Il caricabatterie veloce

Il caricabatterie che in pochi (30!) secondi riporta l’autonomia del cellulare al 100% esiste e tra un anno sarà in commercio. Lo hanno progettato gli israeliani di una società nata da uno spin off della Tel Aviv University. La notizia è sensazionale sia per essere un rimedio alla normale carenza di autonomia degli smartphone che per il fatto che l’azienda è specializzata in tecnologie a base biologica. Ora, escludendo che nella custodia ci sia un criceto, forse siamo di fronte all’uovo di Colombo. Chissà se, magari, dai telefonini potremo poi estendere alle auto.

Fuorisalone: a Milano c’è anche l’eco

Milano è tirata  lucido per il Salone del Mobile e soprattutto per il Fuorisalone. Fioccano gli appuntamenti e le occasioni per immergersi nel design.  Tra luccichii e ricerca, come dodici mesi fa, propongo la facciata Eco della settimana, per scoprire che la sostenibilità e l’ambiente riescono a non fare a cazzotti con le tendenze contemporanee e l’hi-tech.

Al Super Studio di via Tortona si trova RI_USO. Nato nei laboratori della Alcar Italia secondo un nuovo concetto di industrial design eco-sostenibile, si presenta “RI_USO nomade” per il Temporary Museum for New Design. Un’ installazione contemporanea dalle linee essenziali e dal design morbido e leggero che avvolge ed illumina lo spazio. I tappeti e le tende simbolo del nomadismo, del suo carattere itinerante ed in continuo cambiamento, modificano il senso stesso del luogo in cui operano dando vita ad una trasformazione imperdibile utilizzando un linguaggio visivo in continuo movimento che coinvolge lo spettatore inducendolo alla riflessione. Sempre al SuperStudio non mancate le poltrone fatte in lamiere di automobile e gli oggetti reinventati con i rifiuti in plastica.


Lì vicino c’è il NHow hotel con l’evento di eco design più noto del Fuori Salone: IO RICICLO TU RICICLI. Quest’anno, per la prima volta, l’evento sarà ospitato in contemporanea anche presso Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, in corso Monforte 35. L’evento ha anche una ghiotta pagina facebook.  


Se siete malati di pedale, come chi scrive, andate nel BreraDesignDistrict. Dalle prime draisine ai bicicli dell’800. Dalle bici dei lavori alle biciclette di Coppi, Bartali, Mercx, Binda e Baldini. Dalle scatto fisso alle bici da corsa più belle ed eleganti. È la mostra Biciclette Ritrovate: quasi una storia della bicicletta. Dalle 12 alle 24 negli storici cortili di Rossignoli Milano in c.so Garibaldi. 

Già che siete in zona, vi venisse fame, fate un passaggio all’ex Falegnameria Cavalleroni di via Palermo 11, Brera. Con il riuso della lana che porta al concetto di RESIGN (riciclo + design) minimal, tailored made e originale, si creano tavoli, poltrone, sgabelli, vasi ed altri oggetti. Ogni giorno ci sarà un piatto diverso, frutto di una ricerca culinaria che utilizza materie prime di alta qualità ma anche con un’attenzione particolare all’ambiente, che tutti i visitatori potranno degustare in qualsiasi momento. 

Avete pargoli al seguito o semplicemente vi va di immergervi nelle avventure di cartone? Eco and You racconta arredamento di design in cartone ondulato destinato principalmente all’infanzia. Il bambino diventa protagonista nelle collezioni che reinterpretano, con forme nuove, oggetti e arredi comuni, i modi di vivere. Studiati a misura di bambino, i prodotti lo accompagnano nel suo percorso di crescita e attraverso il gioco contribuiscono a migliorare il suo approccio sensoriale e creativo. 

Sempre rimanendo in tema di infanzia, questa volta primissima, la fotografa Michela Magnani collabora con eco-arredo di Conlegno ed espone i suoi scatti più famosi all’interno dell’esposizione “800×1200 eco-design” al Fuorisalone 2014. La mostra è incentrata sui neonati, foto delicate che profumano di carillon e borotalco, e che ci mostrano i volti dei bambini appena nati, le loro espressioni buffe, i sorrisi, i sospiri e i sonnellini profondi e buffi. Le soluzioni di eco-arredo di Conlegno sono molto interessanti e offrono prospettive diverse dei materiali di recupero come i pallet. La zona è quella di via Tortona. 

