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Earth Day, supereroi alla festa della Terra

Supereroi cercasi! Non sfogliate i Comics. Oggi si celebra la Giornata Mondiale della Terra. Indetta dall’ONU, si propone di sensibilizzare i cittadini del pianeta sul tema dell’ambiente. Ogni paese che vi aderisce, declinerà la ricorrenza attraverso migliaia di eventi. Nel nostro paese,
Earth Day Italia organizza momenti di incontro in giro per la penisola.

Dal 22 al 29 aprile al Maxxi di Roma c’è “Cambiamo Clima!”, una mostra fotografica con cui si raccontano al grande pubblico gli Eroi della Terra. I protagonisti sono supereroi ma non sono usciti dai Comic Book. C’è la storia del guardiano delle più grande discarica campana che respira piano per non morire asfissiato, quella dei netturbini siciliani che ritirano i rifiuti tra le case a dorso di mulo, la testimonianza della famiglia i cui genitori hanno deciso di vivere in un bosco tra Veneto e Trentino, i ricordi del guardaparco dell’oasi di San Massimo, dove 200 ettari di foresta sono curati senza usare prodotti chimici. Nel riportare la notizia, Repubblica accompagna con un bel commento di Carlo Petrini, Patron di Slow Food. Chi sono i supereroi della Terra nel 2014?

Sono quelli che crescono il cibo e fanno sì che la terra l’aria e l’acqua, le risorse che servono a fornircelo, non si compromettano mentre vengono impiegate. Sono i custodi di un pezzo di mondo con il loro piccolo orto, la loro piccola azienda agricola, i terreni sui quali seminano e generano il cibo per la loro famiglia o per un’economia locale che non chiede che si distrugga per produrre, ma pretende che si conservi la porzione di terra su cui si vive, grazie a cui ci si nutre. Sono tanti per il mondo. Ho il privilegio di conoscerne molti, grazie alla rete internazionale di Slow Food e di Terra Madre e so che molti altri ancora ce ne sono. E credo siano in aumento. 

A Roma, il 21 aprile si è tenuta la Maratona a Km Zero nella Riserva Naturale del Parco dell’Aniene, per promuovere la fruizione dei Parchi Urbani e dei Prodotti a Km Zero nell’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare. È stata l’occasione per ricordare ville, giardini, parchi urbani, aiuole, un patrimonio di cui spesso non ci rendiamo conto. Non è solo una una questione estetica, ma di salute. Sapevate che in Italia il verde urbano contribuisce ad assorbire 12 milioni di tonnellate di CO2, pari al 3% del totale delle emissioni nocive della penisola?

Per la 44esima edizione della manifestazione, l’ONG ambientalista Green Cross, insieme ad Earth Day Italia, hanno deciso inoltre di pubblicare un decalogo che spieghi come fare a ridurre i nostri rifiuti. Secondo un rapporto Ispra, infatti, nel nostro Paese si contano annualmente 31,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani: molti sono smaltiti in modo scorretto, spesso abbandonati sul ciglio delle strade o “nascosti” nelle zone verdi.

I consigli di Earth Day sono conosciuti ai più, ma servono comunque per avvicinare le molte persone che ancora non hanno sviluppato una sensibilità sul tema.


1. Evita i prodotti usa e getta. Un esempio: le pile ricaricabili si possono riusare centinaia di volte, facendo risparmiare a te denaro e all’ambiente pericolose sostanze;

2. internet permette di inviare e ricevere documenti ed evitare di stamparli: si salvano alberi e si limita l’inquinamento causato dai trasporti;

3. comprando prodotti sfusi e alla spina al supermercato si limitano imballaggi di carta, cartone, plastica, polistirolo;

4. dimentichiamoci dei sacchetti di plastica: per gli acquisti preferiamo le borse di carta, cotone, iuta, biodegradabili o comunque riutilizzabili;

5. impariamo a preferire cibi e acqua che arrivano da vicino e impariamo a cucinare anche con gli avanzi : esistono tantissime gustose ricette che ti aiutano a “ricreare” al meglio gli alimenti, evitando che vadano a finire nell’immondizia;

