Sembra la storia di un lungo viaggio nel mare del tempo, e in un certo senso lo è. La stella della collezione del Kunsten Museum of Modern Art di Aalborg – il Visage d’étoile – è un volto in tessere di vetro disegnato da Picasso. Proprio sotto lo stesso cielo, uno dei più limpidi d’Europa, le navi in pietra dei vichinghi. Silenziose, riposano da secoli mentre è in corso la mostra Late Picasso, con opere dell’ultima fase dell’artista spagnolo. Il percorso parte dal mosaico della collezione permanente segnando un legame stellare. Ma è solo la soglia di un percorso. Aalborg, quarta città della Danimarca e un tempo grigio scalo industriale, si è trasformata in un waterfront costellato da architetture d’autore, al punto che nel 2019 il New York Times l’ha collocata all’ottavo posto tra i suoi «52 luoghi da vedere» nell’anno.
Le architetture dell’acqua
Il Limfjord taglia Aalborg in due — la città a sud, Nørresundby a nord — e separa dal continente l’intero Jutland settentrionale, rendendolo di fatto un’isola. Sulla riva meridionale, là dove un tempo si affacciavano i cantieri, si allineano oggi due edifici che da soli valgono la sosta.
L’Utzon Center porta il nome di Jørn Utzon, l’architetto delle vele della Sydney Opera House. Quello di Aalborg fu il suo ultimo progetto, portato a termine con il figlio Kim e inaugurato nel 2008, l’anno stesso della sua morte, sul lungomare della città in cui era cresciuto tra barche e cantieri. I tetti curvi e riflettenti nascono proprio da quella memoria navale. All’interno, volle un luogo d’incontro per studenti di architettura, con mostre di design e il suo archivio.
Poco più in là, la Casa della Musica, Musikkens Hus, porta la firma dello studio viennese Coop Himmelb(l)au: inaugurata nel 2014, è una massa decostruttivista di vetro e cemento in cui la scuola «abbraccia» la sala da concerto, sede dell’Orchestra Sinfonica di Aalborg e del conservatorio.
Il waterfront rinato va oltre l’architettura. Il vecchio porto è diventato una passeggiata di panchine e pontili, con ristoranti allestiti su barche e vasche all’aperto in cui i danesi nuotano, pagaiano in kayak e prendono il sole sulle acque cristalline del fiordo.
Alberi che cantano
Pochi minuti a piedi portano nel cuore della città. A pochi passi dalla stazione, il Kildeparken è il primo parco pubblico di Aalborg. Disegnato nel 1802, allinea lungo i viali una collezione di sculture e fontane d’autore, a partire dalle Tre Grazie di Thorvaldsen. Ma il pezzo più celebre è il Parco della Musica. Dal 1987 gli artisti che si esibiscono al centro congressi e cultura della città vi mettono a dimora un albero a ricordo del concerto. Premendo il pulsante sulla colonnina ai piedi di ciascuna pianta, il bosco suona e restituisce le voci di Sting, Kenny Rogers, Rod Stewart, Take That, Elton John, solo per citarne alcuni.

Attraversando il contiguo cimitero antico che è esso stesso un parco, tra gli alberi della collina, spunta il Kunsten da cui siamo partiti. L’edificio è opera di Alvar Aalto, che lo progettò alla fine degli anni Cinquanta. Aprì nel 1972 ed è considerato esso stesso un’opera d’arte, con la luce filtrata e i pavimenti di marmo di Carrara. Resta un museo di riferimento per gli appassionati di arte contemporanea. La collezione permanente e le grandi rassegne, come quella in corso sull’ultimo Picasso, meritano un viaggio.

Sedici cucine in una fabbrica di mobili
Ai danesi piace valorizzare il passato, remoto e prossimo. Sul fiordo si giocano due partite. Da un lato la tappa gastronomica. In un’ex fabbrica di mobili, dal 2017 ha sede The Lighthouse, il primo mercato di street food permanente di Aalborg. Sotto le capriate e su pavimenti di cemento a vista, una sedicina di cucine allinea piatti da mezzo mondo, dallo smørrebrød danese al sushi, dai gyros al ramen. La formula sta nel gusto di ordinare a banchi diversi e ritrovarsi allo stesso tavolo. Il guscio industriale dell’edificio, con i suoi soffitti altissimi, resta a vista, riconvertito in luogo d’incontro affacciato sull’acqua.
Basta poi attraversare il fiordo, verso Nørresundby, per compiere un salto di quindici secoli. Su una collina battuta dal vento, Lindholm Høje è la più vasta necropoli di età vichinga della Danimarca e tra le meglio conservate della Scandinavia. Quasi settecento tombe, segnate da pietre disposte in cerchi, triangoli e nella forma di navi. Sono le skibssætninger, le navi di pietra disegnate al suolo, a dire quanto quel popolo di navigatori legasse il passaggio nel Valhalla all’acqua e al viaggio. Il sito rimase in uso dall’età del ferro germanica fin verso l’anno Mille, quando la sabbia lo ricoprì per intero, conservandolo.
Come se la rotta delle navi di pietra fosse guidata dalla stella disegnata da Picasso, Aalborg si lascia raggiungere come meta di una lunga riflessione sull’acqua e su quel cielo a cui tutti, prima o poi, guardiamo.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 28 luglio 2026