Il 17 maggio della bandiera rainbow. Da dove arriva e cosa significa?

Il 17 maggio della bandiera rainbow. Da dove arriva e cosa significa?

Per la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, sventolano le bandiere rainbow. Ogni 17 maggio, Ivan e io ne issiamo due nel nostro giardino. Mentre scrivo, le vedo tese nel vento, come preghiere tibetane, spero recapitino messaggi di inclusione ai Vannacci del mondo che pensano alle bandiere per dividere, dimenticando che le bandiere nascono come simboli di unità.

Nel caso della così detta bandiera Rainbow, il significato di un vessillo incontra quello dell’arcobaleno. Le tonalità erano già simbolo nel 1973 con i Pink Floyd, su una delle cover discografiche più famose di ogni tempo. Il fondatore del gruppo Roger Waters dichiarò «The Dark Side of the Moon era un’istanza di empatia politica, filosofica e umanitaria che chiedeva disperatamente di venir fuori.»

L’italiano Franco Summa fu tra i primi a usare il tema rainbow come atto di provocazione positiva con l’azione collettiva Sentirsi un arcobaleno addosso. Produsse 24 magliette tessute con 24 fasce di colori diversi e le donò a 24 autori-attori perché le indossassero nella consapevolezza della responsabilità di essere protagonisti.

La bandiera Rainbow LGBT

Per arrivare all’arcobaleno che appare nella bandiera del Gay pride, bisogna attendere il 1978 e Gilbert Baker. Veterano della guerra del Vietnam, designer, artista e drag queen, Baker creò la bandiera arcobaleno facendola diventare il simbolo universale di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, in riferimento alla poliedricità della comunità che rappresentano.

Nato il 2 giugno del 1951 a Chanute, un paese agricolo di 8000 abitanti in Kansas, lasciò casa per arruolarsi nell’esercito. All’epoca del suo congedo, a 21 anni, un omosessuale poteva ancora essere imprigionato o sottoposto a terapia con elettroshock per l’omosessualità.

«Una volta che sono stato finalmente liberato dal mio passato in Kansas, la prima cosa che ho fatto è stata prendere una macchina da cucire – ha dichiarato – Perché era il 1972 e volevo assomigliare a Mick Jagger e David Bowie. I miei genitori non mi hanno parlato per dieci anni, ma mi ha permesso di superare i miei impulsi suicidi e di diventare l’artista che sentivo dentro di me».

Quando arrivò a San Francisco, cominciò a confezionarsi gli abiti che indossava sui palchi da drag queen nei locali della città. Il suo contributo più grande lo diede nel 1978 quando il politico Harvey Milk lo incaricò di creare una bandiera.

Baker dichiarò di essersi ispirato alle celebrazioni del bicentenario americano nel 1976. L’esibizione fiera di stelle e strisce in tutta la nazione gli aveva fatto capire la necessità culturale di un simbolo per la comunità in cui si riconosceva.

I diversi colori avrebbero rappresentato tutte le razze, età e generi della comunità LGBT. Appena 5 mesi dopo, Harvey Milk fu assassinato con l’allora sindaco di San Francisco e la domanda per lo stendardo arcobaleno aumentò e, dalla West Coast, si espanse a tutto il mondo. Per celebrare il 25° anniversario delle rivolte di Stonewall e la creazione della bandiera stessa da parte di Baker, ne fu confezionata una versione lunga un miglio.

Da quell’arcobaleno iniziale, esattamente come la società pluralista che rappresenta, la bandiera ha continuato ad evolversi. Nel 2017, la città di Filadelfia ha adottato una versione rivista con strisce nere e marroni, per rappresentare le persone di colore all’interno della comunità LGBT. Nel 2018, il designer Daniel Quasar ha incorporato i colori dell’orgoglio trans per focalizzare l’attenzione sull’inclusione e sul progresso all’interno della comunità. La variante “Progress” aggiungeva una freccia lungo il pennone, puntata verso l’esterno per mostrare il movimento in avanti.

Nel 2021, Valentino Vecchietti di Intersex Equality Rights UK ha ridisegnato la bandiera del Progress Pride incorporando la bandiera intersessuale con triangolo giallo e cerchio viola.

Servono tutte queste modifiche? Chiedetelo alla comunità LGBT della Polonia, uno dei paesi europei dove la palude conservatrice insidia maggiormente il percorso dei diritti. È lì che i manifestanti della Marcia per l’Uguaglianza 2018 sono stati denunciati per aver profanato i simboli nazionali della Polonia abbinandoli ai colori dell’arcobaleno. Per la cronaca, furono assolti, ma finché l’atteggiamento è questo, la risposta è “sì, ricordare i diritti serve”. Una bandiera serve. Anche se l’arcobaleno iniziale è lontano, lo spirito rimane.

È giusto che viva e contamini positivamente i vari aspetti della società civile, fino all’arte. L’originale è nella collezione del MOMA. A prescindere dalle prossime eventuali modifiche, il punto di riferimento rimane.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 17 maggio 2024