6. per conservare gli alimenti, usiamo i contenitori di vetro e non l’alluminio: inquina, e per la sua produzione lo spreco di energia è enorme. Se si consumano lattine e pellicole di alluminio, è importantissime che siano smaltite negli appositi cassonetti;

7. se indumenti, accessori o giocattoli non ti piacciono più, regalali a qualcun altro: quello che per noi è uno scarto, per un’altra persona può diventare una risorsa preziosa. Conosci, ad esempio, i gruppi di “Te lo regalo se vieni a prendertelo“?;

8. prima di gettare via un computer o un telefonino, verifica che non si possa riparare o che non esistano pezzi di ricambio. E ricorda che le apparecchiature elettroniche vanno smaltite in modo adeguato e non gettate nell’indifferenziata;

9. fai la raccolta differenziata, soprattutto della frazione organica: in questo modo si possono produrre fertilizzanti alternativi a quelli chimici;

10.non bruciare rifiuti di alcun genere: la combustione incontrollata dell’immondizia libera nell’aria sostanze molto velenose.

Ötzi, l’iceman che è in noi

Ötzi, la mummia ritrovata sul ghiacciaio del Similaun in Alto Adige Südtirol, in un certo senso è ancora viva. Frammenti di materiale biologico prelevati dal corpo conservato nel museo di Bolzano, analizzati e confrontati con un campione di 4000 abitanti della zona, ha dimostrato che un tirolese su otto ha nel proprio DNA una mutazione riscontrata anche in Ötzi. Facendo due brevi calcoli, dunque, dopo circa 400 generazioni si può dimostrare che un po’ di quella mummia viva tra noi.

Ogni volta che visito il museo archeologico (fino al febbraio 2015 c’è la mostra Frozen Stories, dedicata alle conseguenze archeologiche del cambiamento climatico), di fronte a quel corpo, non posso non pensare a una serie di elementi come la sua vita, le ferite, le cause della morte, cosa possono aver visto quegli occhi prima di chiudersi per sempre. Poi non posso non pensare a cosa vedono invece gli occhi dei discendenti della mummia. 


Chissà se, confrontando le immagini, l’antenato si sentirebbe a casa oggi e il pronipote riconoscerebbe le stesse valli. Mi immagino che l’istinto, o certi istinti o sensi come olfatto e udito, fossero molto più sviluppati dei nostri attuali. Cosa vedrebbe, sentirebbe, udirebbe e soprattutto percepirebbe un Ötzi di oggi? 

Soprattutto, se ancora fosse accettabile la veduta dalle montagne, come farei a spiegargli lo scempio appena usciti dall’Alto Adige e arrivati in Val Padana?

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

La nuova arca, niente Noah ne Russel Crowe ma un frigorifero

Con Noè e Russel Crowe torna alla ribalta il tema dell’arca. Ma se non fosse una citazione biblica, si rinunciasse al legno di uno scafo e ci si ponesse nelle condizioni di andare molto in là nel tempo? 


L’arca del terzo millennio è sicuramente molto meno affascinante. Immaginiamola come un grosso congelatore, anzi una rete di grossi congelatori chiamati criolaboratori dove cellule ed embrioni sono conservati a -225 gradi celsius. In taniche di azoto liquido sono sospesi interi zoo. I frozen zoo di San Diego, Melbourne e Londra sono i più celebri e insieme conservano 48.000 campioni cellulari di 5.500 specie. Lo scopo? Mantenere la memoria biologica del soggetto e aspettare che un giorno la scienza consenta di riportarlo in vita.


Garanzie di successo non ce ne sono. Nel 2008 provarono a isolare un frammento di dna da un esemplare di tigre della Tasmania conservato sotto alcol da oltre un secolo. Manipolato con il genoma di una cavia, il dna diede segni di reazione. L’esperimento non andò oltre ma il proseguimento degli studi sulle cellule staminali e i progressi della genetica lasciano sperare che in qualche decennio si potranno crescere in laboratorio animali interi partendo dalle cellule indotte a diventare spermatozoi e ovociti.
Nell’attesa, gli effetti speciali iniziamo a goderli al cinema.

