Archivi tag: facebook

Animali: la pet therapy televisiva non funziona

Gli animali in televisione portano sfortuna a chi li ostenta. La Littizzetto indagata per aver portato un maialino da Fazio, Insinna denunciato per un gufo reale ad Affari Tuoi, prima ancora ci fu la Bignardi con il cucciolo donato a Monti. Sono sicuro che riusciamo senza fatica ad allungare la lista di animali ostentati tra spettacolo, politica e social. Alzi la mano chi non ha visto in Facebook amici e amiche ‘selfial killer’ ritratti con l’animale di turno. A me certi animali saltano addosso e lo scatto con loro lo faccio volentieri, ma non è violenza. Forse sono loro che riconoscono la bestia e si fanno avanti.

Semmai andrebbe messo qualche paletto, anche tra gli animalisti. Non sono certo dalla parte di chi sfrutta pelosi, piumati e squamati, ma da molto tempo certi animali sono di compagnia all’uomo. Ci sono mascotte un po’ ovunque, dalle squadre sportive ai battaglioni militari. Un caprone ha perfino i gradi di maggiore nel prestigiosissimo Royal Regiment of Wales e la marina Usa ha una pagina dedicata ai gatti di bordo. Dov’è il problema? Che, forse, non deve tanto infastidire la presenza dell’animale, quanto l’assenza di un controllo (severo) che questo non sia maltrattato o sottoposto a stress fisico e/o psichico.

Animali da spettacolo ne esistono parecchi, la tv e la politica italiana ci hanno abituati a fior di esemplari, non sempre appartenenti al regno animale. In una trasmissione non fanno quasi più notizia. Perché non attiviamo un organismo di controllo serio o, piuttosto che sbattere l’animale sotto i riflettori, non proviamo invece ad attingere alla forza di un disegno o di una caricatura? Ne esistono di eccellenti che hanno anche fatto la fortuna dei marchi che le hanno sposate. Se hanno funzionato con le pubblicità che ci rifilano di tutto, tranquilli che ci sono ottime speranze anche per lo spettacolo.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

Stephen, 19 anni e la battaglia contro il tumore

Stephen Sutton ha 19 anni, è malato di cancro e sta lottando con tutte le sue forze per contrastare il male. Ma non si lascia commiserare. Ha trasformato il suo problema in una raccolta fondi che ha raggiunto il milione di sterline. 


Questa è una storia di quelle che non si dimenticano. Grazie per l’esempio!


Cosa mi estinguo oggi?

In testa alla classifica delle specie che la gente gente ha più voglia di proteggere dall’estinzione ci sono i cicciottelli e pelosi. Rassicurato a titolo personale rientrando in entrambe le categorie, sono più preoccupato per il mantenimento delle catene alimentari. Se ne è occupata un’inchiesta di National Geographic dimostrando che l’emotività ha il suo perché. Sì a condor e a panda, no a serpenti e lucertole. Fino a dove è giusto?

Perchè l’Italia non funziona

Pierpaolo è un giovane che se leggi ti entusiasma.
Aiuta i genitori al bar, ma cura anche un proprio orto, accarezza passioni e scrive. Sì, ha un libro pubblicato, uno nuovo in uscita ed è un piacere seguirlo anche sui social. Mi ha colpito un pezzo pubblicato di recente sul suo FaceBook, per il suo tono di appello combattivo e senza mezzi termini. Soprattutto mi hanno colpito le reazioni dei suoi concittadini quando il nostro Pierpaolo si è offerto si curare (aggratis!) l’aiuola di fronte al bar. Nota di precisazione: Paolo è di Capaccio ma temo che possiamo sostituire tranquillamente il nome del paesino in provincia di Salerno con Agrate Brianza o Bastia Umbra, tanto per stare un po’ in par condicio, perché purtroppo, quando si tratta di senso civico, l’Italia è, ahimè, quasi tutta uguale. Un disastro.