Se avete il pollice verde il vostro posto è in “Verde libera tutti”, l’iniziativa organizzata per il secondo anno dall’associazione Promogiardinaggio, che punta a sensibilizzare le persone di tutta Italia alla scoperta delle tante aree urbane non curate e addirittura spesso lasciate nel degrado, e ancor più a passare all’azione, cioè a compiere ognuno un gesto, dal più piccolo e simbolico al più significativo, volto a favorire la natura.  

Re-Week è tra gli appuntamenti più originali. Si terrà in un centro sociale autogestito che si trova in zona centro. Un luogo che una volta ospitava una grande scuola. Il nome Re-Week è stato pensato per sottolineare l’aspetto rivoluzionario dell’evento, ma anche perché il tema principale dell’evento è il riciclo, il riuso, ma anche l’handmade, l’artigianato. Non cercate qui le grandi firme, perché sono perlopiù ragazzi e genialoidi con la passione dell’invenzione. Un’occasione per tutti i giovani designer che non hanno le possibilità di mettersi in mostra al Fuori Salone 2014 di poter proporre i loro prodotti, in maniera gratuita e con una visibilità davvero molto importante.

Alimentazione e sostenibilità non potevano sposarsi sotto l’insegna di EuroCucina.  Grohe e LifeGate invitano allo showcooking “eco-rivoluzione in cucina” della food blogger Lisa Casali, in cui si impara a cucinare, ma anche assaggiare, piatti gustosi e sostenibili.  

Un consiglio, anzi una preghiera. in  questi giorni, dimenticate auto e moto. Piuttosto pensate alla bici. Sapete che il noleggio comunale di BikeMi offre formule “assaggio” giornaliere e settimanali? Con appena 2,5 euro o 6 euro  ti divori la città in lungo e in largo. Con un certo senso pratico, potete anche vederla in questo modo: fatevi la mappa del vostro Fuorisalone e lanciatevi a collegare i puntino coi pedali. Potreste scoprire che l’unico propulsore per non perdervi davvero nulla e intensificare le visite sono le vostre gambe. Sarà come vedere due o tre Fuorisaloni. 

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huff Post.

Dopo la Terra dei Fuochi, muore la terra dell’acqua

Per la serie “a volte ritornano”, si parla di nuovo della TamOil di Cremona. Breve riassunto delle puntate precedenti: su un’area di quasi 90 campi di calcio si lavora l’oro nero in impianti collegati tra loro da una rete colabrodo dove i tubi sono fatti anche in vecchio klinker. 



Nell’85, il comune approvò alla leggera il rinnovo delle concessioni con la sola opposizione del consigliere radicale. Con le indagini, nel tempo si scopre che non c’erano solo tubi fatiscenti. Un ex dipendente interrogato dai giudici ha spiegato che nella fogna non finiva solo il liquido di lavaggio degli impianti, ma anche il drenaggio. Tradotto se, come me, non siete cinture nere di raffinazione carburanti: il primo lavoro che fa la raffineria è di togliere l’acqua dal greggio, che essendo più leggero, sta in alto, così si apriva una valvola e l’acqua pluf! nelle fogne bella sporca di idrocarburi. 

Ora, con del sano realismo: nessuno mette in dubbio l’importanza dei posti di lavoro, o il dato di fatto che il carburante, piaccia o no, da qualche parte bisogna pur produrlo. Ma i controlli? Dove sono le istituzioni a garantire la posizione dei cittadini? Se al sud c’è la terra dei fuochi, al nord c’è evidentemente la terra dell’acqua (inquinata) che avvelena ed è pericolosamente vicina al nostro principale fiume. E temo che nessuno abbia ancora fatto una statistica delle incidenze di patologie collegate a chi abita nella zona. 

Ricordate quando Erin Brokovich metteva sul tavolo degli avvocati l’acqua delle falde avvelenate? Ecco, comincerei a servirla ai responsabili e chiedere se la darebbero ai loro figli.

E se domani diventassi un bosco, Gibran che direbbe?