PS: A chi si domandasse se qualcuno lo ha già pensato anche con uomini, rispondo “sì”. E’ stato fatto e con corpi interi congelati prima della morte, ma questa è tutta un’altra storia.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.


Valanghe: lo spettacolo in sicurezza

Anche se spesso ci è presentata come un fenomeno catastrofico causa di vittime, una valanga è in realtà un evento assolutamente naturale. In caso di sovraccarico di neve, la montagna scarica a valle quello che per la temperatura, gli agenti atmosferici o la conformazione orografica non riesce più a trattenere in quota. Le scelte avventate di scialpinisti o la tragica concomitanza di fatalità fanno il resto trasformando, solo occasionalmente, il fenomeno in tragedia. 
Nei giorni scorsi ha fatto il giro dei social e delle testate la valanga della Val Passiria filmata da un contadino. Senza mietere vittime, la colata di neve ha lambito un gruppo di case incanalandosi lungo la strada. Conosco la valle, nei dintorni di Merano, e ci sono tornato con un intento preciso: sfatare il terrore delle valanghe e invitare la gente ad ammirarle in sicurezza. Credetemi, non solo è possibile ma anche una lezione imperdibile per chi ama la montagna.
La valle di Plan, frazione di Moso in Passiria, in provincia di Bolzano, non è solo un paradiso ecologico chiuso al traffico veicolare privato, ma anche un punto di osservazione privilegiato per lasciarsi incantare dalle scivolate della neve verso valle. Dalla posizione di sicurezza della pista pedonale che costeggia il torrente, una passeggiata collega il centro abitato alla malga Lazins. Tra febbraio ed aprile sentirete boati e fruscii intensi e ammirerete vagonate di neve, ma non dovete temere. Con la raccomandazione di attenersi alla traccia ben battuta (è disponibile anche un servizio di carrozze a cavallo) un’ora di tranquilla passeggiata a portata di famiglia conduce in un circo bianco dove c’è anche l’occasione di gustare un’ottima cucina alpina nella stube della malga. Per la cronaca, la traccia della valanga del filmato la vedete prima di entrare in paese sulla destra della strada. I muri di neve ai fianchi dell’asfalto testimoniano i quasi 8 (otto!) metri di neve caduti nelle ultime settimane.
Basterà una passeggiata così per leggere in modo diverso la prossima notizia di una valanga. La lezione è sempre la stessa. Come insegnano i vecchi nei paesi: le case non vanno costruite a caso ma osservando i solchi di scarico sui pendii, i boschi non vanno tagliati indiscriminatamente perché trattengono neve e acqua, l’uomo non deve sfidare inutilmente la montagna quando le condizioni lo sconsigliano. Dopo un giro così ci sarà un’altra confidenza con la natura e anche un messaggio per chi vuole coglierlo: la montagna non uccide, la stupidità sì.
Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

Il miracolo del randagio

Della pet therapy abbiamo sentito parlare spesso, decantata come un toccasana in casi di stress o disturbi della psiche. Affiancarsi a un animale da compagnia aiuta, ma nel caso di Frase Booth, 4 anni, si è andati ben oltre. I medici non avevano lasciato speranze: dai 18 mesi il bimbo ha dimostrato i sintomi dell’autismo, un lento inesorabile isolamento in un mondo penetrato solo da pochi e descritto amabilmente da Fulvio Ervas nel suo libro “Se ti abbraccio non aver paura” (Marcos y Marcos).

Nel testo, basato sulla storia vera, un’avventura in moto è l’inizio di una grande esperienza. Nel caso di Frase, è successo invece grazie all’incontro con Billy, un gatto randagio capitato quasi per caso nella vita della famiglia.

La breve intervista alla mamma su YouTube chiarisce tutto in pochi minuti e con immagini che lasciano a bocca aperta. Soprattutto dimostra come il tesoro di una amicizia possa avere risvolti straordinari. E davvero non importa se si hanno due o quattro zampe.

