Premio Vermentino 2024: tra Gallura e Tirreno, il vino diventa letteratura

Premio Vermentino 2024: tra Gallura e Tirreno, il vino diventa letteratura

All’inizio del mese che vuol farci riflettere sul rispetto verso le donne, questo è un post tutto al femminile. Mentre cammino a fianco di Daniela Pinna tra le vigne, mi racconta di sua nonna. Questa terra era lasciata alle donne mentre gli uomini si dedicavano ad altro. Così, col tempo, molte piante si persero e si dovette lavorare sodo per recuperarle, con quella combinazione tra passione e mani amorose che solo le donne comprendono.

La bambina che ascoltava il racconto della nonna, oggi è presidente del Consorzio Vermentino di Gallura DOCG. Del terreno di famiglia, mi racconta la fatica e i segreti tramandati, intercalando le parole ai silenzi durante i quali accarezziamo con lo sguardo i filari che dai 500 metri della montagna scendendo al livello del mare.

In lontananza, il rumore delle cave ricorda che siamo appoggiati sul granito, altro prodotto eccellente di questa terra sospesa nella magia di un clima influenzato da suolo e da venti che, insieme, contribuiscono a creare un vino originale e sempre più ricercato. 

Premio Vermentino 2024: tra Gallura e Tirreno, il vino diventa letteratura

Affacciato alle onde del Mar Tirreno, il Vermentino profuma di Liguria, di Toscana e di Corsica. Ma è in Sardegna, con il Vermentino di Gallura DOCG che l’apice qualitativo si esprime in un terroir granitico e, nel suo percorso, raccoglie la narrazione buona da essere tramandata davanti a un calice, riflesso di parole e grappoli. Su queste basi, la Camera di Commercio di Sassari ha creato il Premio Enoletterario Vermentino.

Premio Vermentino 2024: tra Gallura e Tirreno, il vino diventa letteratura

Un ricettario emotivo

L’edizione 2024 del premio è andata a una critica gastronomica e scrittrice di un romanzo che è, insieme, ricettario per l’anima e guida alla rinascita. Ne I fiori hanno sempre ragione, Roberta Schira racconta un’esperienza di resilienza gentile ma determinata, sintetizzata in una pagina. “Per curarti non cucinare, ma fai da mangiare, solo nel fare c’è guarigione”. La protagonista Eleonora è una chef rinomata di Milano, ha costruito la sua arte culinaria sugli insegnamenti della nonna Ernesta, in un percorso dove i profumi sono bussola delle emozioni. La sua vita, basata su una straordinaria sensibilità olfattiva e gustativa, viene però sconvolta da un incidente che le fa perdere proprio questi sensi. Il risveglio dal coma coincide anche con la perdita dell’amata nonna Ernesta. Ma è proprio attraverso questa concomitanza che l’eredità spirituale della nonna, sotto forma di lettere e ricette per lo spirito, che Eleonora inizia il suo cammino di rinascita. Tutto il libro è un invito a “cucinare stati d’animo”, a trasformare il dolore in nuove possibilità, a riscoprire se stessa oltre la perdita dei sensi. Il messaggio centrale risuona come un manifesto di empowerment femminile, quello per cui prendersi cura di sé è tutt’altro che un lusso, è un diritto.

Il peso dei limoni

Il premio ha una menzione per le opere che raccontano un territorio. Il sentiero delle formichelle di Alessia Castellini, è un cammino di sorellanza, una storia che l’autrice dichiara di aver scoperto per caso, ma che, appena venutane a conoscenza, ha voluto approfondire. Alessia è una giovane ricercatrice che, per scrivere, si è presa una pausa dalla scienza e ci porta sui ripidi sentieri della Costiera Amalfitana. I limoni profumano l’aria, il mare bacia la roccia e due donne straordinarie intrecciano una storia. Le chiamavano “formichelle” perché sulle spalle portavano pesanti ceste di agrumi. Al centro di questo racconto ambientato negli anni Quaranta, ci sono le due gemelle Rachele, custode di tradizioni e di regole ancestrali della sua terra, e Nannina, che coltiva sogni più vasti dei sentieri che percorre. Due anime diverse, ma unite da un destino comune, come i due volti della stessa montagna che ogni giorno affrontano.

Ottant’anni dopo, due sorelle giungono in questi luoghi per scoprire una verità familiare dimenticata tra i gradini scavati nella roccia e il profumo degli agrumi.

Alessia Castellini ha un modo di narrare delicatissimo e suadente. Capace di tessere un arazzo di memoria e scoperta che, come i secolari terrazzamenti di coltivi, resiste al tempo e alle intemperie, dimostrando che alcuni vuoti smettono di essere abissi in cui cadere per diventare spazi in cui volare. E ritrovarsi. “Realizzò in quel momento che avrebbe tanto voluto aver perso i genitori, perché c’è una differenza tra le cose perse e quelle che non esistono più: soltanto le prime possono essere ritrovate”.

Premio Vermentino 2024: tra Gallura e Tirreno, il vino diventa letteratura

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 31 ottobre 2024