Il tema 2025 dell’Internet Festival di Pisa è stato “Generazioni” e uno degli incontri, coordinato da Luca Cantone, era espressamente dedicato al tema della tecnologia verde. C’è un ponte tra le innovazioni digitali e la sostenibilità ambientale?
Per rispondere, è illuminante il libro di Giovanna Sissa “Le emissioni segrete”. Alla domanda se la transizione digitale aiuterà quella ecologica, il sì dipende dalla gestione dei costi ambientali dei sistemi digitali.
L’incontro si è aperto con l’incoraggiamento delle Nazioni Unite. Le ICT (tecnologie dell’informazione della comunicazione) sono fondamentali per il conseguimento degli obiettivi dell’agenda 2030 di sviluppo sostenibile. Le parole del Segretario Generale Ban Ki-Moon “le persone di tutto il pianeta possono vivere i benefici della connettività”, ci portano a pensare che la transizione ecologica sia sempre sostenibile, oltre che socialmente, anche ambientalmente.
La tangibilità dell’intangibile
La verità è che perfino la più verde delle tecnologie, è tangibile e impattante in qualche punto della filiera. A confermarlo, un secondo filmato ha mostrato l’incendio che nel 2021 si è mangiato l’edificio di 5 piani che conteneva i server di OVH nei pressi di Strasburgo.
Il libro sulle emissioni segrete ci porta dunque a riflettere sull’effetto ambientale della digitalizzazione, distinguendo tre ordini di manifestazione. Il primo impatto è legato alla produzione, all’uso e allo smaltimento dei device e dei prodotti a loro collegati che vanno fabbricati, trasportati e, a un certo punto, portati al fine vita recuperando il più possibile delle risorse che contengono. Il secondo impatto afferisce al fatto che vadano ben applicati per dematerializzare efficacemente, ad esempio evitando di stampare i biglietti che possono essere solo elettronici o privilegiare gli incontri virtuali anziché spostarsi. Il terzo passaggio tocca il problema che l’ICT supporta un utilizzo pulito degli strumenti, ma porta anche informazioni che possono poi incoraggiare azioni fisiche impattanti. Banalmente, basta pensare che la tecnologia ci aiuta a dematerializzare e distribuire facilmente una guida sull’Alaska, ma aumentando la conoscenza di quel territorio ne incoraggia poi la visita e dunque un impatto del traffico aereo e di affluenza in paradisi naturali.
Soggetti giuridici del futuro
Intervenendo all’incontro, il professor Antonio D’Aloia, Ordinario di Diritto Costituzionale nell’Università di Parma e direttore del Centro Universitario di Bioetica, ricorda che il clima è il paradigma di tutte le crisi e le emergenze che stanno definendo il nostro tempo, avvolgendo il presente, e soprattutto il futuro, in una dimensione di perenne incertezza. Per questo motivo, è lecito immaginare che le generazioni future rivendichino una nuova soggettività giuridica. Tra i diritti delle generazioni future e i doveri delle generazioni presenti, la riforma del 2022 della nostra Costituzione introduce l’espressione «anche nell’interesse delle generazioni future» insieme a parole come “biodiversità” ed “ecosistemi”. La riforma lascia sperare in un cambio di approccio.
4+1 R per salvare l’ambiente
La ricercatrice Maria Gabriella Laratta ha illustrato gli ultimi risultati del suo lavoro nel campo delle tecnologie verdi e le potenziali applicazioni future con il loro impatto sull’ambiente. Concentrata su cambiamento climatico ed energie rinnovabili, la studiosa porta a riflette come ognuno di noi possa ragionare in termini di economia pensando alle 4R di ridurre, riusare, riciclare e recuperare, con l’aggiunta di una quinta R dedicata al re-design. Per esempio, riprogettare i sacchetti shopper usando materbio o riuscire ad ottenere vegetazione sotto i pannelli solari nei campi sarebbero soluzioni attuabili da subito. Per questo motivo, la ricercatrice ribadisce che sia impossibile avere una transizione senza tecnologia.
Ha completato il panel Sofia Pasotto, giovanissima attivista dell’ambiente, protagonista della pagina Instagram Telospiegasofia e volto di RaiPlay. Laureata in Studi Internazionali a Trento e con un Master in Climate Change a Copenhagen, lavora tra Italia e Bruxelles. Da professionista della comunicazione, invita a riflettere sull’importanza di ogni piccolo gesto che, come tante gocce formano il mare, può portare al cambiamento. È importante sapere come ridurre la propria impronta carbonica, ma è altrettanto importante documentarsi sul chi eleggere a rappresentarci. Molti confondono clima e meteo, e se tra questi ci sono politici o amministratori, si aggiunge problema a problema.
Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 15 ottobre 2024