Superman intervistato, il merito è tutto del figlio

Ho avuto modo di intervistare Nico Valsesia. 
Se vi chiedeste chi fosse, è l’atleta che ha portato l’Italia sul podio della Race Across America RAAM 2014. Il 43enne era già diventato famoso nel giro degli atleti outdoor per aver raccontato alle telecamere di Fazio l’impresa della pedalata record tra Genova e il Monte Bianco, ma il ragazzo si era già misurato in corse tra deserti e montagne al limite del possibile.

Nico incoraggiato dal figlio Santiago

La sua ultima impresa è stata appunto la coast to coast USA dal Pacifico all’Atlantico. Se la trasponessimo in misure europee, è come se avesse pedalato da Gibilterra a Mosca con in mezzo un dislivello di quattro volte il Monte Bianco. Il tutto a un ritmo continuato con solo un’ora e mezzo di sonno al giorno durante l’unica sosta lunga (si fa per dire) quotidiana. Anche se me lo avevano anticipato come un personaggio molto alla mano, la sensazione di essere di fronte a superman c’era. E superman questa volta si era portato il figlio ed era intenzionatissimo a non sfigurare. Da qui la tentazione di fargli qualche domanda.

1- Nico, cosa aggiunge questa impresa al tuo già ragguardevole repertorio?

Innanzitutto gioia immensa per essere stato seguito e supportato dal mio primo figlio Santiago: il motivo principale che mi ha dato la forza di tornare alla Race Across America e soprattutto la sicurezza mentale di non ritirarmi per nessun motivo al mondo, poiché sarebbe stato un pessimo esempio per lui. Vederlo gioire lungo la strada facendomi il tifo era uno spettacolo!
E poi anche i rapporti umani con i componenti del mio team, che hanno confermato ancora una volta grandi amicizie e consolidato altre.
Comunque posso dire serenamente che questa quinta edizione sarà anche l’ultima. Se la RAAM fosse un essere umano a questo punto potrei abbracciarla: io e lei abbiamo fatto pace… ma non so ancora se un giorno mi mancherà oppure no!

2- Nico Valsesia se non fosse Nico Valsesia chi sarebbe?

Vorrei essere un sacco di altre cose: se non lo sono comunque è solo colpa mia… ma per questa vita mi accontento di essere me stesso 

3- La celebrità è indispensabile per gli sponsor o ne faresti volentieri a meno?

Per mia fortuna non sono un professionista ma un semplice amatore: chi mi supporta mi ha sempre fatto capire che lo fa per passione più che per promuovere il proprio brand: questo fa sì che su di me non ci sia nessuna pressione, ed è bellissimo poter fare ciò che ti piace… nel modo in cui ti piace!


4- Nico Valsesia spieghi Nico Valsesia all’uomo della strada…..(fisicamente un po’ sovrappeso e finanziariamente con una certa preoccupazione di arrivare a fine mese senza vendersi un rene)

Non mi permetterei mai di sovrappormi alla parola di chi deve spiegare a me chi è: di chi, non tanto per il sovrappeso, quanto perché ha difficoltà ad arrivare a fine me, ha molte più cose da dire. Starei io ad ascoltare lui, vergognandomi di quanto sono fortunato!


5- Come scegli un’impresa e come ti prepari cerebralmente? 

Semplice: mi viene in mente qualcosa che mi piace o che mi diverte e cerco di esaudire i miei sogni. Più che le letture, a stimolarmi può essere un semplice oggetto, tipo una scarpa da running; solo guardandola intensamente mi suscita il pensiero di dove potrebbe portarmi, su quale montagna o in chissà quale deserto…

6- Quando i tuoi figli ti chiederanno “perchè papà?”, cosa gli risponderai?

Non lo hanno ancora fatto e sono sicuro non lo faranno mai: li reputo molto intelligenti!! (probabilmente: contrariamente al giornalista che gli ha appena fatto la domanda, ndr)

7- Agli occhi di qualcuno fai imprese titaniche usando solo il corpo che ti è stato dato o quasi: lo useresti anche per un semplice, anonimo, intimo pellegrinaggio?

Le imprese titaniche sono ben altre! Senza andare lontani, basti pensare all’uomo della strada di cui parlavamo poco fa. Per quanto mi riguarda, ogni giorno è un anonimo pellegrinaggio; anche se, nel mio caso, pellegrinaggio mi sembra un termine improprio: non ho fatto nessun voto e non devo scontare alcuna pena. Lo faccio perché amo farlo, perché mi sento vivo e continuerei a farlo all’infinito. I miei figli lo hanno capito. Per questo, come dicevo, non mi chiederanno mai il perché di ciò che faccio.

8- Una domanda alla tua ufficio stampa: ma lui è sempre così?

Incredibilmente sì: un concentrato assoluto di energia, sincerità, allegria e determinazione, in qualunque situazione e circostanza. All’inizio mi era venuto il dubbio che arrivasse da un altro pianeta. Invece – mi garantiscono – è un “normale” terrestre. Sarà…


I NUMERI DELLA RAAM (così non potevate dire che non eravate stati avvisati se vi doveste iscrivere)

– Distanza totale: oltre 3.000 miglia (4.800 chilometri)
– Partenza: Oceanside (CA); 10 giugno 2014
– Percorso: da Oceanside (California) ad Annapolis (Maryland), per un totale di 12 stati attraversati
– Altitudine minima raggiunta: 52 metri sotto il livello del mare
– Altitudine massima raggiunta: 3.050 metri slm
– Il totale del dislivello positivo del percorso è di oltre 35.600 metri ( tre volte l’altitudine di volo degli aerei di linea e a oltre quattro volte l’altezza del Monte Everest)
– Sono circa 350 in tutto il mondo i Solo Racer che hanno ufficialmente portato a termine la RAAM guadagnandosi il titolo di “RAAM Finisher”
– la prima RAAM si è corsa nel 1984, dal Santa Monica Pier di Los Angeles all’Empire State Building a New York City
– quella del 2014 è stata la 33a edizione, e la 10a con partenza da Oceanside

Questo articolo è pubblicato anche dall’Huffington Post con la photogallery ufficiale.

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