“Per favore, non preoccupatevi tanto. Perché alla fine, a nessuno di noi è dato soggiornare a lungo su questa Terra. La vita è fugace e se per caso sarete in difficoltà, alzate lo sguardo al cielo d’estate con le stelle sparpagliate nella notte vellutata. Quando una stella cadente sfreccerà nell’oscurità della notte, trasformando la notte in giorno con il suo bagliore, esprimete un desiderio e pensate a me. Fate che la vostra vita sia spettacolare. Io so di averlo fatto”.
Tratto dal film Jack, starring Robin Williams.
Archivi annuali: 2014
Nessuna didascalia
Castelvolturno, vienici a sopravvivere
C’è la Campania di Spaccanapoli, della Costiera, di Capri e di Ischia, dei Giardini della reggia di Caserta e quella cartolina del Vesuvio col pino e il golfo che fa tanto Italia.
Hiroshima e l’era del cervello in fumo
Hiroshima e Nagasaki, agosto 1945. Ieri, 69 anni fa, entravamo ufficialmente nell’era della minaccia atomica.
Il professor Noam Chosky del Mit sostiene che se un extraterrestre cercasse di datare la nostra esistenza sul pianeta, userebbe il giorno dello sgancio di Little Boy su Hiroshima come l’anno zero della nostra civiltà, quello in cui l’uomo raggiunse capacità tali da autodistruggersi.
Ne furono necessari due di confetti, perché Fat Man, quello sganciato su Nagasaki a distanza di tre giorni, era leggermente diverso da Little boy e gli illuminati strateghi decisero che non c’era miglior test che un teatro di guerra pieno di civili. La decisione conferma il senso dell’anno zero di Chosky: l’uomo abbandonava il ragionamento e il dialogo per affidarsi alla bomba.
Anna Frank, 70 anni fa

“L’Alloggio segreto è un nascondiglio ideale! Anche se è umido e storto non esiste in tutta Amsterdam, né probabilmente in tutta l’Olanda, un nascondiglio più comodo di questo”.

Aids, a Milano non si sta tranquilli
Tra i tanti messaggi di speranza legati alla cura dell’AIDS mi ha colpito la notizia diffusa dal Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità in merito a Milano. Nel territorio della ASL del capoluogo lombardo si rilevano il 56% delle nuove infezioni nazionali, con 10 casi registrati alla settimana. Questo significa che proprio nella grande città, dove il livello di informazione e sensibilizzazione dovrebbe essere più alto, il rischio è sottovalutato. E non è finita qui, purtroppo, come spiega Gianmarino Vidoni, direttore del servizio Malattie a trasmissione sessuale dell’Asl Milano:
I dati che abbiamo sono da considerare sottostimati almeno del 30% perché prendono in considerazione solo chi si è sottoposto a test. Le persone che credono di non correre alcun rischio e non fanno il test, anche se malate, non figurano nelle nostre statistiche.
Provocatorio, ma non troppo, lo spot realizzato proprio dal dipartimento di Prevenzione Medica dell’Asl meneghina e che si spera di diffondere grazie ai social. Dalle Parole di Coco Chanel, il regista Luca Mariani (lavora tra Milano e Barcellona, sua, tra le altre cose, la clip di Mondo di Cesare Cremonini) parte con un messaggio chiaro. Ora più che mail il profilattico è l’unico accessorio non accessorio.
Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.
Parlano gli animali nello spot belga dei mezzi pubblici
Una compagnia di trasporti belga ha trovato un modo spassoso per ricordare che usare i mezzi pubblici ha i suoi vantaggi. La metafora è evidente: in gruppo si è più forti e più si usano i mezzi pubblici e più i benefici aumentano, parola di pinguini, granchi, formiche e lucciole.
Il nostro problema è che in Italia i mezzi zoppicano.
Esempio 1: devo fare una gita in montagna e vorrei concatenare un percorso tra due diversi valli. Vi garantisco che trovare due bus con orari compatibili a una gita giornaliera è davvero impegnativo.
Esempio 2: ci sono meravigliosi paesaggi pronti a essere scoperti grazie alle strade ferrate secondarie e mi piacerebbe visitarli. Spesso, spessissimo, mi è capitato di mancare una coincidenza perché i ritardi mi hanno fatto perdere il treno in partenza e nessun capostazione illuminato ha fermato il traffico fino ad attendere i passeggeri del convoglio in arrivo.
