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Quitaly: Quit the Doner racconta l’Italia come non l’avete mai vista

Non so voi, ma le vacanze di Natale sono quelle che più mi ispirano le letture che pennellano visioni dell’Italia. Saranno i video appelli di fine anno o le domande tipo “chissà se l’anno prossimo xyz?” (sostituire xyz con la variabile che preferite), ma la voglia di fermarsi a riflettere non mi è mai mancata nelle serate davanti al camino con le luci dell’albero accese.

Ho incontrato due quadretti che potrebbe valer la pena di condividere per come è presentato il Bel Paese. In una scala di colori i due autori sono il bianco e il nero. Uno, recentemente scomparso, che è stato un grande storico e un riconosciutissimo traduttore dei classici. L’altro mai apparso pubblicamente – pochissimi addirittura conoscono il suo vero nome – che ammette di essersi spacciato agente della questura per scoparsi ragazze extracomunitarie in cerca del visto. Eppure i due rivelano un paio di denominatori comuni potenti: entrambi i loro lavori sono esilaranti e scrivono sapendo il fatto loro, dando una lettura lucidissima del sistema Italia con angolazioni alternative.

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Ezio Savino ci racconta di un programma politico attualissimo e twittato, ma non cercate il nome di Renzi tra le righe. Lo storico ci fornisce un quadro di come già Augusto si facesse promotore di temi come spending review, riorganizzazione delle provincie, lavoro, riforme costituzionali. Il tutto comunicato al Senato con metodi particolarmente efficaci. A chi ritiene la storia una materia inutile, Savino lascia un testamento spirituale che andrebbe quantomeno letto a scuola, tanto per capire che gli eventi si ripetono e qualche avvenimento futuro potremmo predirlo perfino senza essere il mago Otelma.

Quit the Doner raccoglie in 200 agilissime pagine dal titolo Quitaly una serie di gag sull’Italia che purtroppo non sono gag, ma la realtà. Nessuno sa che faccia abbia, ma il blogger, reporter, conoscitore delle italiche sfaccettature come pochi altri riesce a fornire una serie di quadretti che possono farvi sciogliere dalle risate o farvi piangere mentre fate le valigie per lasciare la penisola, a vostra scelta.

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Quitaly è ben spiegato sul sito di Vice, di cui Quit the Doner è una delle firme, e in pochi mesi ha meritato due edizioni. Dai raduni degli alpini che inneggiano a “Papa Francesco, uno di noi” tra i fumi dell’alcol e le palpate alle ragazze, ai beach party salentini dove si spiega che i social sono una religione, solo predicata per altri mezzi. Dai complottisti delle scie chimiche che hanno capito chi è il responsabile occulto dietro tutto (tutto!) al declino del botox e della sua miglior macchina promozionale, con sede in decadenza ad Arcore. Ci troverete le manie dei selfiesti che postano autoritratti come chicchi in una grandinata d’estate, gli incatenati della Herbalife, la presa di coscienza che da noi si vendono più tatuaggi che libri. Si trova perfino una citazione del nostro Huffington Post e un consiglio per una mangiata memorabile sull’Appenino emilano. Se vi servissero due referenze in più sull’autore: è tra gli scomunicati ufficiali di Grillo e il disegnatore Gipi gli ha disegnato apposta una splendida copertina. Non perdetevi questo libro, è pieno di chicche memorabili che tra venti anni potrebbero essere storia.

RIcapitolando, cercate risposte sul futuro dell’Italia, dal paesaggio a qualche consiglio di ordinaria sopravvivenza? Queste letture vi aspettano.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

Un uccello che mette paura in città

La colomba di Papa Francesco attaccata prima da un corvo e poi da un gabbiano. E’ normale? Quasi! Domenica mattina registravo un’intervista a Roma. Complice il silenzio surreale della giornata festiva e le grida dei gabbiani, se avessi chiuso gli occhi avrei potuto immaginarmi al Circeo o alle Cinque Terre. Eppure ero nella capitale. Poi i gabbiani si sono fatti più insistenti. Al ricordo che uno di loro ha perfino attaccato la colomba di Papa Francesco, ho riflettuto come un po’ di tempo fa non fosse così. Perfino a Milano questi pennuti sono sempre più frequenti.


Poi la riflessione, stimolata dall’articolo di Repubblica. Se in città, tra rifiuti e discariche urbane, il cibo abbonda e gli edifici offrono un discreto riparo 12 mesi l’anno, chi lo fa fare ai gabbiani di svolazzare sopra le onde in attesa dei pesci? Nella sola capitale, si stimano attualmente 40.000 gabbiani, praticamente una città nella città. Visualizziamoli in una gigantesca voliera e proviamo a immaginare quanto guano e schiamazzi sono in grado di produrre. Passino le grida, perfino piacevoli a volte, ma il guano è portatore di elementi patogeni. Ma il rischio è anche un altro: stanno diventando più temerari e aggressivi nei confronti dell’uomo.

Nel periodo della riproduzione, tra aprile e luglio, diventano violenti e attaccano le persone che si avvicinano per difendere le uova. Gli uccelli più piccoli, come i passeri, i pettirossi, gli scriccioli, stanno sparendo dalla città, predati dai gabbiani – dichiara Bruno Cignini, zoologo e direttore del dipartimento Ambiente del Comune di Roma – Quale habitat migliore della nostra città, che per decenni ha assicurato succulenti pasti al “ristorante Malagrotta” (una delle discariche cittadine, ndr) e continua ad offrire cibo a volontà dai cassonetti ridondanti di rifiuti? I gabbiani si riproducono a ritmi esponenziali: da ogni coppia nascono almeno due piccoli, e ormai siamo a 40mila esemplari.

Che fare? La leggenda racconta che tutto partì dall’incontro tra una gabbianella ferita portata in città da Folco Pratesi per essere curata e un gabbiano di passaggio. Fu subito amore, e colonia per nidificare. Chi avrebbe mai pensato che una storia così finisse poi col minacciare l’uomo? Che sia una lezione della natura?
Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.