«Nel maggio del 2020, durante la trasmissione radiofonica che conducevo a Radio Capital insieme a Edoardo Buffoni avemmo ospite lo psichiatra Raffele Morelli (…) accade una cosa che né io né Buffoni avevamo previsto: Morelli perse completamente le staffe e all’improvviso mi intimò ‘zitta, zitta, zitta e ascolta’”.
Questo è l’incipit del libro Stai Zitta, potente manifesto del contrasto a un certo modo di pensare ed esprimersi. Tra i semi lasciatici da Michela per coltivare una società migliore, è probabilmente uno dei più potenti. Nel campo del teatro lo ha raccolto Marta Della Via, che, con le attrici Teresa Cinque, Valentina Melis e Antonella Questa, porta in tournée per l’Italia un messaggio importante. Ascoltare il confronto Murgia-Morelli prima di entrare in sala è propedeutico per capire la portata dell’opera che, nella sua forma letteraria e scenica, ci porta a riflettere sulle discriminazioni di genere nella società italiana contemporanea.
La delegittimazione verbale
Il saggio di Murgia si distingue per la sua capacità di dissezionare con precisione chirurgica le microstrutture linguistiche che sostengono il sessismo quotidiano. L’autrice costruisce un’argomentazione rigorosa che parte dall’analisi delle resistenze all’uso del femminile nelle professioni per arrivare alle sottili forme di delegittimazione verbale che le donne affrontano quotidianamente. La forza del testo risiede nella sua capacità di rendere visibile l’invisibile, di dare un nome a quelle pratiche linguistiche che, proprio per la loro apparente normalità, risultano ancora più insidiose.

A teatro tra il pubblico
Lo Stai Zitta teatrale rappresenta un’interessante evoluzione del materiale originale. Le tre interpreti sanno trasformare l’analisi teorica in un’esperienza vivida e immediata, utilizzando l’arma dell’ironia come strumento di denuncia sociale. La scelta di affidare il messaggio a tre voci diverse permette di esplorare il tema da prospettive complementari, creando un dialogo scenico che amplifica l’efficacia comunicativa del testo originale. C’è la politica navigata, l’aspirante star alle prime armi, la donna che applica la sua razionalità per uno slalom quotidiano tra i pregiudizi.
Se il libro di Murgia si distingue per la sua capacità analitica e la profondità dell’argomentazione, la versione teatrale brilla per la sua immediatezza e la capacità di coinvolgere il pubblico, letteralmente. Fa ridere, se non ci fosse da piangere. L’uso dell’ironia e della comicità non banalizza il messaggio, ma lo rende più accessibile e ancora più incisivo. L’empatia delle tre attrici fa della pièce un’opera innanzitutto sincera, come dimostrano le lacrime di Valentina Melis mentre, ringraziando il pubblico, urla per tutti noi un “Grazie Michela!”
Responsabili e complici
Pagine e palcoscenico di Stai Zitta creano un momento di consapevolezza collettiva e rappresentano un importante contributo al dibattito sulla parità di genere in Italia. Altrettanto significativo, con una lucida esposizione delle dinamiche che possono portare a sottovalutare il problema dello sminuirlo fino all’irreparabile, si trova in Narciso, il nuovo podcast di Selvaggia Lucarelli. Dal primo contatto di coppia fino alla conclusione del processo, è la storia del femminicidio di Giulia Ballestri. Matrimonio tra benestanti con tutto all’apparenza perfetto, lui dermatologo famoso, lei donna luminosa impegnata tra impresa di famiglia e tre bambini amatissimi, fino alla presa di coscienza di essere intrappolata in un matrimonio opprimente. La facciata impeccabile crolla quando Giulia viene uccisa brutalmente dal marito narcisista dopo aver deciso di lasciarlo. Il podcast esplora un contesto sociale in cui ognuno di noi può riconoscersi e trovare una parte. Attraverso le testimonianze di chi ha conosciuto Giulia e con dettagli da mettere a dura prova ogni stomaco, il podcast ricostruisce la storia fino alla condanna dell’assassino e a domandarci quante volte anche noi siamo stati complici, anche lontanamente, nel constatare una situazione inaccettabile ed essere stati zitti.
Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 3 febbraio 2025