Il Giorno della Memoria: un perché per cui vivere

Il Giorno della Memoria: un perché per cui vivere

L’ottantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz-Birkenau segna un passaggio cruciale nella trasmissione della memoria dell’Olocausto. Le voci dei sopravvissuti si fanno sempre più rare, rendendo urgenti nuove forme di testimonianza. In questo 27 gennaio 2026, due libri offrono strumenti diversi ma complementari per affrontare questo compito, accessibili anche al pubblico giovane.

Viktor Frankl: cercare senso nell’abisso

L’uomo in cerca di senso nasce da un’urgenza narrativa che il neurologo e psichiatra austriaco Viktor Frankl sentì al termine della guerra. Arrivato al campo di sterminio, il primo dei quattro dove fu detenuto, i nazisti distrussero il manoscritto che aveva nascosto nel risvolto del cappotto. Tutt’altro che scoraggiato, ne fece una ragione per sopravvivere a freddo, fatica e fame e farne il caso pratico della teoria che sosteneva. Lo studioso trascorse tutta la detenzione a ripetersi il contenuto e nel 1946, dopo gli anni trascorsi tra Theresienstadt, Auschwitz e due sottocampi di Dachau, riscrisse il testo in nove giorni. L’opera, diventata bestseller internazionale, alterna la cronaca della vita nel lager all’analisi psicologica della condizione dei prigionieri.

Frankl aveva perso nei campi il padre, la madre, il fratello e la moglie Tilly. Da questa esperienza limite elaborò la logoterapia, una scuola di psicoterapia che individua nella ricerca di significato la forza motivazionale centrale dell’essere umano. La sua osservazione fondamentale era che chi riusciva a individuare un “perché” – un compito da completare, una persona da rivedere – dimostrava maggiori capacità di resistenza. Come scrive citando Nietzsche: “Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi qualsiasi come”.

Il libro è ora disponibile anche in edizione Young Adult con il sottotitolo “Uno psicologo nei lager”, arricchita da immagini, lettere, discorsi, una cronologia della vita di Frankl e un glossario che rendono l’opera accessibile ai lettori più giovani.

Il testimone si fa guida

Il treno della memoria di Lorenzo Tosa e Paolo Paticchio offre un altro approccio. Il libro nasce dall’attività ventennale dell’associazione nazionale Treno della Memoria, fondata da Paticchio dopo il suo primo viaggio ad Auschwitz nel 2005.

La narrazione segue Paolo, diciottenne del Sud Italia, e i gruppi di giovani che accompagna attraverso Berlino, Cracovia e Auschwitz-Birkenau. Il racconto alterna la vicenda personale ai ritratti di alcuni ragazzi: Nicola nascosto sotto il cappuccio nero, Matilde piena di curiosità critica, Halima che accanto ai disegni dei bambini di Terezín appende quello di una mamma e un figlio migranti su una barca.

L’approccio del Treno della Memoria si basa sull’esperienza fisica e comunitaria. Come spiega Paticchio in un’intervista «portiamo i ragazzi dentro la storia e insieme a fare un cammino dentro di sé». La formula prevede quattro incontri preparatori, attività laboratoriali durante il viaggio, momenti di scrittura e riflessione collettiva. L’obiettivo è superare la spersonalizzazione dei numeri attraverso l’incontro con storie individuali.

Un’edizione recente dell’iniziativa portava il titolo “Testimoni dei testimoni”, esplicitando la sfida generazionale: raccogliere il testimone quando le voci dirette si spengono.

Due fasi della memoria

I due libri rappresentano momenti diversi del processo di trasmissione. Frankl scrive con l’autorità di chi ha vissuto l’orrore e da quello ha tratto strumenti per capire l’animo umano. “Il treno della memoria” si colloca nella fase successiva, quando occorre tracciare percorsi affinché chi arriva dopo possa toccare con mano gli eventi.

Entrambe le opere condividono la convinzione che il passato parli al presente. Frankl sviluppò la logoterapia ritenendo che il “vuoto esistenziale” della società contemporanea richiedesse strumenti per ritrovare significato. Per Paticchio e Tosa la memoria dell’Olocausto serve a riconoscere i “piani inclinati” del presente, quelle dinamiche che gradualmente conducono verso il buio. Lo fanno proponendo un ponte educativo tra eventi e luoghi, trasformando il viaggio stesso in testimonianza per chi sceglie di farsi custode della Memoria.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 27 gennaio 2026