Vi piacciono le parole di Gibran e per voi un bosco non è un ammasso di alberi? Se pensate di aver già letto qualcosa di simile, non vi sbagliate. L’urna biodegradabile per le ceneri che, contenendo dei semi, può generare un albero ha riscosso un certo interesse. 

Ora, correndo il rischio di passare per necroforo, segnalo un progetto arrivato alla mia pagina facebook dopo la pubblicazione in questione: un lettore, che ringrazio, mi ha segnalato il progetto Capsula Mundi, il primo progetto italiano di sepoltura naturale.


Due designer italiani, Anna Citelli e Raoul Bretzel, qualche anno fa hanno ideato una capsula biodegradabile in plastica di amido che, opportunamente collocata nel terreno con all’interno il corpo del defunto, diventa una fonte di risorse per gli alberi in crescita. Non si sono limitati al contenitore, ma ne hanno anche immaginato la collocazione. Riunirne un po’ e farne delle riserve. Il progetto è chiaro: basta cimiteri in spigoli di marmo e ben vengano boschi della memoria. La filosofia alla base è quella per cui l’uomo non appartiene solamente alla razza umana, ma alla vita del pianeta nella sua complessità e per questo deve rimanere nel ciclo della trasformazione. Cito dal progetto.

Fin da quando l’uomo ha potuto esprimersi con la scrittura, l’albero simboleggia l’unione tra la terra e il cielo, tra il materiale e l’immateriale, tra il corpo e l’anima. Il mondo vegetale è l’elemento di contatto tra noi, organismi complessi e il mondo minerale, dal quale non possiamo trarre direttamente nutrimento. Per produrre una bara oggi si abbatte un albero ad alto fusto, spesso di essenze pregiate, quindi a lento accrescimento. E’ l’oggetto con il più breve ciclo di vita (è il caso di dirlo) prodotto dalla nostra società, ne consegue il più alto impatto ambientale (la crescita di un albero richiede dai 10 ai 40 anni, a fronte di tre giorni di fruibilità del prodotto!). Capsula Mundi è prodotta con materiale biodegradabile al 100% e realizzato da “plastica” di amido (l’amido si ricava da piante con ricrescita stagionale, quali patate e mais). Capsula Mundi risparmia la vita di un albero e anzi, propone di piantarne uno in più. Un albero accanto all’altro, di essenze diverse a creare un bosco, magari lì dove un bosco è scomparso. Un luogo in cui i bambini potranno andare ad imparare a riconoscere i diversi tipi di alberi (educazione ambientale) oppure in cui recarsi per una passeggiata e ricordarsi di persone che non ci sono più. Un bosco che godrà il rispetto della popolazione e sarà anzi protetto da possibili scempi, grazie al coinvolgimento emotivo di tutta la collettività.

Bellissima la parte del sito dedicata alla scelta del tipo di albero. Fateci un giro, scoprirete qualcosa che magari vi manca sugli alberi. Ad esempio, narra la leggenda che sulla tomba di Adamo, sul monte Tabor, nacque la pianta di ulivo il cui seme proveniva dal paradiso terrestre. Il mio fratello d’anima Alessio, racconta ogni tanto del suo bosco d’ulivi nella valle del Tevere. Da lì la vista spazia tra le colline umbre e l’appennino. Non mi dispiacerebbe immaginarmi lì, un giorno.

Citando Gibran e il suo “Gli alberi sono liriche che la terra scrive sul cielo” (da Sabbia e Spuma, 1926) o, se preferite, Diego Cugia con “Non terrorizzate i vostri bambini con la vita eterna. Ditegli che da morti si diventa alberi. I grandi alberghi degli uccelli.” (da Jack Folla. Alcatraz, 2000), questo è davvero un altro modo di vedere oltre la barriera della vita come la intendiamo. E non crediate che sia contro i principi della religione, perché aver dato le proprie ultime risorse corporee per generare una nuova vita non è contro nessuna legge, divina, umana o scientifica.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.

Il rimedio è nel male

In quale direzione sta andando l’ecologismo? Esprimono opinioni gli scienziati, i politici, i militanti, li ascoltano gente come chi scrive, che compie ogni giorno piccoli gesti senza clamore come preferire la bici all’auto e buttare il preziosissimo alluminio solo nei cassonetti dedicati.

