L’arte non è mai stata un universo isolato, chiuso in un mondo astratto e autoreferenziale. Alcuni dei più grandi artisti del Novecento hanno saputo intrecciare la loro creatività con il tessuto produttivo, generando progetti che sono stati capaci di oltrepassare i confini tradizionali dell’espressione artistica. Questi incontri tra immaginazione e industria hanno dato vita a narrazioni visive uniche.
Il mondo dell’arte contemporanea offre altri esempi illuminanti di questa sinergia creativa: Keith Haring che trasforma gli Swatch e la Absolute in installazioni artistiche, o Andy Warhol che ridisegna l’immagine delle BMW, elevando il design industriale a opera d’arte. Questi artisti hanno promosso un dialogo profondo tra creatività e produzione.

Esempi straordinari italiani sono quelli di Ermanno Olmi, regista e poeta visivo che ha collaborato con Edison, trasformando il racconto industriale in un’epopea cinematografica che celebra il lavoro e il progresso. Analogamente, Gianni Berengo Gardin ha saputo restituire attraverso la fotografia l’anima produttiva di Marazzi, catturando l’essenza di un’azienda leader nella ceramica con gli stessi occhi con cui ha guardato le strade d’Italia nei suoi reportage sociali.

Rapidità e dettagli
Ancora per tutto dicembre, l’arte contemporanea di Berengo Gardin si ammira nelle Sale Estensi di Palazzo Ducale a Sassuolo.
Afferma il fotografo sul catalogo della mostra: «Nel 1977 fui chiamato dalla Marazzi di Sassuolo a documentare il nuovo metodo in grado di rivoluzionare il sistema di produzione delle mattonelle: le linee veloci. Era affascinante vedere la rapidità con cui, sul nastro trasportatore, arrivavano le mattonelle appena fatte: un insieme dinamico di colori e disegni che vorticavano. Mi sembrava che il soggetto principale non fosse quindi la singola decorazione, ma proprio il ritmo di produzione e l’insieme colorato che si generava. Rispetto ad altre situazioni industriali in cui mi sono trovato a lavorare, dall’Olivetti, alla Fiat, all’Italsider, all’IBM, qui a colpirmi è stato l’oggetto e il suo materializzarsi rapido, sotto i miei occhi.
Mi fu chiaro subito come la sfida professionale fosse quella di riuscire a cogliere il flusso veloce dei colori, la scia dinamica delle forme. Il colore che ho usato sempre poco si imponeva, quindi, come scelta. Provai inoltre a lavorare in modo diverso da quel che normalmente facevo. Sono grato alla Marazzi per avermi lasciato libero di realizzare delle fotografie come queste, astratte, che anticipano in qualche modo un approccio concettuale inusuale a quell’epoca nella foto industriale in cui, in genere, veniva richiesto una documentazione più oggettiva, documentaria, del prodotto. Una festa per gli occhi e, per me, un lavoro molto originale».

Segmenti e riccioli
Il ritmo vorticoso dei nastri trasportatori, i colori che si intersecano e i frammenti di movimento industriale sono qualcosa di molto originale nel silenzio delle stanze di questa residenza magnifica. Balli di corte, merletti suntuosi e pranzi luculliani se ne sono andati per sempre. Rimangono le brume del parco che alla sera assediano le mura la cui stratificazione storica è ben raccontata nell’ala opposta dell’edificio. Il Palazzo Ducale di Sassuolo rappresenta oggi una delle più importanti e meglio conservate residenze barocche dell’Italia settentrionale. Il suo aspetto attuale prende forma per volere del duca Francesco I d’Este, che nel 1634 incarica l’architetto Bartolomeo Avanzini di trasformare l’antico castello di famiglia in una moderna dimora extraurbana per la corte. Pitture murali, decorazioni a stucco, sculture e un gigantesco impianto d’acqua ancora oggi trasmettono il senso di questa “villa di delizia” estense.

La serie di 42 fotografie di Berengo Gardin esposte diventano allora un ponte tra passato e presente, creando una narrazione visiva che trasforma lo spazio industriale in un’opera concettuale. Segmenti e linee (veloci, appunto) si agganciano ai riccioli barocchi, i colori dialogano con le decorazioni e i nostri occhi scoprono il piacere di un abbinamento che, probabilmente, solo qui capita di ammirare.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 4 dicembre 2024