Elogio delle figlie femmine

Elogio delle figlie femmine

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’ultimo romanzo di Chiara Ferraris offre uno spunto di riflessione attraverso la storia di Emma, raccoglitrice di zagare nella Liguria di confine. La signora del Neroli, pubblicato da Piemme, intreccia la narrazione di un’emancipazione femminile con una rappresentazione articolata della mascolinità, presentando due figure maschili agli antipodi di fronte a Emma, donna capace di affermare la propria autonomia, rappresenta quella che potrebbe definirsi una frattura.

L’ambientazione: tra zagare e distillerie

Vallebona, paesino ligure ai confini con la Francia, costituisce il palcoscenico di questa storia familiare. L’economia locale ruota attorno alla coltivazione degli aranci amari e alla produzione di essenze pregiate: l’acqua dei fiori d’arancio per la pasticceria e il neroli per la profumeria. Emma appartiene a una dinastia di raccoglitrici che tramandano questa professione da generazioni, un lavoro che richiede mani piccole e affusolate capaci di penetrare nelle fronde degli alberi senza danneggiare i delicati fiori bianchi. Le ragazze erano tenute in grande considerazione e avere una figlia femmina un dono. La famiglia Fontana, proprietaria della tenuta e dell’attività di distillazione, rappresenta il fulcro economico e sociale attorno al quale si sviluppano le vicende. È in questo microcosmo che Emma incontra due uomini destinati a segnare profondamente la sua esistenza.

Due modelli di mascolinità

Domenico Fontana, figlio dei proprietari, incarna una figura inquietante di virilità tossica. Già nell’infanzia manifesta un’attitudine alla prevaricazione attraverso scherzi e tormenti rivolti a Emma, comportamenti che l’età adulta trasforma in violenza vera e propria. Il personaggio rappresenta quella mascolinità che pretende controllo e possesso, incapace di concepire la donna come soggetto autonomo. Giordano, nipote di Tancredi Fontana e cugino di Domenico, offre invece un contrappunto luminoso. Arrivato da Torino dove ha studiato legge, porta con sé un passato difficile ma anche una sensibilità differente. La sua è una mascolinità capace di riconoscere e rispettare l’autonomia di Emma, di comprendere il suo legame viscerale con il lavoro di raccoglitrice. Giordano ascolta, sostiene, accompagna senza pretendere di sostituirsi alle scelte della protagonista.

Il coraggio di Emma e il riconoscimento dell’autrice

Emma rifiuta di sacrificare la propria identità professionale per l’amore, rappresentando un modello di donna che antepone la realizzazione personale alle aspettative sociali. Intervistata per questa recensione, Chiara Ferraris ha dichiarato di riconoscersi nella protagonista, confermando come il romanzo attinga a una dimensione autobiografica e riflessiva. La scelta narrativa dell’autrice acquisisce particolare significato alla luce di un dettaglio compositivo: le due parti di cui consta il romanzo sono state scritte in due fasi distinte, a dieci anni di distanza l’una dall’altra. Questo arco temporale corrisponde approssimativamente al periodo coperto dalla fabula, creando una sorta di parallelo tra il tempo della scrittura e quello della storia narrata. La maturazione artistica si intreccia così con quella dei personaggi, conferendo al testo una stratificazione temporale che ne arricchisce la lettura. 

Una voce necessaria

Il romanzo affronta temi centrali nella contemporaneità: i rapporti familiari, l’emancipazione femminile, la violenza di genere, l’immigrazione. Lo fa attraverso il filtro della storia, ambientando la vicenda in un’epoca dove certe dinamiche risultavano ancora più radicate, ma offrendo al lettore strumenti per riconoscerne la persistenza nel presente. Dopo “L’impromissa”, semifinalista al John Fante Opera Prima 2020, “Anime Qualunque” e “Lady Montagu. Le cicatrici del cuore”, Ferraris consolida la propria cifra stilistica: una prosa scorrevole che sa rendere tangibili profumi e sensazioni, costruendo personaggi tridimensionali attraverso gesti quotidiani e scelte decisive. Poi è maestra di paesaggi, così come Monet e i grandissimi che descrissero la Riviera del ponente ligure col pennello. Ferraris lo fa con la penna e alla stessa altezza.

Elogio delle figlie femmine

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 25 novembre 2025