A piedi nudi nel bosco e mille metri dentro la montagna

A piedi nudi nel bosco e mille metri dentro la montagna

Alois Steger si toglie gli scarponi dove il sentiero si inerpica fra gli alberi e attende che io faccia lo stesso. Sotto i larici il terreno è soffice e cede al mio peso. La pianta del piede sente le radici della foresta, il muschio è ancora umido dalla notte.

Alois conosce le leggende della Valle Aurina come le sue tasche perché le disegna e le racconta. È un artista e poeta, tra gli alberi e di fronte alla cascata, dice che certe storie si capiscono meglio senza suole che ci separano dalla terra. Cammina narrando di santi citati dagli archivi parrocchiali e di creature che si animano nelle lunghe notti d’inverno davanti al focolare. «Respirare è la prima cosa che facciamo e l’ultima che impariamo», dice. Mentre il piede nudo obbliga a rallentare, il respiro si allunga e le storie iniziano a materializzarsi. Una roccia concava è la tana dei folletti, una cappellina è la casa montana del santo protettore. E via così.

Il maso

Arriviamo al Platterhof. La casa è poggiata su un prato a monte di San Giovanni. Erika e Hans Hofer gestiscono il focolare coi suoi quattrocentocinquanta anni di fumo. In estate, però, si mangia fuori, all’altezza delle cime degli alberi. Dopo due ore a piedi scalzi, sedersi produce l’effetto curioso per cui la pianta continua a mandare segnali per un pezzo, come una linea rimasta aperta. Arrivano i taglieri. C’è anche il Graukäse, il formaggio grigio. Lo si trova in tutto l’Alto Adige, ma nasce qui, in questa valle, da latte scremato acidificato. Ne deriva un prodotto quasi privo di grassi, con una quota proteica alta che la nutrizione sportiva valorizza. A settembre l’area vacanze Valle Aurina, che comprende i comuni di Campo Tures, Valle Aurina e Predoi, gli dedica le Giornate del Graukäse.

L’ascolto

Appena un cambio di versante e trovo Angelika Kirchler. La sua è una bellezza che supera il tempo. Ha la classe di una Bond Girl, ma per l’armonia che trasmette potrebbe anche essere una delle Madonne delle cappelle votive. Mi accompagna alla scoperta dei sensi invitandomi a seguirla nella baita del padre. Prima il silenzio della salita. Poi l’ascolto, una sorgente alla volta: le foglie, gli uccelli, il vento fra i rami. Quindi gli esercizi. L’abbraccio degli alberi, la carezza delle cortecce, gli occhi chiusi con le braccia spalancate. L’unica regola che conta davvero è che l’espirazione duri il doppio dell’inspirazione, perché il rilassamento si attiva in uscita.

La baita è fatta di tronchi che il bosco ha ceduto. Il torrente che la sfiora scende dalle vedrette. La sua acqua ha una temperatura appena superiore ai dieci gradi ma è un invito a immergersi. Il diaframma si contrae per riflesso e il respiro diventa per qualche secondo ingovernabile. Poi si riprende il controllo. Il recupero è il cuore dell’esercizio. Si pranza coi canederli preparati da lei. Suo padre sale qui in alpeggio e la stanza è piena dei suoi attrezzi, appesi dove li ha lasciati: falci, binocolo, coltelli, il cappello. A una parete, una preghiera. La finestra inquadra la valle e lo scorcio dove questa finisce.

Il trenino

È da lì che scorgo l’ultima tappa. Predoi è il comune più a nord d’Italia. Sofia Steger mi accompagna al trenino che entra in galleria. Fuori il calendario dice che è agosto, ma dentro si entra in un tempo indefinito, dove la temperatura si attesta fra gli 8 e i 10 gradi tutto l’anno. L’umidità sfiora l’89%. Nell’aria mancano pollini, polveri e allergeni: la roccia li ha filtrati per conto suo, senza impianti né manutenzione. A 1.100 metri dentro la montagna, dove per secoli si è estratto rame, ha sede il Centro Climatico. Il silenzio è di un tipo introvabile in superficie. Senza fondo, senza correnti d’aria, senza il rumore residuo che nei boschi resta comunque. Chi decide di beneficiarne resta seduto o sdraiato sotto le coperte per quasi un’ora, con luci soffuse e ombre colorate. A luglio uno studio pubblicato su Scientific Reports ha rilevato un aumento della forza dei muscoli respiratori in tutti i gruppi di pazienti coinvolti: 208 in totale, con asma, BPCO e Long Covid, seguiti in nove centri fra Germania, Austria e Italia. Predoi era uno di questi. Gli alveoli, qui, lavorano in condizioni che all’aperto si verificano raramente. Dove il bosco lascia il posto al buio, la montagna continua a fare il suo mestiere con altri mezzi.

Pubblicato originariamente su HuffPost Italia il 6 agosto 2026