Hai già provato la coca verde? E’ legale, tranquillo…

Ho sentito che in Sudamerica è in circolazione la Coca Cola verde dolcificata con la stevia, un pianta edulcorante con meno della metà delle calorie dello zucchero.

Spero presto che arrivi anche in Italia, sono curioso di provarla, anche perché sarebbe un invito a ridurre le bibite a zero calorie dolcificate invece con aspartame, sospettato di avere effetti collaterali non del tutto chiari.

Contro i terremoti e le discariche, pensa al bosco

Il legno è un ottimo materiale da costruzione per le sue caratteristiche strutturali e di rigenerazione.
Ricerche e modelli dimostrano che nessuna altra componente edile riesce ad  essere versatile come la materia prima dei boschi.
Due esempi su tutti. Per quanto riguarda l’altezza, in Carinzia hanno dimostrato che una struttura in legno come la Pyramidenkogel può essere realizzata agilmente elevandosi fino a oltre 70 metri. La foto panoramica non rende giustizia alla struttura che sembra piantata azzerando la superficie boschiva di una collina.

Vedendola in altri termini, però, la costruzione riesce a dimostrare che non solo il legno si può utilizzare su ampie stature, ma perfino in posizioni molto esposte agli agenti atmosferici come appunto la cima di un rilievo. La torre, a picco su uno degli scorci della suggestiva regione austriaca al confine con l’Italia, è aperta al pubblico e propone anche lo scivolo più lungo d’Europa che permette ai più temerari di scendere fino al suolo senza l’ausilio di mezzi meccanici o di scale.

Sulla solidità della struttura, invece, convincono un paio di filmati dell’università di Trento. Le simulazioni riescono a ricreare terremoti non solo su piccole case ma anche su palazzi di sette piani realizzati in legno.

Sul limitato impatto in termini di rifiuti, poi il legno la fa da padrone, riciclabile, rigenerabile e in ultima analisi perfino combustibile.
Che sia la volta buona su qualche riflessione in merito all’uso e all’abuso di cemento?

Le navi mostro e la crociera del futuro

Le navi da crociera del futuro potrebbero essere grandi velieri multiscafo in grado di abbattere sensibilmente le sostanze inquinanti necessarie per muoverle  e climatizzarle.
Un rendering animato ne mette in evidenza le caratteristiche.

Al momento, però, la realtà è ben diversa. Le grandi compagnie, per quanto attente alle tematiche ambientali, sembrano continuare a preferire i disegni tradizionali, molto più simili a condomini galleggianti che spesso mettono in imbarazzo le città d’arte dove ormeggiano.

A Venezia, dove la polemica infuria, il fotografo Gianni Berengo Gardin dedica una collezione di immagini a cui non c’è nessuna parola da aggiungere.

Shell, Gazprom e la combricola dell’Artico

La Shell si è vista chiudere gli spiragli dello sfruttamento petrolifero dell’Artico occidentale, controllato da USA e Canada, e ora cerca nuove prospettive in Russia con Gazprom.

La preoccupazione è più che motivata per la fama di Shell che si propone la massimizzazione dei profitti ma ancora di più per il coinvolgimento della compagnia russa gestita con criteri non sempre cristallini.

La domanda lecita potrebbe essere: meglio far fare l’accordo a Shell chiedendo un controllo delle attività con ispettori neutrali affidabili o lasciare che Gazprom si abbandoni a qualche partner ancora più filibustiere del suo stesso management? GreenPeace, intanto, ha lanciato una campagna. Sarà un po’ più dura delle altre volte, perché la compagnia russa ha un esercito privato che detta legge in luoghi dove nessuno sente urlare e, nel caso, si tappa le orecchie.

Le mummie in paese

La Val Nerina é uno dei luoghi più suggestivi dell’Appennino.
Ferentillo, tra Terni e Cascia, era sede della dogana pontificia e ospita sotto la chiesa di Santo Stefano un cimitero molto particolare. La combinazione unica tra il terreno calcareo e il ricambio d’aria ha innescato un processo di mummificazione naturale dei corpi. Quando i frati cappuccini della vicina abbazia iniziarono a riesumarli per motivi di studio, la popolazione locale cominció ad attribuire ad ogni ospite del cimitero una storia.
La cripta é visitabile tutti i giorni ma, a detta della custode, sono pochissimi gli italiani a conoscere questa storia.