Recentemente si è aggiunto in libreria il pensiero del filosofo. Guanda ha appena pubblicatoIl fanatismo dell’apocalisse di Pascal Bruckner. Il pensiero del “polemista” francese (la definizione arriva dal risvolto di copertina) si riassume in una frase dell’epilogo:l’ambientalismo catastrofista è una catastrofe per l’ambiente. La sua posizione sintetizzata in poche righe stralciate dalle pagine:

Se nel prossimo secolo si dovrà sviluppare una generosa tutela dell’ambiente, sarà in funzione dell’uomo e della natura nella loro interazione reciproca, non come avvocato ventriloquo di un’entità chiamata terra. Gli amici della terra sono stati troppo a lungo nemici dell’umanità: è ora che l’ambientalismo dell’ammirazione prenda il posto dell’ambientalismo dell’accusa. Potremmo essere all’alba di un rinnovamento senza precedenti dell’architettura, dell’industria, dell’agricoltura. Ogni nuova invenzione deve fare colpo sul desiderio umano, generare stupore, sorpresa, condurre popoli in un viaggio inedito. È una porta stretta (Luca 13, 24) ma è la porta della salvezza. Se nel prossimo secolo si dovrà sviluppare una generosa tutela dell’ambiente, sarà in funzione dell’uomo, della natura, nella loro interazione reciproca e non come avvocato ventriloquo di un’entità chiamata terra.

La citazione forte che ricorderò è il rimedio è nel male.

Il rimedio è nel male in questa civiltà industriale tanto biasimata, in questa scienza che spaventa, in questa crisi che non finisce mai, in questa globalizzazione. Solo un aumento delle ricerche, un’esplosione di creatività, un salto tecnologico inedito potranno salvarci. Dobbiamo solo sforzarci di allontanare le frontiere dell’impossibile, incoraggiando iniziative più folli, le idee più sorprendente.

Questo ricorda molto il “be foolish” di Steve Jobs. Siate un po’ pazzi e rischiate pure per risolvere i problemi. Non è tanto chiaro dalla lettura se il “think green” debba essere prima o dopo il “be foolish”, né è chiaro se servirà e chi sarà un controllore di questi illuminati, ma il messaggio è evidente oltre che affascinante: secondo Bruckner dovremmo trasformare la scarsità di risorse in abbondanza di invenzioni. Potremmo solo così essere all’alba di un rinnovamento senza precedenti, dove troveranno spazio pionieri e esploratori. L’autore analizza una serie di opinioni che spaziano su tutti i fronti dell’ecologia, ma condanna implacabilmente le posizioni ortodosse di Evo Morales e dell’ultimatum di Al Gore, personaggi che non esita a definire guastafeste travestiti da indovini. Probabilmente, vista la citazione di Luca, accetterebbe più volentieri i principi dell’enciclica sull’ecologia di Giovanni Paolo II, in cui il pontefice che amava la natura avverte l’uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, che consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita. L’attenzione che torna sull’uomo, dunque.
Il presupposto dell’autore è fondamentalmente quello di condanna al catastrofismo generalizzato, un catastrofismo che comunque riconosce insito nella cultura umana, c’era già nel “1000 non più di 1000” di 11 secoli fa e lo abbiamo attualizzato nella quasi-bufala del millennium bug che alla fine del 1999 immaginava in tilt il pianeta.
Ho letto con curiosità e interesse i quadri tra i capitoli. Il primo è dedicato all’auto e si intitola “Fine della libido?”. Pone la questione su come siamo riusciti a togliere importanza ai veicoli, ma non per l’ingombro delle sontuose cabrio e per la sete dei luccicanti suv, ma solo perché nella scala di importanza le quattro ruote sono passate in secondo piano rispetto a telefonini, palmari e tutti quei gioielli della tecnologia di cui ora ci piace dare sfoggio.
Ricapitolando: testo ricco, opinioni forti e abbondanza di citazioni che possono dare comunque al lettore una visione laica sulla scelta della parte su cui schierarsi. Una sola nota: trovo abbastanza difficile da digerire il prezzo, nell’era del libero scambio delle informazioni, 22€ forse sono davvero un po’  troppe per approfondire una pur rispettabile opinione sull’ecologismo.

Questo articolo è pubblicato anche sull’Huffington Post.