Caro Stefano,
ti scriviamo questa lettera sapendo che, da qualche parte nell’universo, ti starai facendo una gran risata leggendo i nostri tentativi di ricordarti con la dovuta solennità. Perché tu, che hai sempre detestato la retorica e le parole vuote, ci hai insegnato che si può parlare delle cose più serie ridendo, che si può denunciare l’assurdo del mondo attraverso l’ironia più tagliente.
Oggi che ci hai lasciati, riprendiamo in mano la tua “Lettera dallo spazio” e troviamo tutto il tuo genio: quella capacità unica di mettere a nudo le contraddizioni umane guardandoci da fuori, come se fossimo davvero degli “alieni” per qualcun altro. Quando facevi parlare gli abitanti di Seuisprusbellusdetottukosmox, in realtà ci stavi mostrando uno specchio spietato della nostra umanità.
“Smettetela di chiamarci alieni”, scrivevi, ricordandoci che l’alterità è sempre reciproca, che il razzismo nasce dall’incapacità di riconoscere l’altro come uguale. Con poche righe demolivi secoli di pregiudizi: “Se noi siamo alieni per voi, voi siete alieni per noi”. Era la tua maniera di dirci che la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza che non riusciamo a vedere.
E poi quella domanda che ci trafiggeva: “Non siete in grado di accettare gli immigrati e sareste capaci di accogliere gente da altri pianeti? Siete spaventati dall’omosessualità e accettereste i nostri dodici sessi?” Con l’ironia più amara mettevi il dito nella piaga della nostra intolleranza, della paura del diverso che ci rende prigionieri di noi stessi.
Ma non ti limitavi a denunciare il razzismo e l’omofobia. Il tuo sguardo extraterrestre coglieva anche la nostra bulimia consumistica, la violenza che esercitiamo sul pianeta, l’ossessione per il cibo mentre molti non hanno niente da mangiare. “Cercate di non distruggere il vostro pianeta e non ammazzatevi troppo in nome di grandi idee che nell’universo diventano meno di un brivido”, era il tuo ammonimento finale, pronunciato con la leggerezza di chi sa che solo ridendo si può dire la verità.
Quella tua invenzione del Prubello Makkulimortèx, ossessionato dalle nostre trasmissioni culinarie mentre sul suo pianeta hanno solo “tortino di polvere alla peppera” e “macigno pepperato”, era un modo geniale per raccontare le nostre ossessioni televisive, la società dell’immagine che confonde il bisogno con il capriccio. E quando scrivevi che le “variazioni di luce” della stella erano dovute alle “arrabbiature” degli abitanti disturbati nel sonno, stavi raccontando come anche nello spazio più remoto esistano i rompiscatole, i disturbatori della quiete – una lezione di umanità universale.
Il tuo congedo finale, quel magnifico “Fathevansfurkettatteccazzevostrex (Fatevi un po’ gli affari vostri)”, era insieme una benedizione e un monito: smettetela di cercare nemici lontani quando non riuscite nemmeno a convivere con i vicini di casa.
Oggi tuo figlio ci ha ricordato che volevi essere ricordato attraverso la lettura ad alta voce dei tuoi racconti. È un regalo magnifico che ci fai: trasformare il lutto in festa, il silenzio in parola, la solitudine in comunità. Perché tu sapevi che la letteratura vive solo quando viene condivisa, quando passa di voce in voce, di cuore in cuore.
Così faremo, Stefano. Leggeremo Bar Sport nei bar di provincia, racconteremo La compagnia dei Celestini ai bambini che sognano mondi migliori, sussurreremo Terra! a chi ha ancora speranza nel futuro. E ogni volta che leggeremo la tua “Lettera dallo spazio”, sentiremo la tua risata arrivare da lassù, mentre ci sussurri: “Siamo ancora tra voi”.
Grazie per averci insegnato che si può cambiare il mondo facendo ridere, che la satira è la forma più alta di resistenza civile, che l’ironia è l’antidoto più potente contro ogni forma di fanatismo.
Grazie per essere stato il nostro alieno di fiducia, il nostro Prubello del cuore.
Con affetto e riconoscenza infinita,
I tuoi lettori terrestri
P.S. Se da lassù riesci a convincere Messi a venire a giocare con i ventuno di Seuisprusbellusdetottukosmox, faccelo sapere. Sarebbe la partita più bella dell’universo.
Messaggio urgente da Seuisprusbellusdetottukoskox
Gentili terrestri piangenti,
siamo i ventuno Prubelli della stella che ostinatamente continuate a chiamare KIC 8462852. Vi scriviamo perché oggi abbiamo sentito un gran baccano telepatico provenire dal vostro pianeta. Pensavamo fosse scoppiata un’altra delle vostre assurde guerre per decidere chi ha il dio migliore, invece abbiamo scoperto che piangete tutti insieme per un certo Stefano.
Beh, sappiate che è arrivato da noi stamattina.
Lo abbiamo riconosciuto subito perché rideva guardando Makkulimortèx che urlava le ricette della vostra televisione. “Finalmente uno che capisce!” ha detto Stefano, e si sono messi a fare a gara su chi inventava la ricetta più assurda. Attualmente sono in testa con “Spaghetti all’amatriciana galattica con polvere di cometa e lacrime di buco nero sanificato”.
Stefano ci ha raccontato che da voi era uno “scrittore”. Qui da noi non esiste questa professione perché siamo tutti telepatici, ma abbiamo capito che faceva più o meno quello che facciamo noi quando prendiamo in giro i terrestri. Ci piace.
Ci ha anche detto che voi adesso siete tristi. Noi Prubelli non capiamo bene la tristezza – la nostra emozione più forte è l’irritazione quando qualcuno bara al Nonsifrullax – ma Stefano ci ha spiegato che per voi è normale essere melodrammatici.
Comunque state tranquilli: qui si trova benissimo. Ha già imparato ad andare in bicicletta (la nostra invenzione più inutile ma più divertente), ascolta musica sul giradischi cosmico e ha scoperto che il nostro cellulare senza tasti è perfetto per chi detesta essere disturbato dai giornalisti.
Ah, e ci ha fatto una proposta: organizzare il primo campionato di calcio intergalattico. Noi ventuno più lui, contro una selezione di terrestri. Vincitori: chi fa più ridere durante la partita.
Smettetela di piangere, umani assurdi. Stefano dice che se continuate così viene giù e vi scrive un libro sui Prubelli che si commuovono ogni volta che muore un filo d’erba. E noi non vogliamo essere ridicoli quanto voi.
Cordiali saluti spaziali,
I 21 + 1 abitanti di Seuisprusbellusdetottukosmox
P.P.S. Stefano ci ha chiesto di dirvi: “Il segreto per non morire mai è diventare una barzelletta che si racconta nell’universo”. Noi non abbiamo capito, ma lui rideva, quindi dev’essere una cosa buona.
Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 9 settembre 2025