Silenzio, l’arte si anima

Sono più bambino che esperto d’arte, quindi mi emoziono quando, di fronte a un quadro che mi piace, ci cado dentro.

Movimento 3D e tecniche digitali mi hanno accalappiato di fronte al video dove i personaggi e il movimento di macchina accennano dei piccoli spostamenti che danno un tocco dinamico alla visione. Mettici la musica e il gioco è fatto.

Inorridiranno i critici di professione, ma a noi bambini dell’arte il progetto Beauty piace proprio. L’autore, il milanese Rino Stefano Tagliaferro, anni 34, rende omaggio ai capolavori di Caravaggio, Reni, Vermeer, Rembrandt, Rubens e molti altri in 10 minuti di pura bellezza.

«Come se in quelle immagini che la storia dell’arte ci ha consegnato fosse congelato un movimento che l’oggi può rivitalizzare grazie al fuoco dell’inventiva digitale – scrive Rino Corti nel manifesto del progetto – Una serie ben congegnata di immagini della più bella tradizione pittorica (dal rinascimento al simbolismo di fine ottocento, passando per il manierismo, il paesaggismo, il romanticismo e il neoclassicismo) sono accostate secondo un’intenzione che rintraccia il sentimento sotto il velo delle apparenze.»

Colto dall’entusiasmo ho immaginato un gioco: alcuni dei dipinti (sono tutti elencati tra i crediti) raffigurano territori e volti ben precisi, saprei riconoscerli nel mondo contemporaneo?

Probabilmente non tutti. Ricercarli è però, credo, un modo per affezionarsi a un ambiente. Chissà se basterebbe anche per affezionare amministratori e amministrati alla loro terra. Magari, dopo aver goduto la combinazione suono-immagine-animazione, una persona ci penserebbe prima di buttare una batteria in un cassonetto generico o di autorizzare una palazzina oscena. Anche perché, ammettiamolo, dovremmo tutti fare in modo che, per quanto bella possa essere una raffigurazione, non dovrebbe mai scavalcare la realtà da cui è nata.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.
La segnalazione è di Alessio Ciani, che ringrazio.

Bici, la prossima rubata non sarà la tua se…

La FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) ha condotto la prima indagine nazionale sui furti di biciclette e ha appena presentato i risultati in un convegno a Milano. La ricorrenza era il  65° anniversario della prima proiezione del capolavoro di Vittorio De Sica “Ladri di Biciclette“.

Leggendo l’analisi svolta si scopre che quello del furto di pedali è un fenomeno che genera ogni anno un danno di 150 milioni di euro all’economia del Paese e che solo il 40% delle vittime sporge denuncia. Sono cifre che impressionano: ogni anno, nel nostro Paese, il parco bici circolante di quattro milioni subisce 320.000 furti. Cioè 12 bici ogni 100 son quasi sicure di prendere strade diverse da quelle scelte dai loro legittimi proprietari.

Un dato curioso: per i ciclisti italiani la paura di essere derubati è seconda solo a quella di essere investiti. Dunque, per moltiplicare il numero dei ciclisti e per sostenere i progetti di mobilità sostenibile e tutela ambientale, al pari delle piste ciclabili è indispensabile occuparsi seriamente anche dei ladri di biciclette.

Secondo i dati di FIAB, non funziona pensare “se rubano più bici aumenta l’indotto di settore” perché chi ha subìto un furto è più incline ad acquistare una bici a basso costo e di inferiori standard di sicurezza, spesso proveniente da mercati extraeuropei. In alternativa, si tende a rivolgersi al mercato dell’usato, talvolta di dubbia provenienza, concorrendo così al reato di ricettazione.

Il problema della non-denuncia rallenta i provvedimenti del legislatore. Il caso di Bologna è emblematico: su 240 questionari compilati, i furti subiti sono stati 275, più di una bici a testa, ma le denunce solo state solo il 27%. Nei capoluoghi dove muoversi su due ruote è un’abitudine diffusa e dove è presente un sistema di identificazione delle bici, l’indagine mostra un atteggiamento più responsabile dei cittadini: a Padova, ad esempio, il 68% ha esposto denuncia, mentre a Reggio Emilia si arriva addirittura a un 89% di furti denunciati.