Dunque il caso italiano andrebbe vagliato con la copertura e la puntualità in cui purtroppo il nostro paese zoppica. Intendiamoci, siam messi meglio del terzo mondo, ma non posso accettare le scuse “orografia complessa” perché non mi spiegherei la Svizzera, “siamo in troppi” perché non mi spiegherei la Germania, “troppa burocrazia” perché non mi spiegherei l’Alto Adige. Forse anche quando mancano treni o sono in ritardo inaccettabile potremmo allora davvero unirci come lucciole, granchietti e pinguini e difenderci dal predatore di turno. Si chiama potere di acquisto ed è uno dei messaggi che leggo volentieri nello spot belga.
Superman intervistato, il merito è tutto del figlio
Ho avuto modo di intervistare Nico Valsesia.
Se vi chiedeste chi fosse, è l’atleta che ha portato l’Italia sul podio della Race Across America RAAM 2014. Il 43enne era già diventato famoso nel giro degli atleti outdoor per aver raccontato alle telecamere di Fazio l’impresa della pedalata record tra Genova e il Monte Bianco, ma il ragazzo si era già misurato in corse tra deserti e montagne al limite del possibile.
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| Nico incoraggiato dal figlio Santiago |
La sua ultima impresa è stata appunto la coast to coast USA dal Pacifico all’Atlantico. Se la trasponessimo in misure europee, è come se avesse pedalato da Gibilterra a Mosca con in mezzo un dislivello di quattro volte il Monte Bianco. Il tutto a un ritmo continuato con solo un’ora e mezzo di sonno al giorno durante l’unica sosta lunga (si fa per dire) quotidiana. Anche se me lo avevano anticipato come un personaggio molto alla mano, la sensazione di essere di fronte a superman c’era. E superman questa volta si era portato il figlio ed era intenzionatissimo a non sfigurare. Da qui la tentazione di fargli qualche domanda.
1- Nico, cosa aggiunge questa impresa al tuo già ragguardevole repertorio?
Innanzitutto gioia immensa per essere stato seguito e supportato dal mio primo figlio Santiago: il motivo principale che mi ha dato la forza di tornare alla Race Across America e soprattutto la sicurezza mentale di non ritirarmi per nessun motivo al mondo, poiché sarebbe stato un pessimo esempio per lui. Vederlo gioire lungo la strada facendomi il tifo era uno spettacolo!
E poi anche i rapporti umani con i componenti del mio team, che hanno confermato ancora una volta grandi amicizie e consolidato altre.
Comunque posso dire serenamente che questa quinta edizione sarà anche l’ultima. Se la RAAM fosse un essere umano a questo punto potrei abbracciarla: io e lei abbiamo fatto pace… ma non so ancora se un giorno mi mancherà oppure no!
2- Nico Valsesia se non fosse Nico Valsesia chi sarebbe?
Vorrei essere un sacco di altre cose: se non lo sono comunque è solo colpa mia… ma per questa vita mi accontento di essere me stesso
3- La celebrità è indispensabile per gli sponsor o ne faresti volentieri a meno?
Per mia fortuna non sono un professionista ma un semplice amatore: chi mi supporta mi ha sempre fatto capire che lo fa per passione più che per promuovere il proprio brand: questo fa sì che su di me non ci sia nessuna pressione, ed è bellissimo poter fare ciò che ti piace… nel modo in cui ti piace!
4- Nico Valsesia spieghi Nico Valsesia all’uomo della strada…..(fisicamente un po’ sovrappeso e finanziariamente con una certa preoccupazione di arrivare a fine mese senza vendersi un rene)
Non mi permetterei mai di sovrappormi alla parola di chi deve spiegare a me chi è: di chi, non tanto per il sovrappeso, quanto perché ha difficoltà ad arrivare a fine me, ha molte più cose da dire. Starei io ad ascoltare lui, vergognandomi di quanto sono fortunato!
5- Come scegli un’impresa e come ti prepari cerebralmente?
Semplice: mi viene in mente qualcosa che mi piace o che mi diverte e cerco di esaudire i miei sogni. Più che le letture, a stimolarmi può essere un semplice oggetto, tipo una scarpa da running; solo guardandola intensamente mi suscita il pensiero di dove potrebbe portarmi, su quale montagna o in chissà quale deserto…
6- Quando i tuoi figli ti chiederanno “perchè papà?”, cosa gli risponderai?
