Tra memoria e teatro, educare alla sostenibilità su una bici gialla

Tra memoria e teatro, educare alla sostenibilità su una bici gialla

Alcune storie sono più coinvolgenti di altre perché hanno risvolti autobiografici e affondano nei ricordi d’infanzia. Lo scrittore Matteo Pelliti aveva quattro anni quando ricevette in regalo dal padre una bicicletta-rottame raccolta da un robivecchi con la promessa di un restauro. «Allora non ero in grado di comprendere quanto amore vi fosse in quel gesto», spiega l’autore. Quel “trauma” infantile diventa anni dopo materia narrativa: prima nella raccolta poetica Versi Ciclabili del 2007, poi nel 2016 quando Pelliti propone all’editore Topipittori l’idea di una fiaba costruita attorno a una bicicletta.

Le prime bozze in prosa de La bicicletta gialla faticano a trovare equilibrio tra parole e immagini potenziali. In un contesto culturale dominato dall’immediatezza, lo scrittore ritorna poeta e sceglie un testo in ottava rima, funzionale per rappresentare l’attesa, il tempo necessario alla costruzione, la pazienza del fare manuale.

Tra memoria e teatro, educare alla sostenibilità su una bici gialla

Archetipi e disegni

La figura del genitore che ricostruisce la bicicletta intreccia riferimenti letterari e memoria personale. «Il babbo di Giovannino è per metà un archetipico Geppetto e per metà mio padre», dichiara Pelliti. Il padre della fiaba eredita dal babbo di Pinocchio la capacità di dare vita agli oggetti attraverso il lavoro manuale, mentre dalla biografia dell’autore arriva il gesto affettivo del restauro, quel sapere tecnico messo al servizio del desiderio infantile.

Fin dall’inizio, Pelliti identifica in Riccardo Guasco l’illustratore ideale per il progetto. I due condividono riferimenti estetici comuni, in particolare il gusto per l’arte del primo Novecento. Licenziato il testo definitivo, Pelliti aspetta per due anni senza sapere del lavoro che Guasco sta sviluppando. «Ci siamo incontrati per la prima volta a una sua mostra ad Alessandria, sua città natale, quando il libro stava ormai per uscire, e lui pensava io ne avessi già visto le tavole!»

Il risultato finale dimostra una sintonia profonda, Osserva Pelliti. «I suoi disegni hanno tradotto anche il modo in cui ho scritto».

Sostenibilità sul palcoscenico

Il tema del recupero della bicicletta usata introduce elementi di economia circolare e sostenibilità ambientale. «L’idea di partenza era trasferire qualcosa di universale e nitido, una felicità capace di depositarsi in un oggetto simbolico come la bicicletta: di libertà, di misura del mondo e dell’umano».

La trasposizione teatrale curata da Giulia Solano per VivaVoce sviluppa la stratificazione linguistica dell’opera. La drammaturgia integra le tavole di Guasco, le strofe e le animazioni video. Il dispositivo scenico – una parete con finestra che funziona come teatrino, kamishibai monumentale e schermo artigianale – permette la coesistenza di piani narrativi differenti.

La recente prima teatrale al Nuovo di Pisa ha registrato un riscontro che attraversa le fasce d’età. «Nonostante sia un lavoro pensato per bambini in età elementari, in sala c’erano bimbi più piccoli e molti adulti coinvolti emotivamente», dichiara la regista. Il dato più significativo emerge dal confronto post-spettacolo con «tantissime domande su tematiche legate al mondo della bicicletta e sulla trama, ma anche sugli strumenti e meccanismi scenici utilizzati. È sintomo del fatto che lo spettacolo avvicina e incuriosisce i più piccoli all’arte teatrale».

Tra memoria e teatro, educare alla sostenibilità su una bici gialla

Un’idea di felicità raggiungibile

Pelliti definisce la bicicletta gialla «un’idea di felicità raggiungibile, a patto di riconoscerla come tale. Un’idea che l’infanzia ha molto più chiara ed evidente e che, progressivamente, l’età adulta dimentica o mistifica».

Il pubblico ha apprezzato l’idea di bicicletta che diventa strumento di una libertà essenziale, nelle parole di Pelliti «Pedalo e misuro il mondo con le mie forze».

Dal trauma biografico alla forma poetica, dalla collaborazione editoriale alla messinscena teatrale, la pièce costruisce un percorso che restituisce al pubblico – bambini e adulti insieme – la possibilità di riconoscere una forma di felicità concreta, fondata sulla dimensione umana del movimento e sul tempo necessario alla costruzione delle cose che desideriamo. Sul palco, Francesca Torelli impersona il risveglio della bicicletta con Paolo Croce babbo-meccanico che maneggia enormi chiavi inglesi. Hanno una freschezza lontana dalla velocità del web e per questo, forse, ci rendono felici.

Una felicità che risuona nella citazione di Antonella Bellutti (oro nella specialità bici su pista alle Olimpiadi di Atlanta 1996 e Sydney 2000) all’inaugurazione del museo ACDB proprio della città di Riccardo Guasco: «L’unica catena che ci rende liberi è quella della bicicletta».

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 5 febbraio 2026