginevra sta conoscendo un momento d’oro con galleristi provenienti da New York e Parigi anche perché, due volte all’anno, a maggio e settembre, la Nuit des Bains anima il quartiere Des Bains con eventi e mostre. La vecchia fabbrica è stata trasformata nel MAMCO, il più grande museo svizzero di arte contemporanea. Su diversi piani, la collezione permanente è un campionario delle avanguardie, dimostrazione di quanto una città antica possa scommettere sul futuro.


È in periferia che si trova la scommessa più grande, quella che rende Ginevra la summa di un esempio unico al mondo. In palio c’è la scoperta del passato e del futuro. Ne Il problema dei tre corpi, scienziate e scienziati si confrontano con l’imprevedibilità di certi eventi. Nel libro e su Netflix, la storia dà spazio a un problema di fisica ma anche al fascino dei ruoli. Qualcosa di simile succede al CERN, il Science Gateway disegnato da Renzo Piano è stato inaugurato solo da qualche settimana e le prenotazioni dalle scuole di tutta Europa hanno già superato i mesi di attesa. La scienza spiega e attrae.
In certa pur affascinante letteratura, abbiamo sentito descrivere il LHC, Large Hadron Collider, del CERN come uno strumento per studiare la “particella di Dio”. Nella realtà è l’acceleratore di particelle più potente al mondo, costituito da un anello di 27 chilometri di magneti superconduttori con una serie di apparati acceleranti per aumentare l’energia delle particelle e studiarne il comportamento. Appena si conoscono i protagonisti di questa ricerca, il fascino dell’argomento cambia registro e tocca anche le persone. Fabiola Gianotti dirige la struttura con l’esperienza di chi ha dedicato un’intera vita alla fisica. Ma è circondata da un team internazionale composto anche da giovani e giovanissimi, come Valentina Cairo, scienziata al CERN da quasi tre anni. Per la sua bellezza, Valentina sembra uscita dalla serie TV. E anche la sua storia è un po’ da film. Originaria di un piccolo centro della Calabria, è approdata a Ginevra dopo un’esperienza in un istituto scientifico della California.
«Sono sempre stata curiosa e affascinata dalla Scienza – racconta – ho avuto la fortuna di incontrare professori, al liceo prima e all’università poi, che mi hanno trasmesso la passione per la fisica. Uno di questi lavorava qui all’esperimento ATLAS».
Valentina mi spiega cos’è avvalendosi di un modello Lego. Mentre nelle viscere di Ginevra corrono particelle, in superficie siamo circondati da interattività e modelli. La riproduzione sta in una vetrina, ma quello vero su cui Valentina lavora è un bestione lungo come tre Tir in fila, alto come un palazzo di 8 piani e pesante come la torre Eiffel. La bella e la bestia. Poi la bella a un certo punto sfiora un pulsante sulla parete di vetro opaca. L’avevo trascurata, ma appena la superficie si schiarisce, scopro che a fianco a noi c’è la control room del Cern. È il luogo dove convergono e si elaborano i dati.

«Questa è la sala dove per la prima volta siamo arrivati ad esaminare il bosone di Higgs». Valentina ha la capacità di rendere semplice la presentazione. L’ignorante che è in me si sente piccolo, nudo davanti al nocciolo della creazione dell’universo. Una scienziata deve spiegare e incoraggiare, è vitale perché la ricerca non si fermi e il passaggio di testimone di conoscenza continui. A questo serve la porta che il CERN rappresenta. Con Ginevra sua perfetta anticamera.
Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 28 maggio 2024