Non lo hanno ancora fatto e sono sicuro non lo faranno mai: li reputo molto intelligenti!! (probabilmente: contrariamente al giornalista che gli ha appena fatto la domanda, ndr)
7- Agli occhi di qualcuno fai imprese titaniche usando solo il corpo che ti è stato dato o quasi: lo useresti anche per un semplice, anonimo, intimo pellegrinaggio?
Le imprese titaniche sono ben altre! Senza andare lontani, basti pensare all’uomo della strada di cui parlavamo poco fa. Per quanto mi riguarda, ogni giorno è un anonimo pellegrinaggio; anche se, nel mio caso, pellegrinaggio mi sembra un termine improprio: non ho fatto nessun voto e non devo scontare alcuna pena. Lo faccio perché amo farlo, perché mi sento vivo e continuerei a farlo all’infinito. I miei figli lo hanno capito. Per questo, come dicevo, non mi chiederanno mai il perché di ciò che faccio.
8- Una domanda alla tua ufficio stampa: ma lui è sempre così?
Incredibilmente sì: un concentrato assoluto di energia, sincerità, allegria e determinazione, in qualunque situazione e circostanza. All’inizio mi era venuto il dubbio che arrivasse da un altro pianeta. Invece – mi garantiscono – è un “normale” terrestre. Sarà…
I NUMERI DELLA RAAM (così non potevate dire che non eravate stati avvisati se vi doveste iscrivere)
– Distanza totale: oltre 3.000 miglia (4.800 chilometri)
– Partenza: Oceanside (CA); 10 giugno 2014
– Percorso: da Oceanside (California) ad Annapolis (Maryland), per un totale di 12 stati attraversati
– Altitudine minima raggiunta: 52 metri sotto il livello del mare
– Altitudine massima raggiunta: 3.050 metri slm
– Il totale del dislivello positivo del percorso è di oltre 35.600 metri ( tre volte l’altitudine di volo degli aerei di linea e a oltre quattro volte l’altezza del Monte Everest)
– Sono circa 350 in tutto il mondo i Solo Racer che hanno ufficialmente portato a termine la RAAM guadagnandosi il titolo di “RAAM Finisher”
– la prima RAAM si è corsa nel 1984, dal Santa Monica Pier di Los Angeles all’Empire State Building a New York City
– quella del 2014 è stata la 33a edizione, e la 10a con partenza da Oceanside
Questo articolo è pubblicato anche dall’Huffington Post con la photogallery ufficiale.
I fantastici 5 della musica
Sono impressionanti i 5 elementi dei Pentatonix. I ragazzi compongono un gruppo vocale a cappella, cioè non usano strumenti se non quelli che la natura ha dato loro col corpo. Il risultato è notevole, da godersi fino all’ultima nota perfino nell’excursus Evolution of music con cui percorrono 900 anni di musica e totalizzano oltre 43 milioni di visualizzazioni sul loro canale YouTube. Se pensate che sia roba vecchia e già vista, è probabile che dovrete ricredervi.
Ti spaccherò le ali, ti brucerò gli occhi
Una petizione sta cercando di eliminare la peggiore pratica che l’attività venatoria italiana conosca, quella delle esche vive per richiamare gli uccelli.
La ricetta dei cacciatori è semplice: catturano uccelli vivi, li mutilano e li rinchiudono in gabbie. Qui lo scenario è da prigione medievale. Non bastano buio e prigionia, vivranno legati e a volte accecati per non distinguere il giorno dalla notte. Lo scopo? Portarli poi sulle rotte dei migratori quando apre la caccia e usarli come richiami vivi. Ne rende bene l’idea Pecoraro Scanio.
Il Mediterraneo è un luogo di transito fondamentale per i migratori e, per la sua orografia, il nostro paese è un ponte naturale tra i continenti. Usare questi espedienti è come sparare sulla croce rossa. Si è impegnato anche lo scrittore Jonathan Franzen, appassionato birdwatcher e noto per il suo netto schieramento contro l’attività venatoria.
Ora la petizione approderà ai nostri legislatori. La lobby degli appassionati dei fucili verso il cielo è molto forte e molto trasversale. Non condivido l’idea della caccia ad armi impari, ma conosco alcuni cacciatori che stanno attentissimi a preservare ambiente e fauna per continuare ad esercitare la loro passione. Ce la faremo a far passare il messaggio che c’è un limite? La sofferenza gratuita, no, per favore, quella mai.
Puoi fermarli, ora, se vuoi.
Questo articolo è pubblicato anche sull’HuffingtonPost.