L’altro giorno ho capito com’è che il meridione, e probabilmente l’italia tutta, non funziona. Nel sistemare un vaso e zappare l’aiuola vecchia, che penso siano entrambi comunali, mi sono passati davanti tipo venti persone con le mani aggrovigliate sul culo, piegate un po’ in avanti, e tutte mi hanno detto “ma ti pagano?” e/o “ma chi te lo fa fare?”. Io, semplicemente, mi ero rotto il cazzo di avere davanti al bar un’aiuola piena di Gratta&Vinci strappati e l’erba gialla.
Nel mio paese di merda, Capaccio, la gente è abituata a pensare che questa “Capaccio” sia una parola che appartiene a terzi, che accolga degli abitanti in semplice villeggiatura. Che sia un fardello che vorrebbe consegnare a uno straniero milionario venuto da molto lontano che, magari, si presenterà un giorno con una borsa piena di assegni e soluzioni magiche che accontentino tutti e rimetterà a posto il paese in 7 giorni come ha fatto Cristo santo.

Capaccesi miei adorati stronzi, avete eletto i vostri cugini piattari e amiconi di scuola che al posto dell’inglese parlano, in casi eccezionali, l’italiano, e adesso riuscite a essere sgomenti se si sono fottuti pure i sassi di Paestum per decorare i giardini delle loro villone pacchiane. Avete costruito le capanne abusive nelle pinete e buttato materassi nel fiume e adesso vi lamentate se abbiamo le comunità rom che ci rubano pure la cassetta della posta, le discariche sotto casa, le trote morte sulle rive. Avete preferito andare al mare ad Acciaroli, perché le spiagge son pulite, lì, eh?, e non avete mai preteso che le nostre, le più lunghe e preziose di qualunque altro paese venissero riqualificate. Avete preso in giro quei due tedeschi che per qualche stoico motivo ancora mettono piede nel centro storico, gli vendete un cono a 10 euro, una cameretta fatiscente a 400 e a nessuno importa se non ci sono neanche i mezzi per raggiungere il paese più vicino, e infatti le visite annuali sono crollate. Avete allevato quei vandali quindicenni dei vostri figli schizzati con le Hogan ai piedi e adesso non potete lasciare un vaso fiorito sotto il portico che il giorno dopo è distrutto. Avete aperto 97 bar in un centro abitato di 100 persone, date 500 euro alle disgraziate che sfruttate 10 ore al giorno, e adesso state chiudendo perché “non ci sono soldi in giro”. E alla fine di tutto questo vi permettete pure di dire che le cose qui non funzionano bene e ce ne dobbiamo andare dall’Italia?

Questo pezzo è in memoria del senso civico. Grazie Paolo.
Testo tratto dalla pagina FaceBook di Pierpaolo Mandetta.

Voi una cosa dovreste fare nella vita: prendervi una cazzo di responsabilità.

Te lo regalo se vieni a prenderlo!

Natale e la montagna di regali che si muove di mano in mano è l’occasione di punta per una presa di coscienza: molte della cose che ci circondano ci sono inutili. 



Regali sbagliati o doppioni aumentano il volume delle cose che da noi richiamano polvere, quando magari a qualcun altro potrebbero fare un gran comodo. Ecco dunque la pagina di facebook Te lo regalo se vieni prenderlo



Credo basti l’incipit per essere evidenziata in questo blog.

 Tutti possiamo essere una risorsa per gli altri»

Parola di Salvatore Benvenuto, fondatore di un’idea (dalla portata del successo la definirei più un’ideona) per rimettere in circolo oggetti per noi ormai inutili ma che a qualcuno potrebbero fare comodo. 
Dal divano al ferro da stiro, lo scopo di questo gruppo é quello di REGALARE oggetti che possono essere riutilizzati.Il fine é quello di diminuire l’inquinamento evitando le discariche; dove spesso si trovano oggetti funzionanti o ancora in ottimo stato. 

«ABBRACCIAMO IL PRINCIPIO DELLA COLLABORAZIONE E DELLA BUONA FEDE, stiamo collaborando per favorire uno sviluppo sostenibile (ambientale, sociale ed economico)»,

sostengono gli amministratori delle pagine, che hanno un frazionamento regionale e comprendono anche il Canton Ticino, da cui è partita l’idea.
L’unica raccomandazione è quella di leggere con attenzione gli accordi del gruppo.