El Greco e Shakespeare, il tormento umano a Milano

El Greco e Shakespeare, il tormento umano a Milano

I due giganti dell’arte appartengono a contesti culturali diversi ma non distanti. La loro contemporaneità a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, trova corrispondenza nella vicinanza puramente fisica che si manifesta in questi giorni a Milano, dove Palazzo Reale ospita la mostra di El Greco mentre all’Elfo la scena è calcata dal Re Lear di Shakespeare.

El Greco e Shakespeare, il tormento umano a Milano
©Laila Pozzo

L’affinità tra il pittore cretese-spagnolo e il bardo della bella Albione passa dal palcoscenico grazie al lavoro co-diretto da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia. Da una parte l’artista noto per il suo stile pittorico distintivo, dalle figure allungate e dalla forte interpretazione emotiva dei soggetti. Dall’altra, l’autore che con le sue opere teatrali ha cristallizzato temi ed emozioni umane in una precisione eterna.

È ovviamente una coincidenza che siano approdati contemporaneamente sotto i riflettori milanesi, ma mi piace pensare che nulla sia mai davvero per caso.

Quel che Bruni e Frongia ne fanno, è abbastanza straordinario, a partire dai disegni delle scene disegnate dallo stesso Bruni e che ricordano El Greco per il trattamento della luce, ma nel tormento si riferiscono anche a Basquiat, per quanto Bruni affermi di aver trovato ispirazione nella cripta dei Cappuccini a Vienna.

El Greco e Shakespeare, il tormento umano a Milano
Roberto Serra courtesy MondoMostre

Le oltre due ore e mezza di spettacolo scorrono con un immenso Elio De Capitani Lear e un cast che orbita degnamente attorno alla demenza del re, stella polare per intrighi di corte e prove di lealtà, a conferma di come il passaggio tra generazioni possa essere causa di tragedie quando al buon senso e alla bontà d’animo si oppone il bieco interesse materiale. Così, le due figlie maggiori del sovrano (interpretate da Elena Russo Arman e Elena Ghiaurov) duettano in cattiveria contrapposte alla giovane Cordelia (Viola Marietti), accettabile nella sua purezza senza retorica nella traduzione di Bruni. Il dramma scorre con tutti quei passaggi di Shakespeare che ti rimangono addosso per molti giorni dopo che li hai visti a teatro, per quanto la performance milanese sia ringalluzzita qui e là da un esilarante Oswald (Nicola Stravalaci) che sarà anche perfido, ma è perfetto nell’alleggerire il clima che porta al tragico epilogo anticipato dalla notte tempestosa «più famosa della cultura occidentale», come la definisce Bruni in conversazione con La Lettura. «Questo è il nono Shakespeare che mettiamo in scena – aggiunge – abbiamo l’età giusta per fare questo viaggio assieme ai quattro folli Lear, Gloucester, il Matto ed Edgar».

El Greco e Shakespeare, il tormento umano a Milano

E davvero, per calarsi nel profondo dell’animo umano e prepararsi degnamente a questa esperienza, il consiglio è di prendersi qualche ora già dal tardo pomeriggio per anticipare l’appuntamento all’Elfo circondandosi della teatralità di Palazzo Reale di Milano. Doménikos Theotokópoulos, aka El Greco, nacque a Creta e morì a Toledo ventiquattro mesi prima che Shakespeare, più giovane di vent’anni, si spegnesse nella natia Stratford-Upon-Avon. Incontrarli nello stesso giorno è immergersi nella loro epoca e scoprirli straordinariamente contemporanei. Il compianto Lionello Puppi, uno dei maggiori studiosi del pittore, mi confidò un giorno che a El Greco avrebbe voluto dedicare un progetto speciale che lo presentasse come l’artista espressione dei ponti che può rappresentare l’uomo tra epoche e culture. Più o meno come lo fu la sua vita tra Creta, l’Italia e la Spagna. Un ponte sul Mediterraneo che è di lezione a molti. Affermava che Theotokópoulos passò dall’essere iconografo del mondo ortodosso a rappresentare il genio visionario che finì poi con l’ispirare artisti del calibro di Manet, Cézanne e Picasso. Tutta la sua estetica, unica e iconica, sfila nell’originale allestimento delle oltre 40 opere portate a Milano dalla National Gallery di Washington, dal Museo del Prado, dal Thyssen-Bornemisza, dalle Gallerie degli Uffizi e da altre sedi espositive che per la prima volta hanno concesso il viaggio delle preziose tele verso il nostro Paese.

El Greco e Shakespeare, il tormento umano a Milano
Roberto Serra courtesy MondoMostre

Caro Lionello, ti sarebbe piaciuta questa mostra, e subito dopo ti avrei portato a teatro, rimettendo di mezzo quel bicchiere di vino che spesso ci ha scaldato i cuori parlando di arte e di uomini.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 27 ottobre 2023