Bici di cartone. Costo? Meno di 10 dollari

C’è del cartone che avanza?
Cosa fare degli scarti industriali di materie a base cellulosica?
E i vecchi armadi in tamburato che riempiono le discariche potrebbero avere nuova vita?
Se si ha un po’ di pazienza e parecchia manualità si potrebbe pensare a una bici, costo del materiale? Inferiore ai 10 dollari, sostiene l’inventore israeliano. Dal filmato non pare neanche male.
Timori per le giornate di pioggia? No, perché è impregnata di resina e qualcuno ci ha pure fatto una canoa.

Ancora più impressionante la mole di tutte le idee che se ne potrebbero ricavare. C’è un mondo pieno di cartone là fuori…

Bici che sorpassano auto

Oggi si apre il Florence Bike Festival di Firenze. In concomitanza col sorpasso della vendita delle bici su quella delle auto, il capoluogo della regione dei prossimi mondiali di ciclismo ospita nella suggestiva cornice della Fortezza da Basso una vetrina ciclistica di tutto rilievo.

Sì è lui, Matteo Renzi con una Van Moof

Che sia il momento della bicicletta lo suggeriscono i numeri, il mercato, la moda, il sentimento della gente. Sono circa 5 milioni di italiani che ormai usano la bicicletta come mezzo di trasporto urbano, ma se si parla di uso occasionale quasi un italiano su 4 può dirsi ciclista. La moda è attenta come sempre a indovinare e guidare le tendenze, il fashion style è salito sulle due ruote, nascono modelli a edizione limitata, bici decorate, boutique del pedale. L’industria italiana in particolare è leader in Europa per numero di aziende e per tasso di crescita, con oltre 600 aziende, il 2,5% in più dell’anno precedente e il 16,6% della produzione destinato all’esportazione. L’organizzazione dei Mondiali di ciclismo 2013, in Toscana e a Firenze, è poi una straordinaria occasione, il più importante avvenimento sportivo di carattere internazionale che il nostro Paese ospiterà nell’annata. 

Qualche spunto inedito per scoprire il mondo della bici che, per vocazione naturale, strizza l’occhio all’ecologia si ha poi nel mondo della creatività che sarà ben rappresentato durante la fiera: già da qualche anno nascono e si moltiplicano le boutique di bici che puntano alla personalizzazione estrema, laboratori che ridanno vita alle bici usate, hanno già inventato perfino la bici perfettamente riciclabile  e low cost (6 Euro!) realizzata in cartone, disegno vintage e alta tecnologia si combinano nelle realizzazioni dei progettisti che coniugano forme generose con accessori inusuali come fari di posizione alimentati da energia solare. In netta crescita anche le bici a pedalata assistita, eccellente compromesso per evitare lo scooter e non arrivare sudati agli appuntamenti.
Tutto questo fermento si manifesta anche nell’attenzione dei ladri, conseguentemente e purtroppamente come direbbe Cetto Laqualunque. Ecco allora che Legambiente mette on line un manuale per non cadere vittima delle malefatte altrui. Se il piacere della bici è anche quello di appoggiarla a un albero per godersi un paesaggio, è bello essere sicuri di trovarla ed essere tutelati dalle cattive sorprese.

Collegata agli eventi del salone anche una mostra dal titolo Firenze Immaginaria: oltre 100 composizioni fotografiche ispirate ad una città medicea inconsueta e che presta la cupola del Brunelleschi perfino ai bikers immaginati in un tuffo downhill sulla città nel manifesto ufficiale del bike festival.