3 minuti in pausa pranzo: appoggiati su una nube

Adrift è un cortometraggio di Simon Christen composto da una successione di time lapse. Ormai la tecnica è quasi abusata, ma quel che mi piace del filmaker californiano è che ha scelto di dare vita e voce alle nubi, rivelando così anche il suo passato di animatore alla Pixar.

Della sua opera precedente, Unseen sea, si era già parlato parecchio e il nuovo lavoro lascia delle sensazioni forti a uno cresciuto, come chi scrive, in Val Padana. Nebbie e nubi sono di casa anche da noi, sognando la California di Simon.

Il più grande museo italiano è invisibile

Il più grande museo italiano è sotto il livello del mare. A dichiararlo è l’archeologo Michele Stefanile.

Il suo invito è di non dimenticare che con maschera, pinne e bombole, senza dimenticare il necessario brevetto e l’assistenza di una guida, si può assistere a uno spettacolo senza precedenti ma soprattutto senza code o allestimenti che sfalsano gli oggetti da ammirare. In Italia è rinomato il Parco Archeologico Sommerso di Baia.

In molte parti del mondo l’archeologia subacquea è anche un business. In Italia sembra che andiamo a rilento. Peccato, perché aiuterebbe a risolvere in un colpo solo il problema della salvaguardia e dell’occupazione, con un indotto che alla lunga potrebbe perfino generare flussi interessanti.

Il record italiano dell’acqua

Un bel filmato di animazione sull’importanza dell’acqua. La notizia collegata e che dovrebbe far riflettere è il rapporto dell’Ispra  che denuncia i rischi seri per gli organismi acquatici e a cui neppure l’uomo è immune. La grande accusata è l’agricoltura, di cui in Italia purtroppo detieniamo il record europeo di impiego di fitosanitari.

Arriva la prova costume, sei pronto?

Tranquillizzati, non parlo del tuo girovita ma della qualità del costume che quest’anno indosserai andando al mare.

Premesso che il costume migliore è la pelle e sarebbe bello poter fare a meno di involucri, ci sono due elementi da tener presente se si parla di costumi da bagno:
>possono essere realizzati con le peggiori sostanze per l’ambiente perché devono resistere alla salsedine, alle sollecitazioni meccaniche e alle temperature,
>per la ragione di cui sopra sarebbe utile non tenerli a stretto contatto col nostro corpo.

Perché il costume è così pericoloso? Ci hanno sempre fatto credere che la dannosità del costume è l’indossarlo bagnato, ma il vero danno è quello che può essere indotto da allergie e intolleranze alle materie prime con cui è confezionato. Secondo l’American Academy of Allergy, almeno il 3% della popolazione sarebbe allergico ai materiali alla base della produzione, che causerebbero irritazioni, pruriti e, nei casi peggiori, lesioni. La maggior parte dei costumi sono composti infatti da sostanze elasticizzate di origine petrolchimica il cui processo prevede l’immissione in atmosfera di ossido di nitrato, gas responsabile dell’effetto serra 310 volte più pericoloso dell’anidride carbonica. Considerate poi che le sostanze elastiche non sono biodegradabili e richiedono enormi quantità d’acqua per essere prodotte. Praticamente, ogni volta che indossiamo un costume da bagno è come se calzassimo una bomba ecologica sulla pelle.

Nota bene: per l’effetto della sudorazione sull’epidermide, le conseguenze diventano ancora più devastanti se il costume lo si indossa in sauna o bagno turco. Eppure faccio notare che, in certi centri benessere italiani, è vietato togliersi il costume e chi scrive è stato addirittura allontanato dalle terme di Pre St. Didier (Ao) perché due bigotte erano disturbate dalla mia salvietta attorno alla vita senza costume.

La soluzione potrebbe essere quella dei costumi realizzati con fibre naturali o quelli che in qualche modo certificano la provenienza controllata delle materie prime.

Una seconda soluzione, sarebbe quella di cominciare a prendere in considerazione l’idea del bagno come-mamma-ci-ha-fatti. Diffusissime all’estero, le spiagge naturiste o nudiste stanno prendendo sempre più piede.
La mia visione è ancora più personale. Alle spiagge preferisco le scogliere o i torrenti di montagna, dove spesso, con la mia compagnia, sono praticamente l’unico ospite di quel pezzo di Terra. Senza bigotte intorno mi tuffo più contento e il pianeta ringrazia.