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Non tutti i giochi (russi) vengono per nuocere

Alla vigilia dei giochi di Sochi circolavano notizie pesanti sui cani. Raccolti, concentrati e uccisi senza scrupoli per liberare le strade. Evidentemente non tutti, perché si è mosso qualcosa su almeno tre fronti.

La snowboarder Lindsey Jacobellis tornerà senza medaglie ma con un grazioso cucciolone. Le farà degna compagnia lo freestyler Gus Kenworthy che non ne adotterà uno ma cinque, una mamma coi suoi cuccioli.

Le due notizie seguono il gesto del miliardario russo Oleg Deripaska, magnate dell’alluminio che ha destinato un congruo gruzzoletto per costruire un canile rifugio.

Ci hanno detto “O ci sbarazzate i cani da tutto il villaggio olimpico o li ammazziamo tutti”, ha dichiarato al New York Times una delle attiviste incaricate da Deripaska. 

Siccome non è giusto fare di ogni erba un fascio, è giusto chiarire che non tutti i russi sono cinofobi.

Diverse fonti riportano che a parecchi non era andata giù l’idea che le autorità potessero sterminare tutti cani adducendo “motivi di sicurezza” per il pubblico delle olimpiadi. Una lettera ufficiale era stata anche mandata a Putin, che non esita a farsi fotografare in compagnia del suo Koni, oggi molto anziano e diventato perfino un caso nazionale per i problemi di salute. L’appello era completamente caduto nel vuoto, perfettamente in linea con la freddezza dell’ex capo del KGB.

Ucraini e gay sono avvisati, al Cremlino non ci si impietosisce.
Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

Per protesta inchioda i genitali sulla Piazza Rossa

Per protestare contro lo stato di polizia, il russo Pyotr Pavlensky ha scelto un gesto eclattante con lo strumento più naturale di cui disponesse, il suo corpo.

Spero di cuore che si parli di lui e che non finisca ingoiato dalla macchina repressiva di Putin. Il video non ha bisogno di commenti. Qualcuno può aiutarmi con il capire le parole del poliziotto?
Per la cronaca: Pyotr non è nuovo a denunce di questo tipo. Non conosco esattamente il confine tra la protesta e l’esibizionismo, ma sicuramente a questo ventinovenne va riconosciuto un notevole coraggio.

Shell, Gazprom e la combricola dell’Artico

La Shell si è vista chiudere gli spiragli dello sfruttamento petrolifero dell’Artico occidentale, controllato da USA e Canada, e ora cerca nuove prospettive in Russia con Gazprom.

La preoccupazione è più che motivata per la fama di Shell che si propone la massimizzazione dei profitti ma ancora di più per il coinvolgimento della compagnia russa gestita con criteri non sempre cristallini.

La domanda lecita potrebbe essere: meglio far fare l’accordo a Shell chiedendo un controllo delle attività con ispettori neutrali affidabili o lasciare che Gazprom si abbandoni a qualche partner ancora più filibustiere del suo stesso management? GreenPeace, intanto, ha lanciato una campagna. Sarà un po’ più dura delle altre volte, perché la compagnia russa ha un esercito privato che detta legge in luoghi dove nessuno sente urlare e, nel caso, si tappa le orecchie.