Espresso Day, dal caffè al riciclo sostenibile delle capsule

Espresso Day, dal caffè al riciclo sostenibile delle capsule

Ho un marito caffeinomane e dunque tutto quello che state per leggere è influenzato da un clamoroso conflitto di interesse famigliare.

Il 23 novembre è l’Espresso Day. Secondo un’indagine di Mediobanca, se ne consumano nel mondo circa 3 miliardi di tazzine al giorno, per buona pace del mio consorte che sostiene che bisogna diffidare da chi rinuncia a questa bevanda che è anche un omaggio all’italianità.

La tazzulella è celebrata dal nostro cinema in titoli che hanno fatto la storia, da Totò e Peppino ne “La banda degli onesti” a Paola Cortellesi in “C’è ancora domani,” passando da “Bianco rosso e verdone”, “Vieni avanti cretino”, “Il mostro” di Benigni, “Benvenuti al Nord”, solo per citare alcune pellicole di culto.

Espresso Day, dal caffè al riciclo sostenibile delle capsule

Il nome “espresso” deriverebbe dal brevetto di Angelo Moriondo che nel 1844 ideò la prima macchina da bar in grado di estrarre un caffè rapidamente. Il manifesto pubblicitario del 1922 definiva questo modo di ottenere il caffè veloce come un treno espresso. Nota per i lettori più giovani: era l’intercity pre-boomer. La macchina a leva degli anni ’40, con la pressione di cui era capace, contribuì alla caratteristica crema color nocciola. Oggi ci sono macchine che con questo principio ci portano il caffè in casa ma buono come quello del bar. Di queste, le rivisitazioni più innovative trasmettono il genio e la creatività di uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy. Sono abbastanza sicuro che Leonardo ci avrebbe disegnato qualcosa di originale in proposito.

Intanto, l’estro italiano arriva anche quando il caffè, inteso come la miscela usata, ha dato la bevanda. La polvere, infatti è ottima come concime per le piante perché ancora ricca di nutrienti perfino dopo averci graziato con quell’inconfondibile gusto. Se la polvere del caffè utilizzato dalla moka o dal bar è facilmente riutilizzabile, le cialde di casa sono un problema, riciclarle non è facile.

Espresso Day, dal caffè al riciclo sostenibile delle capsule

Tra le aziende in prima linea sul recupero di questa preziosa risorsa estraendola dalle cialde c’è Nespresso, che ha avviato un programma nazionale capace di conciliare solidarietà e tecnologia. Così la miscela esausta concima risaie il cui prodotto è donato al Banco Alimentare, mentre l’alluminio torna ad essere risorsa preziosa.

Le cialde sono in grado di preservare meglio le caratteristiche organolettiche del caffè e l’alluminio utilizzato è di primissima qualità. Per questo è separato e destinato alle fonderie per avviare il processo di riciclo che lo trasformerà in nuovi oggetti come biciclette, lame, penne. A Gavardo, ho visitato l’impianto protagonista di questa fase dell’economia circolare alla GARM, Gavardo Recupero Metalli.

Tra i boschi a nord di Brescia, l’aroma dei fondi di caffè si avverte già nel piazzale. L’impianto è ben lontano dall’idea di una discarica, è piuttosto una stazione ecologica modello, ordinata e pulita, gestita da personale giovane. Il via vai di ruspe movimenta metri cubi di capsule esauste, come enormi cucchiaiate date in pasto alla macchina che le fagocita. Il lungo apparato (quasi) digerente è un parallelepipedo in cui la componente umida è separata dal metallo. La prima tornerà alla terra in forma di compost, il secondo diventerà materia prima “seconda”, ossia materiale, derivante da un processo di recupero, che diventa un input o nuova materia “prima” in una nuova produzione uguale o diversa da cui è stata generata. Sembra un processo facile, ma per quanto semplice da comprendere è complesso e realizzato attraverso un impianto progettato allo scopo. Tra le recycling bag che arrivano dai punti di riciclo Nespresso e il prezioso granulato a termine lavorazione ci sono tramogge, setacci, generatori di campi magnetici, macinatori, mulini, vibrovagliatori, frantumatori. Il granulato di alluminio che si ottiene è il “prodotto finito”, confezionato in grandi sacchi e avviato agli impianti a cui è destinato. Giovanni Bonacina è l’amministratore unico della GARM: «I materiali lavorati ammontano a 60mila tonnellate annue – carico di oltre 1300 TIR, ndr – il totale concesso dalle attuali autorizzazioni, ma esistono ampi margini di crescita perché le potenzialità dell’impianto sono notevoli e aprono a prospettive di importanti sviluppi, a livello produttivo e occupazionale.» Sulla bontà del caffè, sono sicuro che mio marito questi aspetti ancora li deve leggere nella tazza del suo piacere quotidiano.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 22 novembre 2024