Il letargo dell’orso e la stupidità dell’uomo

“Non c’era scelta”, hanno risposto i forestali svizzeri con la canna del fucile ancora fumante. La convivenza uomo animali è davvero difficile in generale e sulle Alpi in particolare, soprattutto quando l’uomo è ottuso, cioè nella maggior parte dei casi.
I fatti hanno già fatto il giro della rete: siamo in Svizzera, canton Grigioni, l’orso M13 si sveglia dal letargo per la seconda volta, diventa popolare con una pagina su facebook, gira per la val Poschiavo, prende confidenza con le abitudini umane, si avvicina troppo alle case fino a mandare all’ospedale una ragazza per lo spavento. Conclusione: lo hanno fatto secco. Chi? I forestali locali, per motivi di sicurezza.
La famiglia del plantigrado non è certo fortunata: madre detenuta in un recinto in Trentino e fratello ucciso dall’impatto con un auto sulla Merano-Bolzano, con presa di posizione di un amministratore del Trentino (anche se l’evento è accaduto in Alto Adige) che invita all’abbattimento degli orsi ormai troppo pericolosi, come se non potessimo più uscire di casa da tanti plantigradi che ci sono in giro. Ma quando ci renderemo conto che le Alpi erano nostre prima che loro?
In proporzione, la ragionevolezza dovrebbe farci riflettere sulla casistica degli incidenti sulle strade e della gente che si spaventa, ponderando anche i casi di aggressione effettiva (ve la dico io: zero!). Ora: mi metto nei panni della ragazza spaventata e dei genitori del villaggio poschiavino e ammetto che incontrare di notte un bestione peloso di oltre un quintale non è per tutti un’esperienza piacevole, ma, proprio considerando la casistica, tra il farlo secco aspettandolo vigliaccamente fuori dalla tana e narcotizzarlo e trasportarlo in zona isolata, mancavano certo ai Grigionesi i mezzi per questa seconda soluzione? La beffa di risposta (sì, l’uomo è l’unico animale che si prende anche beffa delle disgrazie) è arrivata con le rassicurazioni dei forestali che garantiscono che chi vorrà vedere l’orso da vicino potrà farlo appena l’animale sarà imbalsamato e sistemato nella capitale del cantone.

Ogni goccia della pagina insanguinata dell’orso di facebook urla alla stupidità dell’uomo!

Mangiati un cavallo e vedi come corri

Mi ha incuriosito molto la storia della carne di cavallo usata nei tortellini. Cosí ho cercato in rete di capirne di più, soprattutto per rispondere alla domanda: cos’ha la carne di cavallo che non va?
Risposta 1: in Gran Bretagna, dove è scoppiato il caso, il cavallo è animale di compagnia e sarebbe come mangiare da noi un gatto o un cane (ma visto che in Cina succede… paese che vai, cucina che trovi).
Risposta 2: é quella che ha scatenato i carabinieri dei NAS, mossi dallo stimolo che siamo i primi consumatori di carne di cavallo in Europa.  Quando i cavalli sono scelti per essere inviati ai macelli, pur di fare peso, gli allevatori senza scrupoli caricano sui camion anche animali che hanno trascorso la loro vita a correre nelle gare. I quadrupedi da corsa sono in realtá delle farmacie ambulanti, imbottitissimi di ogni genere di prodotto chimico (anabolizzanti anche altamente nocivi) che é stato somministrato per aumentare le prestazioni. Gli allevatori senza scrupoli queste cose le sanno benissimo, per questo offrirei volentieri loro un piatto di tortellini. Se sono riusciti a creare dei mostri di velocità, non hanno avuto il cuore di dare loro un po’ di riposo se non quello eterno in un raviolo, per questo li ripagherei con la stessa moneta nel farglieli  poi mangiare. Tanto pare che il gusto dell’orrido non manchi, almeno quando ci si siede a certe tavole.
Un’aggiunta last minute:  anche nelle leggendarie polpette dell’Ikea hanno trovato tracce di cavallo. Non solo. Scava e scava i NAS hanno anche trovato batteri fecali nelle torte. Ci voleva uno scienziato per scoprire che dove ci sono i cavalli non manca il letame?

Uomini, orche e pugni.

Ancora a proposito di mammiferi marini, fatevi un sogno qui. Potete provare qualcosa di simile, ma non uguale, all’acquario di Genova: presentatevi all’ingresso a un paio d’ore dalla chiusura, fatevi il giro, godetene, poi tornate alla vasca iniziale dei delfini. Sarete a quel punto da soli perché tutti gli altri saranno avanti nel percorso e nessuno sta più entrando. Se vi sedete al centro della vetrata, avrete la certezza che loro vi notino e giochino solo per voi. Rimaneteci pure finché non arriverà il guardiano a ricordarvi che stanno chiudendo, tranquilli che non vi dirà niente perché sa perfettamente la ragione per cui voi siete lì.
Tornando alla clip iniziale, le immagini sono tratte da un film che in Italia è passato quasi inosservato, Un sapore di ruggine e ossa. Rimasto nelle sale (forse) una settimana, per fortuna ora è già disponibile in DVD. Il film è ispirato da una serie di racconti del canadese Craig Davidson e la trasposizione è una pellicola dalle tinte forti, due storie che si intrecciano costruendo qualcosa senza risparmiare dei pugni nello stomaco.
A volte, per crescere, serve anche questo.

Giornalista e scrittore