L’Italia ha una straordinaria capacità di intrecciare storia, bellezza, gastronomia e cultura in esperienze difficili da ripetere altrove. Basta attraversare i nostri borghi, sostare nelle nostre piazze, sedersi alle nostre tavole per scoprire l’alchimia sottile che rende, il nostro, un Paese dove l’arte di vivere si fonde con l’arte tout court, dove il patrimonio culturale esce dai musei per respirare nella vita quotidiana delle comunità.
Nel cortile del Castello di Sorci, ad Anghiari, tra le colline della Valtiberina aretina, si rinnova anche quest’anno uno degli appuntamenti che meglio incarnano la vocazione italiana a trasformare la vita in spettacolo. Tovaglia a Quadri compie trent’anni e celebra questo traguardo straordinario con un’edizione speciale che conferma la sua natura unica nel panorama culturale nostrano: una cena teatrale che trasforma la convivialità in spettacolo, la memoria locale in racconto universale.

Un’esperienza originale
Tovaglia a Quadri sfugge alle categorie tradizionali. È teatro, è cena, è storia locale. È tutto questo insieme, in una formula che da tre decenni incanta e coinvolge spettatori che arrivano da tutta Italia per vivere questa esperienza irripetibile.
La “cena toscana con una storia da raccontare in quattro portate” – così viene definita dai suoi creatori – si svolge ogni sera per dieci giorni consecutivi, dal 10 al 19 agosto, trasformando il suggestivo cortile del Castello di Sorci in un palcoscenico a cielo aperto dove i commensali sono partecipanti attivi di una rappresentazione che li coinvolge dall’antipasto al dolce.

Fascino toscano
Ciò che rende Tovaglia a Quadri così speciale è la sua capacità di incarnare l’essenza più profonda della toscanità. Quella fatta di comunità che si riconosce nelle proprie storie, di tradizioni culinarie tramandate di generazione in generazione, di un territorio che sa parlare di sé con ironia e autoironia.
I piatti serviti durante la cena sono rigorosamente legati alla tradizione dell’entroterra toscano, preparati con prodotti a chilometro zero che raccontano la ricchezza di una terra generosa. Ma il vero ingrediente speciale è rappresentato dagli abitanti della Valtiberina, che ogni anno si trasformano in attori, portando sul palcoscenico le proprie voci, i propri volti, la propria autenticità.
La longevità di Tovaglia a Quadri si deve anche ad Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini, autori e anime dell’evento che hanno saputo creare qualcosa che va oltre lo spettacolo: un proprio patrimonio immateriale che si rinnova ogni anno, esplorando temi sempre attuali attraverso la lente della storia locale.

Trent’anni di memoria collettiva
Come sottolineano gli stessi autori: “Da 30 anni la nostra comunità ha saputo indagare e raccontare sé stessa”. Ogni edizione diventa così un tassello di una narrazione più ampia, che intreccia microstoria e Storia con la S maiuscola, come ha riconosciuto l’Associazione Nazionale Critici Italiani, premiando l’evento nel 2024 per la sua capacità di essere “convivialità che si fa comunità”.
L’edizione 2025, intitolata “Spassato”, affronta con la consueta intelligenza drammaturgica un tema di scottante attualità: il rapporto tra memoria e oblio. La storia immaginata per quest’anno vede l’apertura al Castello di Sorci della prima Spa della vallata, dove una misteriosa “stanza dei vapori” promette di cancellare i ricordi sgradevoli. Ma in questa stessa stanza resistono ancora i libri dell’antica Universitas, custodi di una memoria storica che qualcuno vorrebbe cancellare.
Una metafora potente che, con il tipico umorismo di Merendelli e Pennacchini, interroga il pubblico su questioni fondamentali: può davvero una società permettersi di dimenticare il proprio passato? E cosa succede quando la memoria collettiva si trasforma in post-memoria?
La candidatura al Premio Ubu 2024 nella categoria “Progetti speciali” certifica il valore artistico di un’iniziativa che ha saputo inventare un nuovo modo di fare teatro.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 11 agosto 2025