Edvard Munch è uno dei pittori che meglio interpreta la figura umana e la mostra in questi giorni a Milano ne racconta i risvolti più contemporanei.
Che ci piaccia o no, ognuno di noi ha in tasca l’immagine che rappresenta l’angoscia per antonomasia. “L’urlo” di Munch, stilizzato e miniaturizzato, è tra gli emoticon del nostro smartphone e, in un’epoca come quella che attraversiamo, ci pone delle domande. La mostra “Munch, il grido interiore” aiuta a rispondere. A Palazzo Reale di Milano e, a seguire da febbraio, a Roma in Palazzo Bonaparte, sette sezioni approfondiscono la dedizione e il fuoco che alimentavano Munch, ben rappresentato nel suo autoritratto all’inferno. Le opere selezionate vanno dal 1880 alla sua morte nel 1944, con 100 opere provenienti dal Munch Museum di Oslo e alcuni dei suoi motivi più iconici.

L’evento è un suggestivo percorso nell’immaginario di uno degli autori più contemporanei che potrebbe capitarci di trovare, soprattutto se consideriamo il suo impatto e la sua rilevanza nei simboli dei nostri tempi. “L’urlo” è tra le opere più frequentemente citate e reinterpretate nell’arte contemporanea, nella pubblicità e nella cultura pop, riprodotto spesso da Hollywood e nelle maschere di Halloween.
L’inquietudine che seduce
Una dopo l’altra, le sale raccontano esplorano temi profondi come l’angoscia, la solitudine e la morte. Chi ha curato la mostra, definisce l’immaginario di Munch “disturbante, inquieto, eppur seducente”. Disturbante perché molte delle opere hanno un effetto destabilizzante sullo spettatore. Dipinti e grafiche come “L’urlo” o “Vampiro” trasmettono un senso di disagio e turbamento attraverso l’uso di forme distorte e colori intensi. L’arte di Munch è inquieta perché spesso comunica un senso di inquietudine esistenziale portando le ansie e le paure dell’epoca moderna attraverso temi come l’alienazione e la fragilità umana. Eppure è seducente perché, nonostante i risvolti cupi, Munch ha un fascino innegabile. La sua tecnica pittorica, l’uso audace del colore e la profondità emotiva delle sue opere attirano lo spettatore, invitandolo a esplorare e confrontarsi con le emozioni rappresentate.

Atmosfere scandinave
Nella mostra si capisce bene perché ci sia un prima e un dopo il soggiorno terapeutico dell’autore a Copenaghen. La cura danese gli fece riprendere coscienza della necessità di badare al proprio benessere e diede forza al personaggio. Ho colto nei suoi lavori la luce e l’essenzialità del nord. Pur se il pittore era norvegese, il passaggio nel covo culturale danese di Skagen mi ha aiutato a capire il modo in cui le atmosfere scandinave permeino ogni tratto di questo autore, che rimane un precursore dell’Espressionismo, un esploratore di temi universali e un innovatore. Mentre pratica nudismo sulle lunghe spiagge o elegantissimo nei caffè, forse per tutti questi motivi è diventato un’icona culturale.

Quello di Munch è un approccio multidisciplinare che, oltre alla pittura, tocca letteratura, fotografia e stampa. Alcune sue opere possono essere interpretate come una critica alla società moderna. L’uso frequente dell’autoritratto e l’esplorazione della propria psiche anticipano l’interesse contemporaneo per l’identità e l’auto-espressione.
Arte che ribalta
Precursore dei selfie? Forse. Giulia Bartrum, curatrice della sua mostra di Londra nel 2019, sostiene che la figura ritratta ne “L’urlo” non stia urlando ma sia intenta a tapparsi le orecchie per resistere all’urlo altrui. Sorprendentemente contemporanea anche questa versione.

Così come, lo spiega l’audioguida della mostra, Vampiro sarebbe lontano dalla figura dell’orrore ma rappresenterebbe un bacio, il più avvolgente tra i tanti che Munch amò fissare su tela e carta. Il titolo originale dell’opera era “Love and Pain”, solo in seguito alla reazione di un critico si arrivò a “Vampiro”. Quando si ribaltano i significati per cui un urlatore non urla più e un vampiro in realtà ti bacia con passione estrema, è tempo di riflettere come l’arte, più che mai quella di Munch, sia davvero capace di mettere in discussione ogni certezza.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 10 ottobre 2024