La carica dei canguri

I fuochi che stanno arrostendo l’Australia, ma prima quelli in Sud America, Siberia… possiamo correre lontano, ma prima o poi sbattiamo nella foto del cangurino impigliato nella rete che ha bloccato la sua fuga.

Non è quella o questa zona a doverci preoccupare, è che il mondo sta diventando sempre più bollente. Impressiona (me per primo) quella statua di carne bruciata. Stava scappando da un luogo all’altro per la sua sicurezza. Come un bimbo nel carrello di un aereo. Come la gente nei barconi. Come noi italiani all’inizio del ‘900. E’ il mondo, è la natura. Possiamo solo accettarla. E fare del nostro meglio per rendere migliore la nostra esistenza comune su questa bolla azzurra che ci sposta nell’universo a una velocità che non riusciamo neanche a immaginare perché siamo davvero troppo piccoli.

C’è spazio per tutti? Una volta pensavo di sì. Oggi non ne sono più convinto. Quando su una nave qualcuno inizia a dare di matto e non c’è modo di portarlo a ragionare, forse è meglio arginarlo. Mettiamolo in quarantena, perché il pericolo non sono gli altri che lui indica. Ma è lui stesso. Stiamo attenti a questi individui. Snidiamoli. Potrebbero essere gli stessi che poi si sdegnano di fronte ai cangurini bruciati. Ti vedo mentre appicchi un fuoco? Ti denuncio. Rovesci merda ovunque a gesti o a parole? Te la ribalto addosso. E’ la legge della sopravvivenza. La stessa che ci obbliga a spostarci. Solo un pazzo certificabile riuscirebbe a credere di poter fermare la carica dei canguri.