Per contrastare il fenomeno della delinquenza a due ruote, FIAB propone un sistema di punzonatura pubblico e univoco del parco bici circolante, come per altro avviene in molti altri paesi europei. La via ipotizzata è la marchiatura indelebile del codice fiscale del proprietario sulla bicicletta, perché offre una serie di vantaggi facili da ottenere. Si tratta di un database già esistente nel nostro Paese e che offre l’identificazione immediata del proprietario e la possibilità di restituire il bene mobile, facilita la gestione intelligente delle bici sequestrate, ora inevitabilmente ammassate dei magazzini comunali, disincentiva il furto e il riciclaggio, incentiva la denuncia del furto della bicicletta, facilita l’abbinamento della bici al suo proprietario in qualunque luogo del nostro Paese.

Pare insomma, secondo la FIAB e la logica, che la punzonatura possa aiutare. Nel mentre, esistono le solite buone vecchie precauzioni del lucchetto robusto e del buon senso.
Scarica qui il pieghevole FIAB gratuito “Come rendere la vita difficile ai ladri di bici”.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

Per il turismo, meglio la Nigeria dell’Italia

Provo a descrivere lo scintillio della più prestigiosa fiera del turismo sul pianeta, il WTM (World Travel Market) appena concluso a Londra. Due giganteschi padiglioni che nel grigiore novembrino sul Tamigi sfavillano in una fantasmagoria di colori con gli stand degli espositori che gareggiano al design più accattivante. Tutti gli espositori? No, purtroppo.

Siamo la nazione del buon gusto, ma quando arrivi nello spazio del Bel Paese trovi un brutto, bruttissimo stand. Vorrei davvero conoscere chi è il genio che ha progettato l’allestimento (uguale da almeno sei anni, posso dimostrarlo) perché se anche lui arriva dal paese di Michelangelo, Raffaello e Caravaggio, del nostro paese deve avere preso la parte peggiore. Signori organizzatori: il turismo è il nostro petrolio, perché lo diamo via in barattoli arrugginiti?

La pessima presentazione in contraltare agli arrivi pur sempre lusinghieri, conferma però che siamo un paese ambito e meraviglioso. Non oso immaginare come lieviterebbero gli arrivi se solo imparassimo anche a presentarlo. Lo dimostrano i riconoscimenti.

Nonostante tutto, infatti, il popolo dei viaggiatori continua a venire e a premiarci. A fine manifestazione c’è stata l’assegnazione degli awards, dove la Liguria l’ha fatta da padrona con la vittoria di Genova come miglior destinazione di tappa crocieristica e le nomination del capoluogo per la categoria “City break” e di Sestri Levante per la categoria “Room with a view”.
Nessun cenno all’Etna neo componente nella lista del Patrimonio Unesco delle natura, nessun cenno al tour delle Ville Medicee, ancora riconosciute dall’Unesco, questa volta nel world heritage per la cultura. Povera Italia.

Sarà contento Andersen che proprio a Sestri trascorse una parte della sua vita. Un po’ meno io che, pur gioendo per la Liguria, mi rammarico perché vivo nel paese più bello del mondo ma quando si tratta di presentarsi alla fiera più importante del mondo siamo sotto i livelli della Nigeria (anche qui, posso dimostrarlo).

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

Allenarsi e stare in forma senza noia è un gioco

L’uovo di Colombo a favore di chi detesta fare sport da solo è un’app che ti trova i compagni di allenamento.

Un amico con cui prepararsi alla maratona, la squadra per il volley nella spiaggia dove hai prenotato per la prossima estate, una comitiva con cui pianificare un trekking, uno sfidante di tennis nella città in cui ti sei appena trasferito? Il social network degli sportivi esiste, e magari diventa l’occasione per conoscere gente nuova e infiammare nuove passioni.